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Anno
2002
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9 Dic 2002 |
Non muoversi, oggi |
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Il
titolo viene in mente pensando a uno spot che trasmetteva una
nota casa automobilistica alcuni anni fa,
quando si poteva ancora circolare non imbottigliati sulle strade.
Pensiamo alla nostra Legnano, dove in questi giorni scatta la
corsa agli acquisti natalizi. Partiamo dal centro cittadino: la
congestione da traffico regna sovrana, a quasi tutte le ore del
giorno. Ormai, se
si vuole andare in piazza San Magno o in corso Italia, conviene
lasciare l’auto a Legnanello o a San Martino e poi proseguire a
piedi, a meno che non si voglia girare oziosamente per mezz'ora
alla ricerca di un parcheggio. Ci
allontaniamo dal centro e decidiamo di fare acquisti in via
Barbara Melzi, ma anche qui la musica non cambia: code e pochi posti
auto. Intanto i negozi di Legnanello a poco a poco
abbassano le saracinesche. Ci
spingiamo ancor di più in periferia, per trovare entrambe le
uscite autostradali e la via Saronnese bloccate a causa del
forte afflusso di clienti verso i centri commerciali. Muoversi
oggi: ma come? Innanzitutto
bisogna fare in modo che la gente possa muoversi in città senza
dover necessariamente fare ricorso all’auto. Perché a
Legnano, anziché pensare solo ai parcheggi, non si cerca di
riorganizzare il trasporto pubblico e invogliare i cittadini ad
usufruirne? La vicina Varese ha introdotto riduzioni tariffarie
per indurre il pubblico ad utilizzare il bus, da noi invece
continuiamo ad assistere alla farsa di mezzi pubblici lenti,
poco frequenti e cari. A Legnano andare in centro e ritornare
con i mezzi STIE significa perdere tempo e spendere di più:
come pretendere che la gente lasci a casa l’auto? A
parte l’urgenza di regolare la crescita dei moderni templi del
consumismo, che rischiano di far perdere alle città quel
tessuto di negozi che assicura loro vitalità, l’assedio dei
centri commerciali, spesso ubicati in comuni limitrofi a quelli
che ne patiscono le conseguenze da traffico, non può che far
pensare che occorra mettere in atto fino in fondo gli strumenti
di pianificazione a livello sovracomunale. Senza
soffermarci sull’arcaico confine provinciale che divide
Legnano da Castellanza e Busto Arsizio, ormai fra loro
conturbate, pensiamo allo strumento che in questi giorni la
provincia di Milano sta malamente attuando: il Piano
Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) Qualcuno
definisce un po’ riduttivamente il PTCP una sorta di piano
regolatore a livello provinciale, in realtà il PTCP è molto di
più, ma a condizione di saperlo costruire in modo che sia
efficace. Nelle
norme di attuazione il nuovo PTCP effettua continui rimandi agli
strumenti urbanistici comunali relativamente alle regole per
l’insediamento dei centri commerciali. E quando i grandi
magazzini si trovano in prossimità di un confine intercomunale?
Una situazione che Legnano conosce bene, come sulla SS 527 nella zona dello svincolo di Castellanza: a
nord dell’arteria grandi strutture commerciali in territorio
del comune di Legnano, a sud il comune di Cerro Maggiore si
appresta a dare il via a un insediamento di circa 480.000 metri
quadrati. In assenza di regole sovracomunali ogni
Amministrazione non ha vincoli a tutela dei
comuni vicini. Questo discorso si presta bene ad essere
applicato anche al cinema multisala recentemente sorto a Cerro
Maggiore in prossimità del confine con Legnano. Dato
che siamo anche in tema di traffico, cosa prevede il PTCP per la
mobilità di Legnano e zona? Si potrebbe rispondere: nulla, o
quasi! La tavola delle infrastrutture evidenzia la presenza di
un trasporto pubblico in sede protetta che percorra tutto
l’asse del Sempione fino a Legnano, ma nella relazione
illustrativa non se ne precisa la tipologia e la fattibilità
tecnica. Di cosa si tratta? Una tramvia? Una metropolitana? Una
nuova ferrovia? Evidentemente la tanto sbandierata e azzardata
metropolitana Molino Dorino – Legnano sta più nelle fantasie
del centrodestra che nei progetti, altrimenti nel PTCP, redatto
dal centrodestra che governa anche la Provincia di Milano, se ne
parlerebbe esplicitamente. Da
una parte il Sindaco Cozzi, sostenuto dalla Casa delle Libertà, ha per
ora solo
nelle sue linee programmatiche un’interazione fra STIE
(Legnano), AGESP (Busto Arsizio) e AMSC (Gallarate) per una
migliore rete di trasporti pubblici nella zona. Dall’altra, lo stesso
schieramento politico non propone nulla per il medesimo problema
da parte della Provincia di Milano. Nel
PTCP è previsto un polo tecnologico a Cerro Maggiore, in
prossimità dello svincolo autostradale di Castellanza, ma non
si accenna minimamente a come si intenda mitigare
l’inevitabile shock viabilistico che ne deriverà. A
breve i Circoli della Margherita di Legnano, Busto Arsizio e
comuni limitrofi presenteranno alcune proposte in tema di
mobilità, per dare risposte concrete a esigenze che ogni giorno
si fanno più pressanti: ridurre l’inquinamento e muoversi nei
nostri comuni.
Stefano
Quaglia Consigliere comunale della Margherita
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9 Dic 2002 |
In ricordo di Nino Caponnetto |
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All'uscita dalla camera ardente
di Paolo Borsellino aveva esclamato con voce rotta
dall'emozione: "E' finita, è finita...". Ma
subito si pentì di quelle parole di sconforto e
decise di dedicare gli ultimi anni della sua vita a seminare speranza.
"Non dobbiamo mai avere
paura di sognare e di sperare. E' una ricchezza interiore che
dobbiamo coltivare. Dobbiamo affrontare le difficoltà
tenendoci per mano, sperando e sognando. Credo che l'avvenire
stia dalla nostra parte. Quando nelle scuole mi chiedono se in
un mondo così si può avere speranza, rispondo sempre con le
parole di padre Turoldo: "Sperare è da eroi, ma non se
ne può fare a meno". Oggi si deve sperare. Il
dovere di ciascuno di noi è proiettare l'animo verso il
domani, verso la speranza. Solo così potremo fare passi
in avanti. E ci troveremo a uscire dalla notte."
(intervento alla scuola della Rosa Bianca, Brentonico, 24
agosto 1994)
Nino Caponnetto, cuore
tenero e spirito forte, lo ricordo così: mentre
alla fine degli incontri, saluta il pubblico con le dita alzate
in segno di vittoria. Lui, così fragile fisicamente, così
riservato e delicato, così anti-eroe, mostrava una
determinazione fuori dal comune nel combattere la buona
battaglia per una giustizia autentica.
Per tre volte abbiamo raccolto
le firme per la sua nomina a senatore a vita. Non ce
l'abbiamo fatta. Purtroppo sono altri i personaggi che
s'ammantano di tale titolo. Lui però non se l'é
presa e ha tirato dritto, prodigandosi fino all'ultimo negli
incontri nelle scuole per scuotere le coscienze
giovanili.
Sulla sua bara i familiari
hanno messo la toga e due rose: una rosa rossa, simbolo
di dedizione e amore, e una rosa bianca, simbolo di saggezza e
candore.
Splendida sintesi della sua
esistenza.
Grazie, nonno Nino, giudice
delle due rose.
Le rose hanno dato tutto e ora
muoiono, che è un modo di dare ancora.
Giovanni
Colombo Presidente della Rosa Bianca Consigliere
comunale di Milano - indipendente DS
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22 Nov 2002 |
Territorio, economia, servizi
pubblici. Legnano e Busto "costrette" a collaborare |
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(articolo tratto dal numero di ottobre -
novembre 2002 della rivista Polis Legnano)
Le
amministrazioni comunali non mostrano grandi strategie
politiche. E le buone occasioni ci passano sopra la testa...
Passati
i festeggiamenti o le riflessioni estive (si è votato per il
sindaco e il Consiglio Comunale sia a Busto che a Legnano), l’Altomilanese
è ora accarezzato dalle brume autunnali, propizie alle
riflessioni di ampio respiro. E ce n’è proprio bisogno.
Perché
l’Altomilanese, o Basso Varesotto, o Asse del Sempione,
insomma quel glorioso distretto economico incardinato tra Busto
Arsizio e Legnano, che già almeno 130 anni fa (e non sono
pochi!) era avanguardia nel panorama economico e sociale
italiano ed europeo, che ha vissuto l’impetuoso affermarsi del
tessile cotoniero, della grande e piccola meccanica, le loro
crisi, il nascere e il trasformarsi di banche gloriose ed
efficienti, segnato dall’originalità del paternalismo
industriale, cui ha fatto seguito un possente associazionismo
con marcate connotazioni solidaristiche, quel distretto che ha
saputo affrontare e volgere in positivo mille immigrazioni, che
ha passato senza eccessivi danni il giro di boa della prima
terziarizzazione degli anni ’80 del Novecento, oggi quel
glorioso distretto non esiste più.
Un Comprensorio
per l’Altomilanese?
O
meglio esiste solo nelle programmazione dei contributi europei,
come zona denominata “Asse del Sempione”, inserita
nell’Obiettivo 2 per due consecutivi periodi di intervento,
dal 1996 al 2006, con qualche variazione in termini di confini e
di modalità di gestione.
E
non ci sembra una bella cosa “esistere” non in termini di
peso politico, di originalità di modelli socio economici
sviluppati, ma solo in quanto bisognosi di aiuto.
Ben
ha fatto il centrosinistra, per bocca di Livio Tamberi, a
riproporre con forza nelle scorse settimane la necessità di un
Comprensorio amministrativo, per ricercare spazi di
coordinamento e di elaborazione di politiche, pur restando
aperto il problema del rapporto con Busto, Castellanza e con la
media Valle Olona.
Ma
l’Amministrazione comunale legnanese, riconfermata dal voto
del 26 maggio, al di là dei commenti di prammatica, non sembra
sostanzialmente interessata alla questione. Ci pare più
appassionata alla coltivazione del proprio orto... Ma fuori
dall’orto, c’è un mondo che si muove, ci sono opportunità
che si presentano a svaniscono, ci sono disagi, problemi e
sofferenze che nascono e si ingigantiscono.
Polo Fiera di Rho,
Arese e Malpensa
La
grande Malpensa compie 4 anni, con il suo carico di problemi e
opportunità: tutto ciò passa sempre più sopra la testa
(letteralmente) di Legnano, senza che ci sia nemmeno
all’orizzonte un progetto per intercettare, condizionare,
connettere con il nostro territorio l’enorme infrastruttura.
Così
all’inizio di ottobre Berlusconi ha posto la prima pietra del
nuovo Polo fieristico di Rho, e, negli stessi giorni, gli
stabilimenti automobilistici di Arese entravano in una fase di
grave crisi, in un contesto urbanistico già ampiamente dismesso.
Ma di tali questioni - geograficamente collocate a pochi
chilometri da piazza San Magno - a Legnano non si discute.
Probabilmente non se ne sa nulla di più di quanto riportano i
giornali.
