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Anno 2002

9 Dic 2002 Non muoversi, oggi

Il titolo viene in mente pensando a uno spot che trasmetteva una nota casa automobilistica alcuni anni fa, quando si poteva ancora circolare non imbottigliati sulle strade.
Pensiamo alla nostra Legnano, dove in questi giorni scatta la corsa agli acquisti natalizi. Partiamo dal centro cittadino: la congestione da traffico regna sovrana, a quasi tutte le ore del giorno. Ormai, se si vuole andare in piazza San Magno o in corso Italia, conviene lasciare l’auto a Legnanello o a San Martino e poi proseguire a piedi, a meno che non si voglia girare oziosamente per mezz'ora alla ricerca di un parcheggio.
Ci allontaniamo dal centro e decidiamo di fare acquisti in via Barbara Melzi, ma anche qui la musica non cambia: code e pochi posti auto. Intanto i negozi di Legnanello a poco a poco abbassano le saracinesche.
Ci spingiamo ancor di più in periferia, per trovare entrambe le uscite autostradali e la via Saronnese bloccate a causa del forte afflusso di clienti verso i centri commerciali.
Muoversi oggi: ma come?
Innanzitutto bisogna fare in modo che la gente possa muoversi in città senza dover necessariamente fare ricorso all’auto. Perché a Legnano, anziché pensare solo ai parcheggi, non si cerca di riorganizzare il trasporto pubblico e invogliare i cittadini ad usufruirne? La vicina Varese ha introdotto riduzioni tariffarie per indurre il pubblico ad utilizzare il bus, da noi invece continuiamo ad assistere alla farsa di mezzi pubblici lenti, poco frequenti e cari. A Legnano andare in centro e ritornare con i mezzi STIE significa perdere tempo e spendere di più: come pretendere che la gente lasci a casa l’auto?
A parte l’urgenza di regolare la crescita dei moderni templi del consumismo, che rischiano di far perdere alle città quel tessuto di negozi che assicura loro vitalità, l’assedio dei centri commerciali, spesso ubicati in comuni limitrofi a quelli che ne patiscono le conseguenze da traffico, non può che far pensare che occorra mettere in atto fino in fondo gli strumenti di pianificazione a livello sovracomunale.
Senza soffermarci sull’arcaico confine provinciale che divide Legnano da Castellanza e Busto Arsizio, ormai fra loro conturbate, pensiamo allo strumento che in questi giorni la provincia di Milano sta malamente attuando: il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP)
Qualcuno definisce un po’ riduttivamente il PTCP una sorta di piano regolatore a livello provinciale, in realtà il PTCP è molto di più, ma a condizione di saperlo costruire in modo che sia efficace.
Nelle norme di attuazione il nuovo PTCP effettua continui rimandi agli strumenti urbanistici comunali relativamente alle regole per l’insediamento dei centri commerciali. E quando i grandi magazzini si trovano in prossimità di un confine intercomunale? Una situazione che Legnano conosce bene, come sulla SS 527 nella zona dello svincolo di Castellanza: a nord dell’arteria grandi strutture commerciali in territorio del comune di Legnano, a sud il comune di Cerro Maggiore si appresta a dare il via a un insediamento di circa 480.000 metri quadrati. In assenza di regole sovracomunali ogni Amministrazione non ha vincoli a tutela dei comuni vicini. Questo discorso si presta bene ad essere applicato anche al cinema multisala recentemente sorto a Cerro Maggiore in prossimità del confine con Legnano.
Dato che siamo anche in tema di traffico, cosa prevede il PTCP per la mobilità di Legnano e zona? Si potrebbe rispondere: nulla, o quasi! La tavola delle infrastrutture evidenzia la presenza di un trasporto pubblico in sede protetta che percorra tutto l’asse del Sempione fino a Legnano, ma nella relazione illustrativa non se ne precisa la tipologia e la fattibilità tecnica. Di cosa si tratta? Una tramvia? Una metropolitana? Una nuova ferrovia? Evidentemente la tanto sbandierata e azzardata metropolitana Molino Dorino – Legnano sta più nelle fantasie del centrodestra che nei progetti, altrimenti nel PTCP, redatto dal centrodestra che governa anche la Provincia di Milano, se ne parlerebbe esplicitamente.
Da una parte il Sindaco Cozzi, sostenuto dalla Casa delle Libertà, ha per ora solo nelle sue linee programmatiche un’interazione fra STIE (Legnano), AGESP (Busto Arsizio) e AMSC (Gallarate) per una migliore rete di trasporti pubblici nella zona. Dall’altra, lo stesso schieramento politico non propone nulla per il medesimo problema da parte della Provincia di Milano.
Nel PTCP è previsto un polo tecnologico a Cerro Maggiore, in prossimità dello svincolo autostradale di Castellanza, ma non si accenna minimamente a come si intenda mitigare l’inevitabile shock viabilistico che ne deriverà.
A breve i Circoli della Margherita di Legnano, Busto Arsizio e comuni limitrofi presenteranno alcune proposte in tema di mobilità, per dare risposte concrete a esigenze che ogni giorno si fanno più pressanti: ridurre l’inquinamento e muoversi nei nostri comuni.