Il
bello è che tutti concordano sul ruolo centrale che il presente
ed il futuro delle aree di Malpensa e di Rho-Arese avranno sul
territorio legnanese. E dunque sulla necessità di inserirsi nel
gioco, di non lasciarsi semplicemente “occupare” da queste
enormi operazioni il cui fulcro è chiaramente a Milano. Ma per
inserirsi nel gioco, per far sentire la nostra voce, per offrire
e cogliere opportunità e non solo ricadute negative, ci vuole,
come minimo una forte progettualità: e su tali livelli una
progettualità diventa “forte” solo se coordina, come
minimo, Legnano e Busto Arsizio.
La
nostra città aspetta segnali concreti in tal senso
dall’Amministrazione comunale, dalle forze sociali ed
economiche, dalla nuova Giunta di Busto Arsizio, che ha dato
segnali di voler superare la chiusura autarchica imposta per 9
anni dal precedente sindaco Gianfranco Tosi. Non bastano più i
comunicati stampa o i convegni...
Programmazione
territoriale
Anche
per fare un nuovo Prg a Legnano, oggi, ci vuole una forte
progettualità: la stessa, forse, che ci porrebbe in grado di
colloquiare con Milano sulle grandi scelte lungo l’Asse del
Sempione. Ci permettiamo di dubitare che tale progettualità sia
presente nel documento urbanistico approvato dalla Giunta
Cozzi-Tomasello, che dichiaratamente rinuncia ad affrontare i
problemi della mobilità, che non comprende il Piano dei servizi
(obbligatorio per legge e attualmente in fase di redazione, dopo
l’approvazione del Prg e non come parte integrante dello
stesso).
Un
Prg debole, a nostro avviso, che al di là delle enunciazioni,
non qualifica Legnano come fulcro di un Comprensorio, ma apre le
porte a un ulteriore enorme centro commerciale (via Liguria),
non affronta il nodo della collocazione nel territorio dell’Altomilanese
delle attività industriali e artigianali, propone per l’asse
centrale lungo l’Olona
(aree Cantoni e Bernocchi) soluzioni sostanzialmente
speculative.
Un
Prg peraltro coerente con le scelte di una amministrazione che
da tempo ha rinunciato ad occuparsi, più in generale, di
programmazione territoriale nei termini che si addicono a una
realtà delle dimensioni socioeconomiche di Legnano. E vi ha
rinunciato pur in presenza di numerosi differenti strumenti di
intervento introdotti
dalla recente normativa urbanistica, a partire dai Piani
integrati, utilizzati non come strumenti di progettazione
partecipata, ma come più agevoli modalità tecniche per
ratificare scelte unilateralmente compiute dagli operatori
privati.
Largo ai centri
commerciali...
Così,
i più ingenti investimenti privati tesi a creare nuove
strutture economiche degli ultimi 10 anni si collocano,
nell’intera conurbazione Legnano-Busto, nell’area dei centri
commerciali. Centri nati per decisioni assunte lontano da qui e
comunque altrove, costruiti con la logica (ovvia) di minimizzare
i costi dell’investimento (utilizzando aree nude, periferiche)
e di esternalizzare il più possibile i costi per le necessarie
infrastrutture.
Obiettivi
quasi sempre centrati (la lunga querelle di Auchan non è certo
da attribuirsi all’azione delle amministrazioni comunali), con
l’ultimo esempio da manuale della multisala Medusa (con
annessi e connessi) che blocca e bloccherà per ampi momenti
della settimana l’accesso autostradale, l’asse
Cadorna-Toselli e la strada di accesso a Cerro Maggiore.
La
ricetta è sempre quella: pochi vantaggi per le collettività,
molti costi. E non è ancora finita: Auchan sta raddoppiando,
l’intervento di viale Liguria ci attende, un ulteriore centro
commerciale starebbe per essere autorizzato in territorio
cerrese vicino all’autostrada, ad intasare definitivamente
l’uscita di Castellanza. Con l’amministrazione legnanese che
approva, o tace, o esprime preoccupazioni formali ma non riesce
(o non vuole) avere alcun peso politico in sede regionale per la
revisione di decisioni di quel tipo.
Così
la programmazione territoriale - quella che cambierà il volto,
i valori economici, i luoghi di socialità, gli itinerari, la
qualità ambientale delle nostre città e paesi - la stanno
facendo gli uffici sviluppo delle catene della grande
distribuzione.
Amga,
Agesp
e le “utilities”
La
prima grande rivoluzione tecnologica che il terzo millennio ci
presenta è rappresentata dalle “reti”: le nuove potenzialità
tecniche rendono oggi possibile la creazione di potenti reti di
infrastrutture, di comunicazione ed energetiche (telematica,
gas, energia elettrica, illuminazione pubblica,
teleriscaldamento, acqua potabile), fortemente integrate, che
diventano elemento discriminante per lo sviluppo economico e
sociale. Elemento particolare è che le reti interagiscono con
il territorio fisico e rappresentano per l’ente locale una
sfida e una risorsa formidabile.
Altro
elemento centrale è rappresentato dalla necessità di
conseguire, in materia di reti tecnologiche, dimensioni minime
sufficienti, o meglio ottimali, per cogliere le economie di
scala che, sole, rendono accettabili gli ingenti investimenti
necessari alla loro realizzazione o adeguamento.
Legnano
controlla una gloriosa ex municipalizzata, l’Amga, e,
specularmente, Busto Arsizio si avvale dell’altrettanto
radicata Agesp. Il buon senso vorrebbe che le due realtà
stringessero forti accordi di collaborazione, al di là
di ogni discorso provinciale o comprensoriale. Non c’è
bisogno di nessuna provincia dell’Altomilanese per impostare e
sviluppare collaborazioni strategiche tra Amga e Agesp, che
potrebbero contare su un bacino di riferimento di 200-300.000
abitanti.
Ma
Amga e Agesp si parlano solo per litigare, nonostante da
parecchi anni le due amministrazioni comunali si collochino
nella medesima area politica. E non ci si aggrappi, a
giustificazione, all’antica rivalità tra Busto e Legnano:
oggi le esigenze di integrazione nel campo delle utilities
non sono quelle degli anni ’70 e ’80, ma sono tali
imporre processi di integrazione al di là di ogni
pigrizia o difficoltà relazionale, pena un futuro di svantaggio
in termini di “competitività” territoriale e a forte
rischio di colonizzazione.
Le strategie
“ondivaghe”
Invece,
se per ragioni geografiche forse ci sfuggono le strategie Agesp,
quello che ci appare (potremmo sbagliarci per scarsa
informazione!) delle politiche Amga è un ondivago gettarsi su
servizi ampiamente diversificati a favore del Comune di Legnano
e delle realtà circonvicine, teorizzando qua e là una
vocazione all’espansione verso il Magentino, vendendo (vedremo
fra qualche anno se a buon prezzo o meno)
lo strategico intervento del cablaggio in fibra ottica
alla privata (e realtà di secondo livello nel settore)
Edisontel, ignorando volutamente il problema delle economie di
scala e
dell’integrazione territoriale dell’Altomilanese.
Percorso
parallelo, anche se con identità e prospettive molto più
definite, riguarda Euroimpresa, nata in esplicita
contrapposizione al Polo Scientifico e Tecnologico di Busto e
che continua a sviluppare la propria vocazione
“legnanocentrica” nel campo del supporto alle imprese e
delle opportunità di finanziamenti europei. Ben diversa, anche
qui, sarebbe la prospettiva se esistesse un momento di forte
coordinamento delle politiche territoriali di supporto allo
sviluppo economico che coinvolgesse Legnano, il Legnanese,
Castellanza e la Valle Olona, Busto Arsizio.
Senza
un radicale cambio di prospettiva da parte di
Legnano e Busto (dove il nuovo sindaco, eletto da pochi
mesi, ha dato segnali di voler fare uscire la città da un
contesto di isolamento in cui la precedente amministrazione
l’aveva condotta), la battaglia per riportare sul territorio
le principali decisioni economiche e sociali che lo riguardano
è persa. E non sarebbe una sconfitta da poco.
Piano di zona
servizi sociali
Anche
sul fronte dei servizi sociali è giunto il momento delle
strategie e dell’integrazione. L’applicazione della Legge
328/2000, oltre ad una politica regionale che, piaccia o non
piaccia, ridimensiona il ruolo dell’Asl in materia, pone in
carico ai comuni il compito di: 1) strutturare e finanziare, su
scala locale, le prestazioni di tutela sociale garantite a tutti
i residenti dalla Legge; 2) integrare, su scala sovracomunale,
gli erogatori accreditati, il mondo del volontariato, i servizi
Asl e degli enti pubblici.
Un
compito non facile attende dunque il neo assessore Giovanni
Grassi, tenendo soprattutto conto del livello particolarmente
basso con cui tale processo si è svolto sino all’estate 2002.
Ma
anche in questo campo, è possibile fare un buon lavoro di
riassetto complessivo delle risposte che la società può dare
al disagio che in essa cresce, senza un disegno complessivo che
incardini le politiche sociali in un quadro di riferimento fatto
di politiche territoriali (economiche e urbanistiche),
formative, amministrative?
Servizi pubblici
e sussidiarietà
E
così il discorso si allarga, anche se l’ideologia dominante
(perché di ideologia si tratta) tende a frammentare tutto, ad
enfatizzare le regolazioni libere delle forze del mercato, senza
che nessuno “ci pensi” esplicitamente. E qui il panorama si
fa desolante, non tanto per il livello medio dei singoli servizi
pubblici erogati, quanto per la loro efficacia rispetto
all’obiettivo per cui sono stati pensati e vengono erogati.
Si
ha la sensazione che Legnano produca servizi per i minori , per
le categorie deboli, in materia viabilistica, di tutela
ambientale, a supporto della scuola, a supporto del mondo
economico e del lavoro, e via dicendo, con scarso risultato in
termini di effettivo miglioramento della situazione e dei
problemi, anche nel medio-lungo periodo. Probabilmente tale
sensazione corrisponde alla realtà, e qualcuno addirittura
pensa che sarebbe meglio lasciar perdere, semplicemente
riducendo l’impegno pubblico o comunque collettivo.
Noi
crediamo che mai come oggi il nostro territorio abbia bisogno di
iniziative pubbliche e condotte da soggetti collettivi
(innanzitutto dal mondo associativo), dando concretezza al tanto
declamato, quanto concretamente accantonato, principio di
sussidiarietà.
Iniziative
pubbliche e collettive che, però, per risultare efficaci,
devono inserirsi in adeguate strategie di sviluppo del
territorio che, partendo da letture dell’esistente minimamente
strutturate, orientino l’azione dei soggetti collettivi in
termini di obiettivi da perseguire e di strumenti da attivare.
In un quadro di integrazione tra le singole politiche settoriali
e di integrazione territoriale di tutto l’Altomilanese.
Andare
oltre
il
proprio “orto”
Oggi
più che mai, lo ribadiamo, non sono proponibili politiche
pubbliche veramente efficaci che non trovino momenti di forte
coordinamento tra Legnano e Busto Arsizio, con i comuni
circonvicini. E non ha senso ripetere che Legnano e Busto sono
da decenni cresciute serene ignorandosi a vicenda: oggi il
contesto economico e sociale, segnato da forti competitività
territoriali su scala mondiale, non permette più il replicarsi
di posizioni di chiusura, pena il rischio di perdere ogni leva
di controllo sul proprio futuro.
La
annunciata iniziativa dei comuni della media Valle Olona di
coordinare in un Piano Integrato di Sviluppo Locale la loro
azione amministrativa è sicuramente un segnale positivo, ma
senza un ruolo attivo di Legnano e Busto Arsizio, il territorio
e il “capitale sociale” da quasi due secoli sedimentato
rischiano un melanconico declino, a prescindere dal “colore”
dei sindaci.
Beninteso,
il coordinamento tra le politiche pubbliche non presuppone
necessariamente la creazione di nuove province, ma semmai il
contrario: iniziamo, sulle tematiche sopra richiamate ad
articolare strategie condivise, obiettivi comuni, approcci
interdisciplinari, cosa che non si fa da anni. Su tali basi sarà
ben più facile far valere presso i livelli superiori le
necessità di autonomia amministrativa.
Subito
dopo le elezioni amministrative di Legnano e Busto, mentre non
si profilano all’orizzonte scadenze elettorali a breve,
crediamo sia più che maturo il momento per avviare un lavoro di
tale portata: la cui responsabilità è innanzitutto delle
Amministrazioni comunali e delle loro Aziende, ma anche del
mondo associativo, sia economico che sociale.
E
per iniziare ci pare necessario un “colpo d’ala” che
permetta a molti dei soggetti interessati di superare approcci
ideologici semplificatori, personalismi e orticelli da
coltivare.
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28 Ott 2002 |
Riflessioni sulle origini
della Margherita |
La serata del 25 ottobre, prima del ciclo “I
venerdì della Margherita”, mi ha offerto una serie di
argomenti su cui riflettere. La relazione storica di Giorgio
Vecchio, non solo ha fatto conoscere a me, e credo anche ad
altri,
cose che non sapevo, ma, attraverso l’analisi della
situazione storica, politica e sociale del primo novecento,
analisi
che in genere si è portati a sottovalutare, ha
evidenziato la fragilità del sistema politico attuale, verso
il quale occorre essere vigili, attenti, e il più
possibile uniti. In più occasioni Giorgio Vecchio ha
ricordato quanto sia stato arduo
far accettare il termine “democrazia” ad un certo
ambiente
cattolico, in quanto tale espressione veniva ricondotta
ad un non ben definito pensiero giacobino.
Ecco, ho pensato, ogni volta che si parla della
“democrazia” si scopre quanto questa parola, oggi così
abusata e spesso anche mal usata, sia
stata, in passato, “ostica
e rivoluzionaria”,
tanto che
il
solo fatto di pronunciarla, magari a voce alta,
scriverla
e farla propria, ha costituito motivo di lotta.
Quindi, ho ricordato a me stessa,
la nostra democrazia, a volte malata, a volte sofferente,
non è un dono eterno piovuto dal cielo, ma eredità,
conquistata con le unghie e coi denti
dai nostri padri,
e che, come nella parabola dei talenti, è nostro dovere
custodire e far crescere. Riscoprire, attraverso le
parole di Vecchio, il quale
ha citato alcuni fatti, nomi e periodi,
che nei momenti cruciali e difficili della nostra storia,
recente e non, uomini di diverse culture e sensibilità,
(e mi riferisco a laici e cattolici)
hanno superato i propri personali steccati e si sono
uniti, contro chi la “democrazia” la minava o addirittura la
stravolgeva, ha rafforzato la mia convinzione che, in presenza
di forti ideali, tutte le battaglie si possono vincere. Interessante,
e oserei dire complementare, il breve intervento di Monaco, che
ha dato “continuità politica” alla gradevole e più che
comprensibile relazione
dello storico.
Ma che ovviamente, proprio per la brevità
dell’intervento, dovrà essere
approfondita. Mi auguro che a tale iniziativa ne
seguano altre e che i “Venerdì della Margherita” diventino
per molti della Margherita, e non,
un appuntamento importante ed atteso.
Rosa
Romano Membro del Direttivo del Circolo della Margherita
"Carlo Guidi"
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23 Ott 2002 |
I tanti perchè di un ricordo |
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In questi
giorni sono in programma manifestazioni in ricordo dei fratelli
Venegoni che culmineranno domenica 27 ottobre, giorno in cui sarà
commemorata la figura di Mauro Venegoni, assassinato dai
fascisti il 31 ottobre 1944. La circostanza ci induce ad alcune
riflessioni sul valore della memoria a tanti anni da quei fatti e sui quali, da alcune parti,
si vorrebbe stendere una sorta di vaporosa nebbia nel nome di
una generica omogeneizzazione. Siamo
convinti che il valore della vita umana trascende
l’appartenenza religiosa, politica, ideologica, ed è per questo che riteniamo giusto portare
rispetto indistintamente per tutti coloro che persero la vita
nella drammaticità della guerra civile. Ciò tuttavia non può
e non deve inficiare il giudizio sui fatti e su coloro che li
compirono, tenendo pur presente che “buoni” e “cattivi”
furono presenti in
ogni schieramento. Così come non si può storicamente negare il
fatto che alcuni combatterono contro la dittatura in nome della
libertà del nostro popolo, mentre altri scesero al fianco di una dittatura spietata
come quella nazista. Da ciò scaturisce la necessità di
conservare gelosamente la memoria di tutti coloro che in qualche
modo contribuirono a mantenere viva la speranza di libertà per
un popolo sceso nel baratro di una dittatura e di una terribile
guerra. A tutti noi, e in particolare ai giovani, torna utile
ricordare una figura come quella di Mauro Venegoni per il valore
della sua testimonianza umana. Insieme ai fratelli divenne punto
di riferimento contro la dittatura fascista anche nei momenti in
cui il regime ebbe il massimo del consenso popolare, pagando per
questo un duro prezzo. Più volte condannato dal Tribunale Speciale per attività sovversiva come organizzatore comunista,
emigrò prima in Francia e poi in Unione Sovietica dove sviluppò le sue riserve e le critiche al regime stalinista. Queste
sincere critiche lo portarono insieme ai fratelli ad avere duri
contrasti con il PCI, appianati a fatica e causa comunque del
suo isolamento politico. In questo contesto egli fu casualmente
arrestato a Busto
Arsizio, riconosciuto e seviziato per avere da lui informazioni
sul fratello Carlo e infine ucciso. Il suo silenzio segnò la
sua condanna, ma la sua testimonianza di vita continua a vivere
nella nostra memoria.
Alberto Centinaio Portavoce
del Circolo della Margherita "Carlo Guidi" di Legnano
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14 Ott 2002 |
Ferma solitudine |
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Bella questione, quella
sollevata da Guido Vergani nel suo "Il Milanese " di
giovedì 12 settembre.
Sono uno di quei consiglieri comunali
che interrogano il sindaco senza avere un minuto di
attenzione. Che passano da una riunione all'altra per
non cavare un ragno dal buco. Che vivono, sui banchi del
consiglio, un'esperienza paradossale: ozio senza
riposo, fatica senza lavoro.
Perchè, dunque, uno lo fa?
Rispondo per me. Vanità? Un tempo il consigliere comunale era
qualcuno, oggi un signor nessuno. Soldi? Il meccanismo di
calcolo dell'indennità è farraginoso, in sintesi: due
milioni netti al mese per avere giornate strapiene,
serate rovinate e una carriera finita (o quasi) sul
posto di lavoro. Benefits? Un pass per le corsie preferenziali
e due biglietti per le partite di San Siro. Voglia di potere?
Ma va', conta di più l'ultimo consulente o la bella segretaria.
E allora, perché continuare a
star lì, nell'aula sorda, grigia e frigida?
La chiamerei difesa ad oltranza del valore della
rappresentanza. La città vota ed elegge i suoi rappresentanti
che si riuniscono in assemblea. L'assemblea si chiama
Consiglio Comunale ed è il momento più alto della vita
democratica milanese. Del parlamento cittadino fa parte, a
pieno titolo, il sindaco. E' uno dei 61 membri. La sua
elezione in forma diretta non lo trasforma in podestà,
non lo fa diventare di specie diversa rispetto agli altri
consiglieri. Gli attribuisce, questo sì, l'alta
funzione di capo dell'amministrazione. Compito che deve
svolgere seguendo gli indirizzi approvati dal Consiglio e
sottoponendosi al controllo del Consiglio stesso.
Queste non sono mie opinioni. E' la legge che disciplina il
funzionamento degli enti locali. Oggi, purtroppo, il sindaco
di Milano usa la forza della legittimazione popolare contro il
principio di legalità. Si pensa intoccabile e agisce di
conseguenza. Non parla, non risponde, viene raramente in
Consiglio e quando viene è per imporre decisioni già
blindate in partenza. Se fosse per Albertini, il Consiglio
Comunale diventerebbe davvero un'assemblea di condominio: una
riunione all'anno, tre ore, non di più, in una
stanzetta presa in affitto dalla parrocchia. Però più lui
esagera, più io non mollo. Sto lì fermo, proprio
fermo. Non perdo neanche tempo a presentare interrogazioni
o delibere di iniziativa consiliare, che finiscono
subito nel cestino. Non impreco, non faccio neanche un plissé.
Aspetto con pazienza. Ciò che tarda accadrà.
Giovanni Colombo Consigliere
comunale di Milano Presidente
dell'Associazione "Rosa Bianca"
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14 Ott 2002 |
Tante idee, e ben confuse |
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Forse sulla falsariga della moderna moda mediatica di
elucubrare grandi cifre per ingigantire il nulla, ecco che la
destra tira fuori di nuovo dal cilindro il progetto della
metropolitana come toccasana ai problemi viabilistici dell’Altomilanese.
Ormai le proposte in tal senso si sprecano: prima un ordine del
giorno del 12/12/2001 con il quale la Giunta regionale veniva
impegnata a “prendere le opportune iniziative atte a
sollecitare il Governo e il Parlamento a stanziare idonei fondi
per realizzare il prolungamento e lo sdoppiamento della linea 1
della Metropolitana Milanese ramo Molino Dorino verso Nord fino
a Rho e Legnano e verso Sud fino a Magenta”.
Poi il 24/09/2002 un altro ordine del giorno simile, in
cui la Giunta regionale veniva impegnata a “prendere le
opportune iniziative atte a sollecitare il Governo e il
Parlamento a stanziare idonei fondi per la realizzazione delle
nuove linee metropolitane 4 e 5 ed il prolungamento delle linee
1, 2 e 3”. Già qui curiosamente notiamo che di Legnano non si
parla più, la nostra città viene richiamata solo nelle
premesse all’impegno della Giunta.
Ci dovrebbero poi spiegare come li troverebbero questi
fondi, visti i chiari di luna della Finanziaria 2003.
A pochi giorni di distanza ecco un’altra proposta:
prolungare la linea 1 da Molino Dorino fino a Legnano e poi a
Malpensa (fonte: "Rete 55 News" 11/10/02).
A questo punto non c’è bisogno di un ingegnere dei
trasporti per fare alcune semplici considerazioni.
Dalla futura fiera di Rho e da Legnano passa già ora la
linea Milano – Gallarate delle FS. Se riuscissimo a superare
la cronica inadeguatezza strutturale della linea, istituendo
una fermata in prossimità dell’erigendo Polo fieristico, la
nostra città sarebbe con questo già collegata. Ma il nocciolo
della questione pare proprio che sia il degrado della nostra
linea ferroviaria, che non vuole essere rimediato, e così si fa
a gara nel tirar fuori progetti eclatanti, la cui realizzabilità
e utilità è ancora tutta da verificare, per distrarre la
popolazione da quelli che sono i reali problemi che si vivono
quotidianamente.