Stefano Quaglia
Consigliere comunale della Margherita

9 Dic 2002 In ricordo di Nino Caponnetto
All'uscita dalla camera ardente di Paolo Borsellino aveva esclamato con voce rotta dall'emozione: "E' finita, è finita...".  Ma subito si pentì di quelle parole di sconforto e decise di dedicare gli ultimi anni della sua vita a seminare speranza.
"Non dobbiamo mai avere paura di sognare e di sperare. E' una ricchezza interiore che dobbiamo coltivare. Dobbiamo affrontare le difficoltà tenendoci per mano, sperando e sognando. Credo che l'avvenire stia dalla nostra parte. Quando nelle scuole mi chiedono se in un mondo così si può avere speranza, rispondo sempre con le parole di padre Turoldo: "Sperare è da eroi, ma non se ne può fare a meno". Oggi si deve sperare. Il dovere di ciascuno di noi  è proiettare l'animo verso il domani, verso la speranza. Solo così potremo fare passi in avanti. E ci troveremo a uscire dalla notte." (intervento alla scuola della Rosa Bianca, Brentonico, 24 agosto 1994)
Nino Caponnetto, cuore tenero e spirito forte,  lo ricordo così: mentre alla fine degli incontri, saluta il pubblico con le dita alzate in segno di vittoria. Lui, così fragile fisicamente, così riservato e delicato, così anti-eroe, mostrava una determinazione fuori dal comune nel combattere la buona battaglia per una giustizia autentica.
Per tre volte abbiamo raccolto le firme per la sua nomina a senatore a vita. Non ce l'abbiamo fatta. Purtroppo sono altri i personaggi che s'ammantano di tale titolo. Lui però non se l'é presa e ha tirato dritto, prodigandosi fino all'ultimo negli incontri nelle scuole per scuotere le coscienze giovanili.
Sulla sua bara i familiari hanno messo la toga e due rose: una rosa rossa, simbolo di dedizione e amore, e una rosa bianca, simbolo di saggezza e candore.
Splendida sintesi della sua esistenza. 
Grazie, nonno Nino, giudice delle due rose. 
Le rose hanno dato tutto e ora muoiono, che è un modo di dare ancora.

Giovanni Colombo
Presidente della Rosa Bianca
Consigliere comunale di Milano - indipendente DS

22 Nov 2002 Territorio, economia, servizi pubblici. Legnano e Busto "costrette" a collaborare

(articolo tratto dal numero di ottobre - novembre 2002 della rivista Polis Legnano)

Le amministrazioni comunali non mostrano grandi strategie politiche. E le buone occasioni ci passano sopra la testa...

Passati i festeggiamenti o le riflessioni estive (si è votato per il sindaco e il Consiglio Comunale sia a Busto che a Legnano), l’Altomilanese  è ora accarezzato dalle brume autunnali, propizie alle riflessioni di ampio respiro. E ce n’è proprio bisogno.