Altra ciliegina sulla torta di questa ipotetica
metropolitana sarebbe il collegamento da Legnano verso Malpensa.
Ma anche qui non sfugge, e del resto è stato già proposto,
che prolungando la linea FS oltre Gallarate in direzione
dell’aeroporto, oppure con delle infrastrutture che consentano
ai convogli FS di instradarsi sui binari delle FNM, Legnano
sarebbe già collegata all’hub. Con il conseguente vantaggio
che qualunque viaggiatore diretto a Malpensa che arriva alla
stazione Centrale di Milano non dovrebbe andare in piazzale
Cadorna con altri mezzi per prendere il Malpensa Express.
Il problema non è forse che ci si è accorti che il
Malpensa Express è un fallimento e si cercano quindi altre
soluzioni facendo finta di voler andare incontro alle esigenze
del trascurato Altomilanese?
Sembra che certe proposte della destra siano elaborate
solo in funzione di Milano: una metropolitana da Legnano a
Malpensa non contribuirebbe di certo a migliorare il pessimo
sistema dei trasporti pubblici sull’asse Legnano –
Castellanza – Busto Arsizio – Gallarate. Perché poi non si
vuole affrontare il problema delle merci che viaggiano quasi
totalmente su gomma? Un metropolitana non darebbe sicuramente un
contributo a diminuire il numero dei veicoli industriali sulle
strade.
Cosa dobbiamo aspettarci ancora? Forse fra qualche giorno
la destra inventerà un progetto di metropolitana che passando
da Legnano proseguirebbe poi verso Torino?
La Margherita ha già detto basta a progetti che
stanno solo sulla carta, proponendo soluzioni razionali e molto
meno costose di linee metropolitane che si vorrebbero realizzare
forse solo perché il termine “metropolitana” suona in
provincia come sinonimo di cittadina modernità. I Circoli di
Legnano, Busto Arsizio, Gallarate e comuni limitrofi si stanno
impegnando per dar vita a un progetto di serio coordinamento del
nostro territorio. Un territorio che ha bisogno di non essere
dimenticato, come ha ricordato il card. Tettamanzi (vedi
“Luce” del 13/10/2002).
Stefano Quaglia
Consigliere comunale della Margherita
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7 Ott 2002 |
Un territorio da salvaguardare |
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“Siamo l’ombelico del mondo”. Così ha affermato un
esponente dell’Amministrazione comunale legnanese di fronte al
silenzio, per quanto riguarda il coinvolgimento della nostra
città, che sta circondando la nascita del polo fieristico di
Rho – Pero.
Gli scenari politici sembrano curiosamente favorevoli a
Legnano: la città è guidata da una Giunta di centrodestra, così come
lo sono la Provincia di Milano, la Regione Lombardia e
l’Italia.
Si nota con amarezza che la nostra Giunta, dello stesso
colore di chi governa tutte le istituzioni ai livelli superiori,
si accontenta di prendere atto di uno stato di messa in
disparte: quello in cui, relativamente ad opere strategiche, è
stata relegata Legnano con l’Altomilanese e il basso Varesotto.
La realtà socio – economica della nostra zona non può
passare continuamente in secondo piano per gli interessi della
grande Milano, e il nostro territorio non deve diventare un
bacino di infrastrutture e servizi che a noi non portano alcun
beneficio.
Vedi discarica a Cerro Maggiore: per anni la pattumiera di
Milano, fino a quando i cittadini esasperati hanno di fatto
chiuso la cava. Intanto quel mostro è lì, a poche centinaia di
metri da Legnano, e speriamo che fra qualche anno non si
risvegli con spiacevoli conseguenze, magari sulle falde
freatiche.
Vedi anche Malpensa: l’aeroporto di Milano. Quell’hub,
come qualcuno giustamente sta incominciando a dire, è in
provincia di Varese, ma è stato pensato per servire
esclusivamente Milano. Gli interessi della metropoli dettano, e
gli abitanti dei comuni intorno a Malpensa devono andarsene
altrove a vivere; l’autostrada Milano – Varese è in tilt, i
viaggiatori delle Ferrovie Nord subiscono ogni giorno le carenze
di una rete che innanzitutto deve far circolare i treni che
collegano Milano all’aeroporto, mentre gli altri possono
attendere.
Berlusconi, con tono convincente, ha detto ieri che per la
fiera di Rho non succederà come per Malpensa, il problema
dell’accessibilità non esisterà. I fatti confermeranno o
smentiranno quanto detto dal Presidente del Consiglio. Intanto
speriamo che le infrastrutture per accedere al polo fieristico
non saranno solo a servizio di Milano, come già succede per
Malpensa.
Come raggiungerà la fiera un abitante di Castellanza che
non vorrà mettersi al volante? Forse con un’autolinea che
percorre il Sempione a passo d’uomo? Se così sarà non resterà
allora che mettersi in coda, avere pazienza e essere costretti a
inquinare l’aria. E’ molto azzardato pensare che il Sempione
bis sia la bacchetta magica che potrà risolvere i problemi di traffico
nella nostra zona, perché si è spesso dimostrato che più
strade portano più auto.
E se vorremo raggiungere la fiera da Legnano, come faremo?
Affidandoci a una linea ferroviaria che per inadeguatezza di
servizi e strutture fa registrare già oggi disservizi da terzo
mondo?
La nascita del polo fieristico di Rho non è che uno dei
motivi per i quali urge che l’Altomilanese faccia sentire la
sua voce.
E’ curioso anche che ieri il Ministro Lunardi sia andato
a Rho al seguito di Berlusconi, ma non abbia approfittato
dell’uscita per spingersi qualche chilometro più a nord, dove
i comuni lungo l’Olona attendono da lui, ormai da mesi, che si
intraprenda una serie di opere per la messa in sicurezza
idraulica del fiume. Pazienza, ringraziamo il tempo che in
questo autunno finora è stato clemente. Ma per Milano l’Olona
non è un problema, lo scolmatore a sud di Pogliano devia le
piene lontano dal capoluogo.
A breve partiranno delle iniziative per l’istituzione
del circondario di Legnano, un’occasione che la nostra città e l’Altomilanese
non possono lasciarsi sfuggire se non vogliono continuare a
sottostare alle decisioni prese da altri e per altri.
Stefano
Quaglia
Consigliere comunale della Margherita
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1 Ott 2002 |
Quando la democrazia è solo nei programmi |
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Il
criterio che guiderà Sindaco e Giunta nel corso del mandato
2002/2007 sarà quello del massimo rispetto della libertà di
espressione, senza pregiudizi, tenendo ben presente che le nuove
normative e l’elezione diretta del Sindaco hanno reso di fatto
gli elettori direttamente protagonisti della scelta di chi avrà
responsabilità di governo e direttamente a loro il Sindaco dovrà
rendere conto. Queste sono alcune frasi contenute nelle linee programmatiche
del Sindaco Cozzi.
Ma a soli quattro mesi dalle elezioni sembra che questa parte del
programma sia diventata carta straccia. Viene
infatti da chiedersi dove era la libertà di espressione durante
l'ultima seduta consiliare, in cui di fatto il
Sindaco ha imbavagliato la minoranza interpretando a suo modo il
Regolamento del Consiglio comunale. Ormai sappiamo a memoria
come vengono spesso definite le opposizioni nei discorsi del
Sindaco e dei membri della sua maggioranza: ridicole e
antidemocratiche. La maggioranza che governa questa città
stenta a trovare argomentazioni da contrapporre a un'opposizione
dura e ferma, ma anche propositiva; non a caso Cozzi, durante la
discussione sulle sue linee programmatiche, a un certo punto ha
cominciato a prendere in giro il programma del candidato Sindaco
Emilio Ardo, definendolo, tanto per cambiare, ridicolo.
Probabilmente il Sindaco si era dimenticato che la discussione
verteva sul suo programma, e non in considerazioni di basso
profilo contro i programmi degli altri. Che dire poi di
alcuni Consiglieri di maggioranza che non trovano niente di meglio da
fare durante le sedute se non disturbare, con
continui commenti poco garbati verso i colleghi di minoranza, e
che prendono la parola solo per dire all'altro schieramento che
è antidemocratico? E' poi inaccettabile
giustificare la mancata risposta all'interrogazione sui lavori
in corso Italia con la scarsa partecipazione della popolazione ai
Consigli comunali: ogni Consigliere rappresenta la comunità e
ha il diritto di avere risposte dall'Amministrazione,
nell'interesse dei cittadini rappresentati, sui principali fatti
che riguardano la vita di Legnano. Mi chiedo come
si possa rispondere a un'interrogazione in cui si vorrebbe
sapere come si intenda normalizzare la circolazione stradale, resa precaria dai
numerosi cantieri aperti, con una lista di deviazioni che
qualsiasi cittadino legnanese conosce: ma questa è la risposta
dell'Assessore Falco che, secondo il Sindaco, è stata data per
un dovere di cortesia (pagina
1 - pagina
2). In ogni caso non si illuda il signor Sindaco: se
crede in questo modo di indebolire l'azione politica della
minoranza ha sbagliato strada. Continueremo a svolgere il ruolo
che ci compete, perchè così hanno voluto i cittadini:
esercitare un'attenta opera di controllo e di proposta verso
l'Amministrazione comunale.
Stefano Quaglia Consigliere
comunale della Margherita
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11 Set 2002 |
11 Settembre |
La mattina dopo in metropolitana c'era un insolito silenzio.
Anche gli angeli custodi tacevano. E ci fu del panico negli
occhi di tanti quando il vagone si fermò per una ventina di
secondi in galleria. Per la prima volta anche la nostra
generazione, risparmiata dalla morte che nei decenni scorsi ha
mietuto così allegramente in mille luoghi lontani, aveva paura.
Dopo l'11 settembre siamo tutti sotto tiro. Ormai può
succedere pure a noi di andare al lavoro, di alzare gli
occhi dalla scrivania e morire con la visione impressa nella
retina del muso di un Boeing 767 che entra sparato dalla
finestra.
Nel corso di quest'anno, anche se in apparenza ci siamo lavati i
capelli, mangiato i cioccolatini, tifato la squadra del cuore
come se le cose girassero per il solito verso, nel nostro
profondo è aumentato il disagio nei confronti del mondo.
Abbiamo provato più forte il desiderio di nasconderci, di
mettere la testa sotto le coperte. Sono rifioriti i sogni
dell'isola remota in cui rifugiarsi dalle grinfie della storia,
dell'arca di Noé in cui salvarsi dal diluvio.
Ma è inutile sospirare, un altro mondo non c'è. Quest'unico
che abbiamo a disposizione rimane pur sempre la nostra
casa. E ora, caduto insieme alle due torri l'invisibile burqua
culturale che avevamo calato sugli occhi e che ci impediva
di vedere cosa stesse realmente succedendo, diventa almeno più
nitida la direzione da prendere. Non più solo il bene della
famiglia, del partito, del clan, della tribù, della razza,
dell'etnia, della nazione, della chiesa, ma il bene
dell'umanità intera: questa è la pace.
Giovanni Colombo - Presidente nazionale della
Rosa Bianca
Consigliere comunale di Milano - indipendente DS
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5 Lug 2002 |
Consiglio comunale o consiglio di classe? |
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Prendendo
spunto da quanto le "Sentinelle del mattino" hanno
scritto nel Sinodo dei giovani "Ci impegnamo a partecipare
a qualche consiglio comunale della nostra città", e
riprendendo anche le parole del nostro Card. Carlo Maria Martini
"é ora che i giovani ricomincino a entrare nella vita
socio-politica della propria città, partendo dai livelli più
bassi ..." ho deciso, avendo 25 anni, di capire di più di
politica e annessi e connessi. Avendo saputo che il 4 luglio ci
sarebbe stato il consiglio comunale a Legnano mi son detto:
"Andiamo a vedere cosa succede e come é organizzato".
Mentre mi incamminavo pensavo tra me:
saranno
tutti precisi e puntuali, ci
sarà un clima composto, ci
sarà un'aria seriosa, non
volerà una mosca, vi
sarà rispetto reciproco tra assessori, consiglieri di
maggioranza e di opposizione.
Beh,
pensavo vi fosse un clima "solenne" e invece ...
il
consiglio di ieri sera mi ha fatto rivivere il clima che c'era a
scuola quando si indicevano le assemblee di corso, volete sapere
cosa ho visto in consiglio??? Adesso ve lo descrivo.
Inizio previsto ore 20,30; inizio effettivo 21,00. A questo
riguardo il presidente giustamente ha fatto notare che se si era
stabilito inizio ore 20,30, alle 20,30 tutti i consiglieri
dovevano essere presenti.
Dopo l'appello, sono iniziate le interrogazioni dei consiglieri
agli assessori ... ebbene il consigliere esponeva il problema
all'assessore, l'assessore rispondeva al consigliere, e il resto
dei consiglieri e degli
assessori non chiamati in causa si facevano gli affari propri.
C'era
gente che andava e veniva senza problemi, consiglieri che si
sedevano ai posti degli assessori e viceversa, c'era aria da
consiglio di classe appunto, della serie: "questo argomento
a me non interessa, quindi non lo seguo e vado a parlare con i
miei colleghi di partito, vado a fumare, vado al bar, vado a
riscaldarmi" (ieri in aula consiliare mancavano solo i
pinguini). Questa non era proprio l'immagine che avevo in mente,
pensavo vi fosse più dibattito politico, idee contrapposte,
invece niente ...
Il
consigliere chiedeva, l'assessore rispondeva, il consigliere
riteneva esauriente oppure no la risposta e l'interrogazione
finiva lì. Spero che non siano tutti così i consigli comunali,
altrimenti la prossima volta c'é il rischio che qualcuno si
addormenti.
Ammetto
che non sono stato presente fino alla fine del consiglio, però
se uno come me ha visto solo la prima ora e mezza, potrebbe dare
un giudizio simile al mio.
Eligio
Bonfrate
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22 Mag 2002 |
Alcune proposte per Legnano su
Territorio e Mobilità |
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Predisporre
un contributo alla definizione del programma elettorale per la
lista MARGHERITA e più in generale per l’elezione
a Sindaco del candidato ed Amico Emilio Ardo ha
richiesto che prima mi
ponessi alcune domande per meglio dare il mio contributo,
sforzandomi altresì di utilizzare un linguaggio comprensibile a
tutti, anche se, in alcuni casi, non se ne può fare a meno per
cercare di far comprendere il perché di certe scelte.
A
queste domande ha dato risposta il
Cardinale Carlo Maria Martini, intervenendo nella veglia dei
Lavoratori presso lo stabilimento Franco Tosi di Legnano (alle
ore 21.00 di Martedì 30 Aprile 2002), ricordando ai presenti
l’importanza di affrontare i problemi, le questioni sul
tappeto, ecc. avendo grande “attenzione alla persona” la cui
individualità operosa va guidata e fatta confluire entro un
“ampio quadro di riferimento”. Intelligenza e progettualità
devono essere alla base di un grande disegno (di cuori prima,
oltre che di menti) se si vuole costruire una società più sana
che sappia cogliere il Vero che è il Bene e sconfiggere la
Rassegnazione che è il Male. Occorrono quindi comportamenti
Responsabili da parte di ciascuno di noi: in famiglia,
nell’ambiente del lavoro o scolastico e più in generale nella
società.
Certo
nella riflessione che nasce dopo aver ascoltato, oltre le
importanti parole del cardinale, anche le testimonianze che si
sono succedute, occorrerà che il Sindaco e la sua squadra, come
del resto ognuno di noi, abbia presente che il vero obiettivo di
Buon governo di una città è la qualità della vita dei suoi
abitanti. Tutto ciò lo si può ottenere se c’è unita
d’intenti su Valori da Tutti condivisi; quindi non solo
migliorie materiali ed economiche (del resto necessarie), ma
anche sempre maggior attenzione alla persona (sia quella vicina,
ma in particolare quella lontana per cultura, per ceto, per
religione; gli anziani e i giovani; ecc.) per costruire una “città
per l’uomo” e dove la convivenza civile venga
alimentata dalla solidarietà (chi è più fortunato deve
sorreggere chi è in difficoltà).
L’imminente
scadenza elettorale designerà per i prossimi cinque anni il 1° Sindaco del terzo millennio che dovrà coordinare gli
Amministratori preposti a governare
l’esistente da migliorare ed il
nuovo per cambiare. Una Nuova
Squadra per la Città, per Tutti gli Abitanti
di Legnano: per i residenti, ma anche per chi
"qui arriva" per studiare e/o per chi
lavorare.
Chi
scrive è Docente/Ricercatore di pianificazione, progettazione e
gestione di sistemi ed infrastrutture di trasporto (probati@unipv.it)
presso l’Università degli Studi di Pavia, e risiede a
Legnano. Per questo motivo vorrei affrontare alcune
problematiche relative al Sistema della Mobilità, legate al più
generale Sistema Territoriale con riferimento non solo al
territorio del Comune di Legnano, ma anche a quello confinante
cercando di analizzare le diverse problematiche associabili ad
ambiti territoriali diversi.
<Ogni
attività economica, che nasce dall’ intraprendenza
dell’uomo, è strettamente correlabile con la realtà
territoriale che la ospita. E’ appunto il tipo
d’uso del territorio che fa sì che persone e merci
debbano potersi spostare da un luogo ad un altro e per
differenti motivazioni. Come le persone, per raggiungere il posto di lavoro, iniziano il loro viaggio dal
luogo dove risiedono, analogamente le cose devono essere
trasferite (nel luogo di trasformazione se materie prime, al
mercato se prodotti finali. La mobilità territoriale può
essere ben rappresentata attraverso i diversi spostamenti che si
generano o che vengono attrattati a seconda che la vocazione di
quell’area sia rispettivamente di tipo residenziale o
produttiva.>
In
questo contesto, le “problematiche sulla Mobilità”,
legate agli spostamenti di persone e cose, risultano essere “centrali”
perché strategiche in quanto strumentali e di supporto ad un
dibattito politico che si concretizza con il Programma
elettorale, sintesi degli Impegni che i futuri Amministratori
intendono assumersi con l’elettorato sottoscrivendo un
“patto tra galantuomini” (non un contratto tra sensali!).
E’
risaputo, per questo è bene ribadirlo (mai dare nulla per
scontato!), che i ”trasporti”- intesi come “diversi
sistemi di trasporto”, appunto, a supporto della relativa
mobilità (stradale, ferroviaria, ecc) di persone e merci - creano
valore aggiunto (permettono, ad esempio, alle merci di
aumentare il valore,
che hanno dove sono prodotti, per il solo fatto di venir
“trasportati” nei “mercati”). I “trasporti”,
che rappresentano un lavoro meccanico (consumano energia), hanno
quindi una valenza economica: utilità/valore/costo del
trasporto ed è per questo motivo che sono “centrali”
nel dibattito politico relativo alla pianificazione e gestione
del territorio. In particolare in ambito comunale ed urbano, lo
sono ancor più in quanto, ahinoi!, portatori in maggior misura
si di ricchezza (creano valore aggiunto di PIL), ma al contempo
maggiori costi sociali (esternalità) dovuti ai costi da
inquinamento dell’aria e da rumore, diretti ed indiretti
legati all’incidentalità stradale e più in generale a tutte
le diseconomie di scala prodotte dal non corretto funzionamento
del Sistema della Mobilità (dinamico). E’
questo il sistema che regola, attraverso precise regole di
mercato ma non solo, la
domanda e l’offerta risultando
quindi il sistema “cardine-cerniera” attorno al quale ruota il
più complesso ed articolato Sistema Territoriale
(statico)
Gli ambiti
territoriali che interessano la città di Legnano sono: il
territorio comunale di Legnano ed il territorio della Provincia
di Milano (città metropolitana)¸ inoltre esistono di fatto
(consorzi di comuni o a livello geografico) altre aggregazioni
come ad esempio i Comuni dell’alto milanese. Il comune di
Legnano si trova sull’asse del Sempione, confina con la
provincia di Varese, dove è localizzato
l’aeroporto intercontinentale di Malpensa, ed è
interessato da infrastrutture di trasporto autostradali: A8 e
ferroviarie: linea del Sempione di valenza internazionale
(Svizzera) ed in futuro da altre infrastrutture simili
Pedemontana autostradale tra Busto Arsizio e Dalmine e la Gronda
ferroviaria (Novara - Saronno - Usmate - Bergamo - Rovato). Come
si può notare il territorio presenta un buon tasso di dotazione
di infrastrutture di trasporto anche se non più coerenti con le
trasformazioni territoriale in
atto. La mobilità diffusa rappresentata da un alto
indice di motorizzazione, conseguenza di una trasformazione
territoriale a macchia di leopardo, ha creato problemi di
congestione lungo l’asse
del Sempione, la Saronnese e l’A8.
Per un buon
funzionamento della mobilità stradale che interessa il
territorio comunale di Legnano, come si è tentato di fare nel
corso di questi anni, si è cercato di creare percorsi di
scorrimento periferici a supporto del traffico passante (non
diretto o che non ha origine a Legnano). Sul versante del
trasporto collettivo (ferro - gomma) si risente ancora di una
impostazione di concorrenza tra servizi ferroviari e servizi
automobilistici; non vi è integrazione tra modalità diverse.
Ma quello che è sotto gli occhi di tutti sono le condizioni di
degrado e di non sicurezza in cui versa la stazione di Legnano.
La ferrovia taglia in due la città ed assolvendo a funzioni,
sia internazionali (viaggiatori e merci), sia regionali (quasi
esclusivamente viaggiatori) non può svolgere un effettivo ruolo
di asse di forza (metropolitana regionale) anche se in
prospettiva verrà sempre più interessata dal SFR - Servizio
Ferroviario Regionale, per ora limitato alle sole corse
dirette/provenienti dal Passante di Milano (a mezzo servizio).
L’auspicio
è di riprogettare il SFR con un ruolo di linea di forza
rispetto ai servizi
automobilistici.
In
questo quadro, uno dei nodi “centrali” per ripensare la città
è quello di rendere effettivo l’interscambio ferro - gomma:
ripensare cioè a quella parte di città che gravita lungo la
ferrovia che risulta esserne barriera architettonica ed in
particolare alla sola parte in fregio all’attuale stazione.