Perché l’Altomilanese, o Basso Varesotto, o Asse del Sempione, insomma quel glorioso distretto economico incardinato tra Busto Arsizio e Legnano, che già almeno 130 anni fa (e non sono pochi!) era avanguardia nel panorama economico e sociale italiano ed europeo, che ha vissuto l’impetuoso affermarsi del tessile cotoniero, della grande e piccola meccanica, le loro crisi, il nascere e il trasformarsi di banche gloriose ed efficienti, segnato dall’originalità del paternalismo industriale, cui ha fatto seguito un possente associazionismo con marcate connotazioni solidaristiche, quel distretto che ha saputo affrontare e volgere in positivo mille immigrazioni, che ha passato senza eccessivi danni il giro di boa della prima terziarizzazione degli anni ’80 del Novecento, oggi quel glorioso distretto non esiste più.

Un Comprensorio per l’Altomilanese?

O meglio esiste solo nelle programmazione dei contributi europei, come zona denominata “Asse del Sempione”, inserita nell’Obiettivo 2 per due consecutivi periodi di intervento, dal 1996 al 2006, con qualche variazione in termini di confini e di modalità di gestione.

E non ci sembra una bella cosa “esistere” non in termini di peso politico, di originalità di modelli socio economici sviluppati, ma solo in quanto bisognosi di aiuto.

Ben ha fatto il centrosinistra, per bocca di Livio Tamberi, a riproporre con forza nelle scorse settimane la necessità di un Comprensorio amministrativo, per ricercare spazi di coordinamento e di elaborazione di politiche, pur restando aperto il problema del rapporto con Busto, Castellanza e con la media Valle Olona.

Ma l’Amministrazione comunale legnanese, riconfermata dal voto del 26 maggio, al di là dei commenti di prammatica, non sembra sostanzialmente interessata alla questione. Ci pare più appassionata alla coltivazione del proprio orto... Ma fuori dall’orto, c’è un mondo che si muove, ci sono opportunità che si presentano a svaniscono, ci sono disagi, problemi e sofferenze che nascono e si ingigantiscono.

Polo Fiera di Rho, Arese e Malpensa

La grande Malpensa compie 4 anni, con il suo carico di problemi e opportunità: tutto ciò passa sempre più sopra la testa (letteralmente) di Legnano, senza che ci sia nemmeno all’orizzonte un progetto per intercettare, condizionare, connettere con il nostro territorio l’enorme infrastruttura.

Così all’inizio di ottobre Berlusconi ha posto la prima pietra del nuovo Polo fieristico di Rho, e, negli stessi giorni, gli stabilimenti automobilistici di Arese entravano in una fase di grave crisi, in un contesto urbanistico già ampiamente dismesso. Ma di tali questioni - geograficamente collocate a pochi chilometri da piazza San Magno - a Legnano non si discute. Probabilmente non se ne sa nulla di più di quanto riportano i giornali.

Il bello è che tutti concordano sul ruolo centrale che il presente ed il futuro delle aree di Malpensa e di Rho-Arese avranno sul territorio legnanese. E dunque sulla necessità di inserirsi nel gioco, di non lasciarsi semplicemente “occupare” da queste enormi operazioni il cui fulcro è chiaramente a Milano. Ma per inserirsi nel gioco, per far sentire la nostra voce, per offrire e cogliere opportunità e non solo ricadute negative, ci vuole, come minimo una forte progettualità: e su tali livelli una progettualità diventa “forte” solo se coordina, come minimo, Legnano e Busto Arsizio.

La nostra città aspetta segnali concreti in tal senso dall’Amministrazione comunale, dalle forze sociali ed economiche, dalla nuova Giunta di Busto Arsizio, che ha dato segnali di voler superare la chiusura autarchica imposta per 9 anni dal precedente sindaco Gianfranco Tosi. Non bastano più i  comunicati stampa o i convegni...

Programmazione territoriale

Anche per fare un nuovo Prg a Legnano, oggi, ci vuole una forte progettualità: la stessa, forse, che ci porrebbe in grado di colloquiare con Milano sulle grandi scelte lungo l’Asse del Sempione. Ci permettiamo di dubitare che tale progettualità sia presente nel documento urbanistico approvato dalla Giunta Cozzi-Tomasello, che dichiaratamente rinuncia ad affrontare i problemi della mobilità, che non comprende il Piano dei servizi (obbligatorio per legge e attualmente in fase di redazione, dopo l’approvazione del Prg e non come parte integrante dello stesso).

Un Prg debole, a nostro avviso, che al di là delle enunciazioni, non qualifica Legnano come fulcro di un Comprensorio, ma apre le porte a un ulteriore enorme centro commerciale (via Liguria), non affronta il nodo della collocazione nel territorio dell’Altomilanese delle attività industriali e artigianali, propone per l’asse centrale lungo l’Olona  (aree Cantoni e Bernocchi) soluzioni sostanzialmente speculative.

Un Prg peraltro coerente con le scelte di una amministrazione che da tempo ha rinunciato ad occuparsi, più in generale, di programmazione territoriale nei termini che si addicono a una realtà delle dimensioni socioeconomiche di Legnano. E vi ha rinunciato pur in presenza di numerosi differenti strumenti di intervento introdotti  dalla recente normativa urbanistica, a partire dai Piani integrati, utilizzati non come strumenti di progettazione partecipata, ma come più agevoli modalità tecniche per ratificare scelte unilateralmente compiute dagli operatori privati.

Largo ai centri commerciali...

Così, i più ingenti investimenti privati tesi a creare nuove strutture economiche degli ultimi 10 anni si collocano, nell’intera conurbazione Legnano-Busto, nell’area dei centri commerciali. Centri nati per decisioni assunte lontano da qui e comunque altrove, costruiti con la logica (ovvia) di minimizzare i costi dell’investimento (utilizzando aree nude, periferiche) e di esternalizzare il più possibile i costi per le necessarie infrastrutture.

Obiettivi quasi sempre centrati (la lunga querelle di Auchan non è certo da attribuirsi all’azione delle amministrazioni comunali), con l’ultimo esempio da manuale della multisala Medusa (con annessi e connessi) che blocca e bloccherà per ampi momenti della settimana l’accesso autostradale, l’asse Cadorna-Toselli e la strada di accesso a Cerro Maggiore.

La ricetta è sempre quella: pochi vantaggi per le collettività, molti costi. E non è ancora finita: Auchan sta raddoppiando, l’intervento di viale Liguria ci attende, un ulteriore centro commerciale starebbe per essere autorizzato in territorio cerrese vicino all’autostrada, ad intasare definitivamente l’uscita di Castellanza. Con l’amministrazione legnanese che approva, o tace, o esprime preoccupazioni formali ma non riesce (o non vuole) avere alcun peso politico in sede regionale per la revisione di decisioni di quel tipo.

Così la programmazione territoriale - quella che cambierà il volto, i valori economici, i luoghi di socialità, gli itinerari, la qualità ambientale delle nostre città e paesi - la stanno facendo gli uffici sviluppo delle catene della grande distribuzione.

Amga, Agesp e le “utilities”

La prima grande rivoluzione tecnologica che il terzo millennio ci presenta è rappresentata dalle “reti”: le nuove potenzialità tecniche rendono oggi possibile la creazione di potenti reti di infrastrutture, di comunicazione ed energetiche (telematica, gas, energia elettrica, illuminazione pubblica, teleriscaldamento, acqua potabile), fortemente integrate, che diventano elemento discriminante per lo sviluppo economico e sociale. Elemento particolare è che le reti interagiscono con il territorio fisico e rappresentano per l’ente locale una sfida e una risorsa formidabile.

Altro elemento centrale è rappresentato dalla necessità di conseguire, in materia di reti tecnologiche, dimensioni minime sufficienti, o meglio ottimali, per cogliere le economie di scala che, sole, rendono accettabili gli ingenti investimenti necessari alla loro realizzazione o adeguamento.

Legnano controlla una gloriosa ex municipalizzata, l’Amga, e, specularmente, Busto Arsizio si avvale dell’altrettanto radicata Agesp. Il buon senso vorrebbe che le due realtà stringessero forti accordi di collaborazione, al di là  di ogni discorso provinciale o comprensoriale. Non c’è bisogno di nessuna provincia dell’Altomilanese per impostare e sviluppare collaborazioni strategiche tra Amga e Agesp, che potrebbero contare su un bacino di riferimento di 200-300.000 abitanti.