E’
sempre possibile, da parte del Comune di Legnano, aprire una o
più trattative (con le diverse società ferroviarie) per poter
studiare una sistemazione definitiva e più appropriata, anche
per cogliere l’opportunità di trasformare questa parte di
città in luogo di nuova aggregazione sociale e non solo di
interscambio di flussi.
Eugenio
Probati
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20 Mag 2002 |
Educazione al consumo |
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Si a scuola alla Coop. A scuola di educazione al Consumo. Come
cartella il carrello, al posto di libri e quaderni i prodotti,
meglio se di marca perché i bambini sono molto sensibili alla
pubblicità, per compagni curiosità e fantasia. A tenere le
lezioni educatori di vario tipo, nazionalità e cultura. Uno per
ogni tipo di corso, come a scuola. Qualche risata, un po' di
agitazione, una merendina alla fine del corso e … la lezione?
Importante, ma non noiosa né tantomeno "pomposa". Una
lezione dal vero per insegnare ai bambini a districarsi tra
pubblicità, vetrine, offerte speciali.: "Una volta c'era
il bosco e ai bambini si insegnava a riconoscere le erbe buone
da quelle cattive…" rubo la frase ad un'importante
sociologa. "Oggi c'è un altro bosco, popolato di etichette
e prezzi… "" aggiungo, lasciando al lettore il
compito di concludere la frase, perché le frasi possono essere
molte, tutte diverse fra loro, ma nello stesso tempo unite da un
unico denominatore comune: la tutela del proprio benessere,
fortemente condizionato da come e cosa si acquista. Qualità
della vita? Anche…. Nel mondo Coop, questi corsi si fanno da
tempo. E si fanno seguendo percorsi e programmi studiati in ogni
minimo particolare e affidati a personale competente, tanto che
il Ministero della Pubblica Istruzione ha scelto Coop come
referente (per tre anni) per le iniziative di educazione
alimentare e di consumo consapevole. Mentre scrivo "l'anno
scolastico" non si è ancora concluso, tuttavia per Coop
Avanti è già possibile fare un bilancio e una sintesi . Quanti
bambini? Più di 800. Quali scuole?: Dante Alighieri, Pascoli,
Manzoni, Carducci di Legnano. Materna ed elementare di Canegrate
Età dei ragazzi:? Dai 5 ai 12 anni Supermercati coinvolti? Coop
Avanti di Via Genova, Coop Avanti di Via Barbara Melzi, Coop
Lombardia di Viale Toselli . Risultati? :Già l'anno scorso i
risultati sono andati al di là delle previsioni, ma nessuno di
noi pensava che nel 1999/2000 le adesioni sarebbero state il
doppio. Così che : quando ad ottobre/novembre 1999 ci siamo
riuniti per fare il punto della situazione, visto il numero
delle domande e le nostre risorse sia logistiche che
"umane" abbiamo temuto di non riuscire ad accontentare
tutti. Poi ci siamo guardati in faccia e da buoni cooperatori,
abbiamo detto. "Non si può dir di no.." Sia pure con
un certo sforzo, ce l'abbiamo fatta. Il risultato si legge nei
numeri e nella frequenza, si percepisce nell'entusiasmo dei
ragazzi che lo raccontano a casa e lo commentano con gli adulti,
si concretizza nella palese convinzione degli insegnanti, che
hanno capito le vere motivazioni di Coop. "Non si tratta di
un'iniziativa pubblicitaria, ma di un vero e serio progetto
educativo." ha detto qualcuno di loro….. … Alle volte
ci penso … e li facessimo anche per gli adulti?…..
Rosa Romano
(articolo pubblicato nel 2000)
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17 Mag 2002 |
Riflessioni sulla legalità |
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Sarà superfluo
ma non guasta ribadirlo: siamo per l’assoluta e intransigente
tutela della legalità in ogni contesto del vivere civile. Siamo
umilmente al fianco di tutti coloro che per mantenere la legalità
lavorano, si impegnano e spesso mettono a repentaglio la propria vita così come accade per i
magistrati e le forze dell’ordine. Detto questo non possiamo
però non rimanere stupiti dall’enfasi del comunicato stampa
diffuso ieri dall’ufficio stampa della Giunta, nel merito
della vicenda che ha portato al fermo di alcuni extracomunitari
sorpresi in attività di commercio illecito. Per l’operazione
sono stati schierati dodici agenti di polizia urbana, 2
ufficiali giudiziari, 4 autovetture, un furgone mobile e
un’auto civetta che hanno
circondato una zona di qualche centinaio di metri quadri
prospiciente l’entrata dell’Ospedale. Giusto! Era necessario
ristabilire la legalità, anche per tutelare tutti i
commercianti che onestamente svolgono la loro attività e che
pagano regolarmente le tasse. Ma poi bisognerà che qualcuno che
siede nella stanze del potere spieghi ai cittadini perché non
si è ristabilita in questi anni e con altrettanta
determinazione la legalità
all’interno dell’area ex-Cantoni, dove vivono decine
di uomini, donne e bambini in regola con il permesso di
soggiorno. Tutti ricordano il
rogo, i blitz delle forze dell’ordine,
e tutti ci siamo chiesti come fosse possibile che
quella assurda vita all’interno dei capannoni
ricominciasse sempre come prima, in una sorta di zona franca
territoriale e legale. Le scuse per questo protrarsi delle cose
possono essere innumerevoli e in alcuni casi esse sono
giustificate dal buon senso, ma bisognerà pure che prima o poi
qualcuno ci dica dove queste persone dovranno decorosamente
alloggiare per vivere dignitosamente e nel rispetto delle leggi
del nostro Stato. Bisognerà con determinazione perseguire
coloro che, approfittando di situazioni di debolezza, sfruttano
la manodopera sottopagandola e facendola lavorare in nero.
Bisognerà insomma cominciare a ripensare seriamente al concetto
di legalità di cui tanti parlano per difendere anche i propri
legittimi interessi, senza però dimenticare di tutelare
tutti nella propria dignità di persone, avendo come riferimento
il rispetto delle regole che
democraticamente il nostro Stato si è dato o si darà.
Alberto
Centinaio - Portavoce Circolo della Margherita di Legnano
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15 Mag 2002 |
Buone idee mal realizzate! |
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Ieri,
14.5.2002, presso le scuole Rodari di via dei Salici, si è
tenuta la conferenza sul tema: "Pubblicità, vendita ed
educazione al consumo", organizzata dal Comune di Legnano
e dalla Provincia di Milano.
Dato
il tema ci sono andata convinta
di trovare
moltissima gente, ma sono rimasta delusa. La sala era
pressoché deserta.
Peccato
perché, visto il
materiale distribuito, i manifesti
affissi in città,
e tenuto conto che la relatrice – consulente della Provincia -
veniva da
fuori, ritengo che
la serata sia costata molto
più di quanto abbia
effettivamente dato, in termini di informazione, alla
collettività.
Non
è sterile polemica la mia,
ma una considerazione
oggettiva. L’educazione al consumo responsabile, infatti,
è un tema che mi
sta molto a cuore
e verso il quale Coop Ticino Olona
- già ex Coop Avanti –
del cui Consiglio d’Amministrazione faccio parte, ha
investito buona parte del suo bilancio sociale.
E’
quindi con un certo rammarico che mi chiedo perché
l’Amministrazione Comunale, nell’organizzare tale serata,
non abbia
coinvolto e/o tenuto
conto di realtà locali (come quella di Coop Ticino Olona che da
anni – dico da anni – promuove corsi e animazioni di
educazione al consumo responsabile, con adesioni
che sono a dir poco spettacolari : mediamente 800 ragazzi
facenti parti dei comuni di Legnano, Canegrate, Dairago).
Come
sarebbe stata la serata se, anziché agire sola e isolatamente,
avesse fatto partecipe non solo Coop Ticino Olona , ma
anche altre Associazioni?
Chissà,
forse l’iniziativa avrebbe avuto maggiore successo e i soldi
spesi sarebbero stati soldi ben spesi!
Rosa
Romano
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14 Mag 2002 |
La Margherita: un'idea politica
personalista e comunitaria |
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Riprendiamo da "Aggiornamenti Sociali" di maggio 2002 un passo
dell'intervento di Lorenzo Gaiani, responsabile del Centro di
iniziativa democratica delle ACLI milanesi: <<La
Margherita dovrebbe infatti qualificarsi come soggetto portatore
di un'idea politica personalista e comunitaria, sottolineando
cioè che ogni politica deve avere alla base l'essere umano
nella sua dimensione di "persona", di soggetto, cioè,
unico e irripetibile, dotato di una dignità originaria,
titolare di diritti specifici i quali non possono essere nè
sottomessi nè coartati rispetto alle presunte logiche superiori
degli Stati totalitari>> [...] <<Nello stesso tempo,
il personalismo rifiuta la logica dello Stato liberale che
legittima la preminenza dell'interesse individuale sul bene
comune, contrapponendogli un nuovo modello di democrazia basata
sull'organica ripartizione delle funzioni sociali e sulla
responsabilità personale>>.
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7 Mag 2002 |
Legnano, una città dei bambini? |
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Possiamo definire Legnano una “città
dei bambini”? Accompagnandoci in un viaggio “virtuale”
nella città, alcuni genitori, ci aiuteranno a capire meglio il
progetto e perché, oggi, non sia proprio possibile parlare di
Legnano come della “città dei bambini”. Iniziamo con le
strade: mandereste i vostri bambini e le vostre bambine a
prendere un gelato, se il gelataio si trovasse sotto casa?
“No”, ci rispondono più mamme intervistate davanti a un
gelataio di Legnano. Insiste una mamma: “Le strade non sono
abbastanza sicure per lasciar camminare da sole due bambine
piccole come le mie, che frequentano le elementari; ma non vanno
nemmeno a scuola da sole, pure essendo l’istituto molto
vicino”. “C’è un altro problema che ci preoccupa –
aggiunge una giovane mamma –: se dovesse succedere qualcosa,
ad esempio perdessero la strada, può capitare, a chi potrebbero
chiedere aiuto, dove potrebbero rivolgersi?”. Occorrono,
quindi, più ambiti pedonali, maggiore controllo sulla strada e
la possibilità di fidarsi della “città” nel suo insieme.
Le scuole, uno spazio per eccellenza dei bambini: abbiamo
chiesto ad alcune maestre di Legnano cosa pensassero del
progetto e molte delle risposte sono risultate concordanti:
“Oggi – ci dicono – non si può parlare di progetti
unitari per i bambini. Non si partecipa a progetti comuni sul
territorio”. Quando parliamo delle possibili proposte, le
maestre fanno elenchi “chilometrici”, ma ci piace riportarne
due, in particolare: la sensibilizzazione dei bambini nei
confronti del verde che li circonda, con un’attenzione
particolare per le zone verdi della loro scuola. Secondo un
possibile progetto, i bambini saranno coinvolti in prima persona
nelle attività pratiche che prevedono lo studio del terreno, la
semina e la cura delle piante. Un primo passo, secondo le
maestre, per aiutare i bambini a partecipare alla progettazione
della città. L’importante è che il progetto sia condiviso da
tutte le scuole del territorio: deve essere un progetto
cittadino e non della scuola. Per le maestre, inoltre, risultano
importanti anche i laboratori, con animazioni teatrali e
spettacoli sui temi della città, come rumore, sicurezza e
parchi giochi. Sempre in ambito “educativo”, nel nostro
viaggio virtuale, abbiamo anche rintracciato un paradosso:
frequentando spesso le biblioteche del nostro territorio, che
pur hanno un piccolo spazio dedicato ai bambini, ci siamo resi
conto che non sono proprio a misura di bambino: “I banconi
troppo alti – osserva un papà che ha accompagnato il suo
bambino in biblioteca – come può un bambino di sette anni
chiedere in prestito un libro se chi è dall’altra parte
nemmeno si accorge di lui? Ancora: libri posizionati in scaffali
“non a misura di bambino” sono per loro irraggiungibili:
spesso ci rinunciano, o sono costretti a chiedere aiuto. Sono
tanti gli esempi che possiamo trovare, basta accompagnarli e
ascoltarli”. C’è veramente molto da fare a Legnano:
speriamo che le prossime elezioni non blocchino il progetto e,
soprattutto, che coloro che decideranno di partecipare al gruppo
permanente di lavoro che nascerà dal prossimo seminario
promosso dal Comune, possano elaborare una proposta progettuale
“accessibile” soprattutto dai bambini di Legnano. C’è il
rischio, purtroppo, che si prendano del progetto solo le
esteriorità, senza mettere in pratica la partecipazione dei
bambini ai vari PRG, che dovrebbero esprimere le loro esigenze,
che non possono essere ascoltate nella singola giornata del
“consiglio” loro dedicata.
Anselmina Cerella -
Legnano
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6 Mag 2002 |
Il TG1 specchio dell'Italia scudettaiola e blasfema |
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Domenica
5 maggio 2002, ore 20: con la consueta precisione inizia il TG1,
da cui molti cittadini paganti il canone si aspettano
un’informazione ponderata sui principali avvenimenti nazionali
e mondiali.
Ed ecco, già in
apertura, calcio, calcio, e poi ancora calcio! Il più
importante telegiornale nazionale inizia la sua principale
edizione parlando di scudetto, come se da questo dipendesse la
vita di tutti gli italiani, juventini e non.
Fino alle 20 e 12, e
poi anche dopo, le nostre case si riempiono di calcio, con una
breve parentesi sulle elezioni presidenziali francesi: quel poco
che basta a dire che Chirac ha vinto, come si prevedeva.
Un cronista da Torino
continua a evidenziare che il calcio unisce! Tant’è vero che
pochi minuti dopo, in un altro servizio da Roma, si dà spazio
al rancore di tifosi che avrebbero voluto veder perdere la
propria squadra pur di non fare vincere lo scudetto a
un’altra. Fulgido esempio decoubertiniano! E a condire il
tutto una bestemmia, a conferma dell’importanza della grande
enfasi da scudetto a cui ha prestato un’esagerata attenzione
la TV pubblica finanziata da tutti i cittadini.
Ne è apparsa
un’ottima riscrittura dell’art. 1 della Costituzione:
“L’Italia è una repubblica fondata sul calcio”. Sì,
perché questa è l’immagine dell’Italia che ha dato la
nostra TV di Stato. Con delle ciliegine sulla torta non del
tutto trascurabili: un Fiorello che in chiusura ha pontificato,
parlando di calcio ovviamente! E nelle altre notizie, date di
corsa, uno strafalcione geografico, perché è stato detto:
<<Frana sulla statale 337 della Val di Getto>>. Ma
quella valle si chiama Val Vigezzo! Lo sa anche chi non è di
quelle parti, se non altro perché
ha visto il “Grande Fratello”. Questa gaffe geografica va ad
aggiungersi ad un’altra decisamente imponente: quella in cui
si mostrava, giorni fa, che il piper schiantato contro il
Pirellone era partito da Locarno in provincia di Vercelli. Ma al
TG1 lo sanno che esiste anche una Locarno che è una delle città
più importanti della Svizzera italiana? E meno male che
Berlusconi ha cambiato i direttori!
Il saggio presidente
Pertini un giorno si infuriò perché alla radio si parlava
troppo di sport. Cosa direbbe oggi il tanto compianto presidente?
Stefano Quaglia - Legnano
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10 Apr 2002 |
A proposito di metropolitana ... |
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Il parere di un nostro simpatizzante in merito alla
proposta del senatore di An Giuseppe Valditara per la
costruzione di una metropolitana fra Rho e Malpensa.
Scarica il
documento
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29 Mar 2002 |
Documento della Margherita e della Lista Di Pietro contro il
nuovo PRG |
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Scarica
il documento
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14 Mar 2002 |
Intervento di un giovane delegato al Congresso del PPI |
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Su segnalazione dei giovani Popolari legnanesi
pubblichiamo integralmente l'intervento di Federico Manzoni,
giovane delegato al Congresso nazionale. Scarica
il documento
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11 Mar 2002 |
Lettera aperta al Sindaco dalle donne del centrosinistra |
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Egregio
Sig. SINDACO
Comune
di Legnano
In
occasione della ricorrenza dell'otto marzo desideriamo esprimere
alcune riflessioni dal punto di vista delle donne sulla nostra
città.
Nonostante
sia patrimonio comune che la civiltà di una città si manifesta
soprattutto attraverso l'attenzione che l'Amministrazione locale
esercita nei confronti di tutte le differenze che compongono il
tessuto sociale e la loro valorizzazione come risorsa della
collettività, viviamo sulla nostra pelle il totale disinteresse
di questa Amministrazione per le problematiche specifiche che
andrebbero affrontate per costruire una città "più
amica".
Per
questo motivo vivere a Legnano è per le donne tutt'altro che
facile, dovendo farsi personalmente carico di tutte le carenze
dei servizi di carattere sociale.
Pensiamo
ai servizi all'infanzia: non si riesce ad uscire dall'emergenza
delle lunghe liste d'attesa che, partendo dai nidi, si stanno
ormai estendendo anche alle scuole materne, nonostante le
disponibilità economiche previste dalla Legge finanziaria 2002
(art.70) per la costruzione di nuovi nidi; anche per quanto
riguarda le vecchie strutture, la manutenzione degli edifici
scolastici comunali è scarsa e viene eseguita solo dopo
estenuanti trattative tra i responsabili e le famiglie degli
utenti.
Non
va meglio agli anziani, per i quali nella nostra città vengono
costruite lussuose ma carissime case di riposo, mentre per
l'anziano che desidera restare nella propria casa (come sarebbe
giusto), non sono previsti adeguati interventi di assistenza
domiciliare, per i quali occorre ancora una volta mettersi in
lista d'attesa, né centri diurni funzionanti.
Dalla
Comunità Europea vengono continuamente offerte opportunità
alle donne che vogliano sviluppare progetti di imprenditorialità,
ma ciò non viene tradotto dall'Amministrazione locale in azioni
positive per aiutare le donne ad accedervi.
Una
parte consistente del lavoro di cura viene svolto, anche nella
nostra città, da donne immigrate: per loro non è previsto
alcuno strumento di accoglienza, nemmeno l'accesso al previsto
mini-dormitorio di via Ticino spacciato per centro di prima
accoglienza.
La
Legge 53/00 imponeva ai Comuni di dotarsi entro breve tempo di
un piano regolatore dei tempi della città per armonizzare i
tempi di vita/lavoro e favorire l'accesso ai servizi. Su
iniziativa della ormai defunta Commissione femminile era stato
indetto un bando di concorso per uno studio preventivo al
proposito, che non ha però avuto alcun seguito per incuria e
disinteresse dell'Amministrazione. Ad oggi la città non ha
ancora un piano regolatore dei tempi!
Anche
un importante servizio come l'Ufficio Relazioni col Pubblico è
di fatto, per i suoi orari, inaccessibile per la maggioranza dei
cittadini.
Amministrare
una città è certamente impresa non semplice. Esistevano
tuttavia nella nostra città istituzioni per facilitare il
compito: ci riferiamo alle Circoscrizioni che, per la vicinanza
al territorio, sono stati strumenti sensibili per la rilevazione
dei bisogni e per la partecipazione democratica dei cittadini;
alla Commissione femminile che, nel periodo in cui ha tentato di
operare, ha dato un contributo di idee caduto purtroppo nella
totale indifferenza (fino alle dimissioni, per protesta, di
alcune componenti); al Centro Donna, chiuso da anni, una volta
luogo di incontro e di raccolta di idee per la città. Nemmeno
nell'ambito ristretto degli uffici comunali, dove l'occupazione
è prevalentemente femminile, si è ritenuto di costituire la
Commissione Pari Opportunità prevista dalla legge.
La
ringraziamo per l'attenzione che vorrà dare a questa lettera,
con l'augurio che possa suscitare qualche opportuna riflessione
ed un maggiore impegno per il benessere di tutta la
cittadinanza.
Le
donne di: Democratici di Sinistra, Lista per Legnano,
Margherita, Rifondazione Comunista, Socialisti Democratici
Italiani.
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7 Mar 2002 |
Vita del pendolare legnanese |
Caro Circolo della Margherita,
vorrei renderVi partecipi di una mia opinione circa le
dichiarazioni dell'Amministratore Delegato delle FS Cimoli, che
ieri ha proclamato il primo bilancio in attivo per le FS dicendo
anche che le Ferrovie dello Stato sono le prime in Europa per
quanto riguarda la sicurezza. Secondo Cimoli, nell'anno in corso
ci sono stati 0,28 incidenti tipici contro lo 0,6 registrato
nelle principali reti europee.
E allora mi chiedo cosa significa il termine
"sicurezza" per le FS alla luce di alcuni fatti che ho
vissuto personalmente.
06/03/2002: alle 7,27 arriva a Legnano il treno delle 7,16 per
Milano Porta Garibaldi. Su 5 vetture, non solo 2 sono di 1°
classe (di cui i pendolari non se ne fanno nulla), ma 2 hanno le
porte sbarrate. E in caso di incidente come si esce dal vagone?
TAF ovvero Treni ad Alta Frequentazione: sono quei treni
inspiegabilmente corti, su cui spesso si viaggia in piedi, che
vanno nel passante ferroviario di Milano. Di questi non ne ho
ancora trovato uno con i martelletti frangivetro posizionati
negli appositi supporti. Per non parlare di quando, su questi
treni sprovvisti di finestrini, non funziona l'areazione.
Circa 15 giorni fa all'ingresso dello scalo Farini di Milano ho
visto un locomotore diesel da manovra (quelli verdi che hanno
una sagoma simile alle vaporiere) deragliato sugli scambi.
Circa un mese fa, una mattina alle 7,35 arriva a Legnano il
regionale delle 7,16 proveniente da Domodossola per Milano Porta
Garibaldi con un carrello in fiamme! Probabilmente quel treno
viaggiava sin da Domodossola con delle ruote frenate, attorno
alle quali si è sviluppato poi l'incendio; però mezzo metro più
sopra erano seduti i passeggeri!
E quelle immense pile di traversine in legno probabilmente
impregnate con arsenico o creosoto che si vedono talvolta
accatastate per lungo tempo, non coperte da teloni (come ad
esempio in prossimità di Milano Certosa): quando piove
l'impregnante va nel terreno e inquina!
Se questa è la sicurezza secondo le FS, preferisco un bilancio
con un leggero passivo a fronte di un servizio ben reso ai
passeggeri e anche a chi vuole spedire le merci per ferrovia!
Anche su questo aspetto mi chiedo: che senso ha continuare a
dire che le merci devono essere spostate dalla gomma alla rotaia
quando vediamo gli scali merci delle stazioni scomparire poco a
poco?