Ma Amga e Agesp si parlano solo per litigare, nonostante da parecchi anni le due amministrazioni comunali si collochino nella medesima area politica. E non ci si aggrappi, a giustificazione, all’antica rivalità tra Busto e Legnano: oggi le esigenze di integrazione nel campo delle utilities non sono quelle degli anni ’70 e ’80, ma sono tali  imporre processi di integrazione al di là di ogni pigrizia o difficoltà relazionale, pena un futuro di svantaggio in termini di “competitività” territoriale e a forte rischio di colonizzazione.

Le strategie “ondivaghe”

Invece, se per ragioni geografiche forse ci sfuggono le strategie Agesp, quello che ci appare (potremmo sbagliarci per scarsa informazione!) delle politiche Amga è un ondivago gettarsi su servizi ampiamente diversificati a favore del Comune di Legnano e delle realtà circonvicine, teorizzando qua e là una vocazione all’espansione verso il Magentino, vendendo (vedremo fra qualche anno se a buon prezzo o meno)  lo strategico intervento del cablaggio in fibra ottica alla privata (e realtà di secondo livello nel settore) Edisontel, ignorando volutamente il problema delle economie di scala e  dell’integrazione territoriale dell’Altomilanese.

Percorso parallelo, anche se con identità e prospettive molto più definite, riguarda Euroimpresa, nata in esplicita contrapposizione al Polo Scientifico e Tecnologico di Busto e che continua a sviluppare la propria vocazione “legnanocentrica” nel campo del supporto alle imprese e delle opportunità di finanziamenti europei. Ben diversa, anche qui, sarebbe la prospettiva se esistesse un momento di forte coordinamento delle politiche territoriali di supporto allo sviluppo economico che coinvolgesse Legnano, il Legnanese, Castellanza e la Valle Olona, Busto Arsizio.

Senza un radicale cambio di prospettiva da parte di  Legnano e Busto (dove il nuovo sindaco, eletto da pochi mesi, ha dato segnali di voler fare uscire la città da un contesto di isolamento in cui la precedente amministrazione l’aveva condotta), la battaglia per riportare sul territorio le principali decisioni economiche e sociali che lo riguardano è persa. E non sarebbe una sconfitta da poco.

Piano di zona servizi sociali

Anche sul fronte dei servizi sociali è giunto il momento delle strategie e dell’integrazione. L’applicazione della Legge 328/2000, oltre ad una politica regionale che, piaccia o non piaccia, ridimensiona il ruolo dell’Asl in materia, pone in carico ai comuni il compito di: 1) strutturare e finanziare, su scala locale, le prestazioni di tutela sociale garantite a tutti i residenti dalla Legge; 2) integrare, su scala sovracomunale, gli erogatori accreditati, il mondo del volontariato, i servizi Asl e degli enti pubblici. 

Un compito non facile attende dunque il neo assessore Giovanni Grassi, tenendo soprattutto conto del livello particolarmente basso con cui tale processo si è svolto sino all’estate 2002.

Ma anche in questo campo, è possibile fare un buon lavoro di riassetto complessivo delle risposte che la società può dare al disagio che in essa cresce, senza un disegno complessivo che incardini le politiche sociali in un quadro di riferimento fatto di politiche territoriali (economiche e urbanistiche), formative, amministrative?

Servizi pubblici e sussidiarietà

E così il discorso si allarga, anche se l’ideologia dominante (perché di ideologia si tratta) tende a frammentare tutto, ad enfatizzare le regolazioni libere delle forze del mercato, senza che nessuno “ci pensi” esplicitamente. E qui il panorama si fa desolante, non tanto per il livello medio dei singoli servizi pubblici erogati, quanto per la loro efficacia rispetto all’obiettivo per cui sono stati pensati e vengono erogati.

Si ha la sensazione che Legnano produca servizi per i minori , per le categorie deboli, in materia viabilistica, di tutela ambientale, a supporto della scuola, a supporto del mondo economico e del lavoro, e via dicendo, con scarso risultato in termini di effettivo miglioramento della situazione e dei problemi, anche nel medio-lungo periodo. Probabilmente tale sensazione corrisponde alla realtà, e qualcuno addirittura pensa che sarebbe meglio lasciar perdere, semplicemente riducendo l’impegno pubblico o comunque collettivo.

Noi crediamo che mai come oggi il nostro territorio abbia bisogno di iniziative pubbliche e condotte da soggetti collettivi (innanzitutto dal mondo associativo), dando concretezza al tanto declamato, quanto concretamente accantonato, principio di sussidiarietà.