Grazie per la Vs. attenzione.
Stefano Quaglia - Legnano
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16 Feb 2002 |
Contributo
dell'Associazione culturale e politica Polis in vista delle
elezioni amministrative 2002 |
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1. A pochi mesi dal voto popolare che dovrà
rinnovare l’amministrazione del Comune di Legnano, la situazione
appare ancora avvolta da una consistente nebbia. I cittadini
sanno ben poco sui candidati che si presenteranno per la carica
di sindaco e sugli schieramenti che li sosterranno, tanto meno
sanno qualcosa sui programmi. Alcune cose paiono chiare e
acquisite, come lo scontro diretto tra centro-destra e
centro-sinistra all’insegna di una dinamica bipolare; ma al di
là di ciò permangono molti interrogativi, riferibili sia al
ruolo dei due ultimi sindaci (quello uscente, Cozzi, e il suo
predecessore, Turri) sia al tipo di schieramento che metterà
assieme il centro-sinistra, dopo la decisione dei Verdi e di
Rifondazione Comunista di correre con propri candidati. A noi
non interessa entrare nel merito di queste scelte: ci preme però
richiamare alcune questioni che ci sembrano importanti e che
vorremmo sottoporre a un dibattito il più ampio possibile, che
ci auguriamo possa coinvolgere non soltanto le forze politiche,
ma anche gli altri soggetti della società civile e, in
particolare, del mondo cattolico legnanese. Chiediamo a tutti di
rompere il silenzio che circonda certi problemi, perché è
interesse di tutti che ci siano amministratori, politici,
partiti sani e ben funzionanti.
2. Poniamo anzitutto – e ancora una volta con
allarme – la questione della ‘leggerezza’ eccessiva dei partiti
attuali che appaiono sempre più come piccoli comitati di poche
persone, alle quali peraltro compete l’enorme potere di
scegliere i futuri amministratori. Eravamo stati in prima linea,
dieci anni fa, nel denunciare la deriva partitocratica e la
corruzione del sistema politico di allora, anche a Legnano.
Siamo convinti che quel tempo e quei fatti non possano essere
dimenticati, ribaltando troppo comodamente colpe e
responsabilità sui magistrati e su quanti operarono per un
cambiamento reale della politica. Ma dobbiamo pur dire che non
erano questi i partiti (di destra, centro o sinistra che siano)
che speravamo di avere. Crediamo che sia giunto il tempo nel
quale tutti si interroghino sulla forma che i partiti hanno
assunto oggi, anche a Legnano: Quali le reali motivazioni
ideali? Quali le forme di una militanza sentita e orgogliosa?
Quali le forme di un ‘farsi le ossa’ in attesa di ‘correre’
nelle istituzioni? Quali i sistemi di selezione democratica
interna? Sono interrogativi cruciali, che meritano una risposta
meditata e certo non definitiva. Essi diventano ancora più gravi
se posti a livello nazionale: sono da considerarsi davvero
democratici quei partiti nei quali il capo indiscusso cambia le
strategie (e non solo la tattica) e sposta gli uomini come più
gli aggrada?
3. Poniamo altresì qualche domanda sul
significato dato al turno elettorale. Più volte in passato,
abbiamo sottolineato l’importanza di presentare ai cittadini un
‘progetto di città’, utile per far capire in quale direzione si
volesse andare, con quali programmi, quali valori, quali scelte
concrete, marcando con ciò le eventuali differenze tra gli
schieramenti. Raramente siamo stati accontentati, ma non per
questo rinunciamo a porre nuovamente la domanda. Vogliamo però
sottolineare adesso come questa ricerca di un ‘progetto’ implica
un’idea di competizione elettorale che sia portatrice di una
carica educativa e in senso forte davvero democratica. Cosa
intendiamo dire? Che per noi le elezioni non sono un momento
fine a se stesso, nel quale si vince o si perde e tutto si
esaurisce. Noi pensiamo alle elezioni anche come momento per
suscitare energie che rimangano attive per qualche anno almeno
(candidati che accettino non solo di dare il proprio nome, ma
pure di dedicare in seguito del tempo alla propria città, anche
se non eletti); come tappa di una storia che prosegue, nella
quale i capitoli tristi si alternano a quelli più felici. Con
altre e più crude parole, diciamo no a candidature più o meno
improvvisate, che lasciano il tempo che trovano; sì a
candidature di persone disposte a lottare per un quinquennio,
qualunque ruolo gli elettori loro assegnino, pronte a
ripresentarsi la volta successiva, con maggiore esperienza e più
possibilità. E diciamo anche che i metodi per la scelta dei
candidati dovrebbero essere improntati a criteri di massima
trasparenza e partecipazione, evitando quei balletti di
indiscrezioni, candidature e veti incrociati che non fanno altro
che aumentare la confusione dei cittadini.
4. Dalla richiesta di un partito meno
evanescente e dalla necessità di intendere le elezioni come
tappe provvisorie di un percorso politico, deriva pure la
sottolineatura di una necessaria presenza permanente nella città
e di un dialogo costante con chi vive in essa. Quanti legnanesi
hanno sentito davvero in questi cinque anni la voce dei partiti?
Cosa hanno saputo dire i loro esponenti sui problemi della
città? Quali persone hanno saputo raccogliere attorno a sé nei
quartieri, tra i giovani, le mamme, gli anziani? Come hanno
incanalato le richieste della gente per portarle entro le sedi
istituzionali appropriate? Come si sono spiegati e fatti
ascoltare dalle persone? Queste domande sono necessariamente più
delicate per il centro-sinistra che non per il centro-destra,
che può tranquillamente mietere consensi al riparo del fascino
megalomane del suo capo e che si può giovare della tradizione
moderata di Legnano (ma fino a quando?). Il centro-sinistra,
invece, fortunatamente privo di un grande capo, ma ahimé
popolato da tanti litigiosi capetti, deve pur cercare di
rispondere alle cruciali domande sopra poste: è in gioco la sua
stessa sorte!
5. In un tempo dove dominano le comparsate
televisive, con i soliti salotti e le solite facce capaci di
fare ‘audience’ (l’immancabile Mussolini, l’immancabile
Bertinotti…), noi chiediamo che dal basso, dalla dimensione
cittadina, venga una significativa correzione di rotta.
Chiediamo candidati (alla carica di sindaco o di consigliere)
che mettano anzitutto in campo il loro cuore e la loro
intelligenza, la loro passione e la loro concretezza di persone
che studiano, lavorano, amano. Candidati disposti a parlare
anche al cuore della gente e non solo al loro portafoglio (a
destra) o al loro risentimento (a sinistra). Candidati che osino
porre agli elettori i problemi reali della città, anche a costo
di non essere eletti; che sappiano parlare di buona
amministrazione e di bilanci comunali, ma anche di servizi
pubblici, di asili nido e dei problemi delle donne; che
ardiscano rivolgersi ai giovani trattandoli per quello che sono
e non come dei pupazzi consumisti ai quali strappare un voto;
che ribadiscano che, al di là delle emergenze ambientali legate
allo strapotere dell’auto, è tutto il nostro modo di vivere che,
piano piano, dal basso, va ripensato; che ributtino in faccia ai
bravi legnanesi il dramma degli extracomunitari privi di casa…
Utopie? È possibile: siamo da anni vaccinati al
riguardo e non ci facciamo illusioni di sorta. Noi però
continuiamo testardamente a credere che i dati nudi e concreti
della realtà quotidiana abbiano sempre bisogno di essere
corretti e vivificati dall’afflato dell’utopia.
Legnano, 8 febbraio 2002
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12 Feb 2002 |
Lettera
al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi |
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Gentile
Sig. Silvio Berlusconi,
ricevo
in data 30 Gennaio una Sua missiva con contenuto allegato
rispetto alla quale mi premuro di esprimerLe personali
perplessità che cercherò di elencare con precisione e sintesi.
·
Innanzitutto Lei si rivolge a me, cittadina Italiana, a
lei sconosciuta con un “intimo” Cara
amica…
Le
faccio presente che non intercorre tra di noi nessun rapporto di
amicizia, né diretta né epistolare, come è stato per gli
altri Presidenti del Consiglio, che peraltro non si erano mai
permessi di rivolgersi a un cittadino/a con tale familiarità.
Non
siamo amici innanzitutto perché io non l’ho votata, ma
soprattutto perché
sono fiera (e spero di continuare ad esserlo) di non annoverare
tra le mie amicizie persone inquisite o implicate in atti
giudiziari o a loro volta in rapporto con supposti personaggi in
odore di mafia.
Vanto
amicizie con uomini e donne stimati e puliti, capaci di parole e
gesti ricchi di altruismo e di solidarietà con il genere umano,
persone che non hanno posto il potere e il denaro come
principali scopi di vita…
Quindi
capirà la mia fatica a pensare di inserirla in un gruppo con
queste caratteristiche…Le mancano proprio i requisiti
fondamentali…Niente da fare, neppure se mi sforzo…
·
In secondo luogo non desidero ricevere da lei nessun tipo
di “omaggio” o di “regalo”. La prego, non si offenda: so
che la buona educazione mi imporrebbe di accettare, perché “a
caval donato non si guarda in bocca”, ma in questo caso è il
mio senso morale che mi invita a guardarci, eccome. So che
questo gesto è la massima espressione del Suo modo di
interpretare i rapporti umani ed in particolare le relazioni
amicali, che si traduce spesso in “io ti do, tu mi dai”,
oppure nel colpire la sensibilità dell’altro con gesti di
falsa generosità e di bieco altruismo. Lo ha ampiamente
dimostrato a tutti i cittadini Italiani durante questi mesi di
governo: è molto lunga e variegata la lista di “omaggi” e
“regali” con i quali ha inondato i suoi senatori,
parlamentari, sindaci, segretari e collaboratori per
“ringraziarli” del lavoro svolto. Ci sfiora l’insano
dubbio che tutto ciò che hanno fatto in questi mesi di impegno
politico l’abbiano fatto per Lei, Signor Presidente, non per
il popolo italiano o quanto meno per quella parte di popolo che
l’ha votata! Che strano, i miei genitori mi hanno insegnato
fin da piccola che l’impegno politico è un servizio alla città,
al paese e come tale deve essere svolto, in piena libertà.
Possibile che nessuno dei suoi “amici” di partito si sia
sentito offeso da un gesto così inopportuno, non si sia sentito
“comprato” in qualche modo e costretto a dover dire
“grazie”?
Capisce
ora perché sono così resistente ad accettare: non vorrei che
Lei si illudesse che io Le sia debitrice di qualche cosa, non
vorrei ne soffrisse e che ci rimanesse male se poi non arrivasse
ciò che lei desidera.
Quindi
non accetto per il Suo bene, per risparmiare una frustrazione ad
una persona che, come Lei, non riesce ad accettare che la realtà
sia diversa da come Lei desidera, tanto da arrivare a
manipolarla come vuole.
Come
reagirebbe? La sua identità potrebbe risentirne.
Le
rispedisco quindi l’oggetto omaggiato, ne faccia Lei buon uso
e La invito, con rispetto, a lasciare che i nostri rapporti si
mantengano distanti ma corretti come lo sono stati fino ad oggi,
a rimanere in fondo “non” amici come prima!
Laura
Bruschetta - Legnano
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