Iniziative pubbliche e collettive che, però, per risultare efficaci, devono inserirsi in adeguate strategie di sviluppo del territorio che, partendo da letture dell’esistente minimamente strutturate, orientino l’azione dei soggetti collettivi in termini di obiettivi da perseguire e di strumenti da attivare. In un quadro di integrazione tra le singole politiche settoriali e di integrazione territoriale di tutto l’Altomilanese.

Andare oltre il proprio “orto”

Oggi più che mai, lo ribadiamo, non sono proponibili politiche pubbliche veramente efficaci che non trovino momenti di forte coordinamento tra Legnano e Busto Arsizio, con i comuni circonvicini. E non ha senso ripetere che Legnano e Busto sono da decenni cresciute serene ignorandosi a vicenda: oggi il contesto economico e sociale, segnato da forti competitività territoriali su scala mondiale, non permette più il replicarsi di posizioni di chiusura, pena il rischio di perdere ogni leva di controllo sul proprio futuro.

La annunciata iniziativa dei comuni della media Valle Olona di coordinare in un Piano Integrato di Sviluppo Locale la loro azione amministrativa è sicuramente un segnale positivo, ma senza un ruolo attivo di Legnano e Busto Arsizio, il territorio e il “capitale sociale” da quasi due secoli sedimentato rischiano un melanconico declino, a prescindere dal “colore” dei sindaci.

Beninteso, il coordinamento tra le politiche pubbliche non presuppone necessariamente la creazione di nuove province, ma semmai il contrario: iniziamo, sulle tematiche sopra richiamate ad articolare strategie condivise, obiettivi comuni, approcci interdisciplinari, cosa che non si fa da anni. Su tali basi sarà ben più facile far valere presso i livelli superiori le necessità di autonomia amministrativa.

Subito dopo le elezioni amministrative di Legnano e Busto, mentre non si profilano all’orizzonte scadenze elettorali a breve, crediamo sia più che maturo il momento per avviare un lavoro di tale portata: la cui responsabilità è innanzitutto delle Amministrazioni comunali e delle loro Aziende, ma anche del mondo associativo, sia economico che sociale.

E per iniziare ci pare necessario un “colpo d’ala” che permetta a molti dei soggetti interessati di superare approcci ideologici semplificatori, personalismi e orticelli da coltivare.
28 Ott 2002 Riflessioni sulle origini della Margherita
La serata del 25 ottobre, prima del ciclo “I venerdì della Margherita”, mi ha offerto una serie di argomenti su cui riflettere.
La relazione storica di Giorgio Vecchio, non solo ha fatto conoscere a me, e credo anche ad altri, cose che non sapevo, ma, attraverso l’analisi della situazione storica, politica e sociale del primo novecento, analisi che in genere si è portati a sottovalutare, ha evidenziato la fragilità del sistema politico attuale, verso il quale occorre essere vigili, attenti, e il più possibile uniti.
In più occasioni Giorgio Vecchio ha ricordato quanto sia stato arduo far accettare il termine “democrazia” ad un certo ambiente  cattolico, in quanto tale espressione veniva ricondotta ad un non ben definito pensiero giacobino. Ecco, ho pensato, ogni volta che si parla della “democrazia” si scopre quanto questa parola, oggi così abusata e spesso anche mal usata, sia stata, in passato, “ostica e rivoluzionaria”, tanto che il solo fatto di pronunciarla, magari a voce alta, scriverla e farla propria, ha costituito motivo di lotta. Quindi, ho ricordato a me stessa, la nostra democrazia, a volte malata, a volte sofferente, non è un dono eterno piovuto dal cielo, ma eredità, conquistata con le unghie e coi denti dai nostri padri, e che, come nella parabola dei talenti, è nostro dovere custodire e far crescere.
Riscoprire, attraverso le parole di Vecchio, il quale ha citato alcuni fatti, nomi e periodi, che nei momenti cruciali e difficili della nostra storia, recente e non, uomini di diverse culture e sensibilità, (e mi riferisco a laici e cattolici) hanno superato i propri personali steccati e si sono uniti, contro chi la “democrazia” la minava o addirittura la stravolgeva, ha rafforzato la mia convinzione che, in presenza di forti ideali, tutte le battaglie si possono vincere.
Interessante, e oserei dire complementare, il breve intervento di Monaco, che ha dato “continuità politica” alla gradevole e più che comprensibile relazione dello storico. Ma che ovviamente, proprio per la brevità dell’intervento, dovrà essere approfondita.
Mi auguro che a tale iniziativa ne seguano altre e che i “Venerdì della Margherita” diventino per molti della Margherita, e non, un appuntamento importante ed atteso.

Rosa Romano
Membro del Direttivo del Circolo della Margherita "Carlo Guidi"

23 Ott 2002 I tanti perchè di un ricordo

In questi giorni sono in programma manifestazioni in ricordo dei fratelli Venegoni che culmineranno domenica 27 ottobre, giorno in cui sarà commemorata la figura di Mauro Venegoni, assassinato dai fascisti il 31 ottobre 1944.
La circostanza ci induce ad alcune riflessioni sul valore della memoria a tanti anni da quei fatti e sui quali, da alcune parti, si vorrebbe stendere una sorta di vaporosa nebbia nel nome di una generica omogeneizzazione.
Siamo convinti che il valore della vita umana trascende l’appartenenza religiosa, politica, ideologica, ed è per questo che riteniamo giusto portare rispetto indistintamente per tutti coloro che persero la vita nella drammaticità della guerra civile. Ciò tuttavia non può e non deve inficiare il giudizio sui fatti e su coloro che li compirono, tenendo pur presente che “buoni” e “cattivi” furono presenti in ogni schieramento. Così come non si può storicamente negare il fatto che alcuni combatterono contro la dittatura in nome della libertà del nostro popolo, mentre altri scesero al fianco di una dittatura spietata come quella nazista. Da ciò scaturisce la necessità di conservare gelosamente la memoria di tutti coloro che in qualche modo contribuirono a mantenere viva la speranza di libertà per un popolo sceso nel baratro di una dittatura e di una terribile guerra. A tutti noi, e in particolare ai giovani, torna utile ricordare una figura come quella di Mauro Venegoni per il valore della sua testimonianza umana. Insieme ai fratelli divenne punto di riferimento contro la dittatura fascista anche nei momenti in cui il regime ebbe il massimo del consenso popolare, pagando per questo un duro prezzo. Più volte condannato dal Tribunale Speciale per attività sovversiva come organizzatore comunista, emigrò prima in Francia e poi in Unione Sovietica dove sviluppò le sue riserve e le critiche al regime stalinista. Queste sincere critiche lo portarono insieme ai fratelli ad avere duri contrasti con il PCI, appianati a fatica e causa comunque del suo isolamento politico. In questo contesto egli fu casualmente arrestato a Busto Arsizio, riconosciuto e seviziato per avere da lui informazioni sul fratello Carlo e infine ucciso. Il suo silenzio segnò la sua condanna, ma la sua testimonianza di vita continua a vivere nella nostra memoria.

Alberto Centinaio
Portavoce del Circolo della Margherita "Carlo Guidi" di Legnano

14 Ott 2002 Ferma solitudine
Bella questione, quella  sollevata da Guido Vergani nel suo "Il Milanese " di giovedì 12 settembre.
Sono uno di quei consiglieri comunali che interrogano il sindaco senza avere un minuto di attenzione. Che passano da una riunione all'altra  per non cavare  un ragno dal buco. Che vivono, sui banchi del consiglio, un'esperienza  paradossale: ozio senza riposo, fatica senza lavoro.
Perchè, dunque, uno lo fa?
Rispondo per me. Vanità? Un tempo il consigliere comunale era qualcuno, oggi un signor nessuno. Soldi? Il meccanismo di calcolo dell'indennità è farraginoso, in sintesi: due milioni netti al mese  per avere giornate strapiene, serate rovinate  e una carriera finita (o quasi) sul posto di lavoro. Benefits? Un pass per le corsie preferenziali e due biglietti per le partite di San Siro. Voglia di potere?  Ma va', conta di più l'ultimo consulente o la bella segretaria. 
E allora, perché continuare a star lì, nell'aula  sorda, grigia e frigida?
La chiamerei difesa ad oltranza del valore della rappresentanza. La città vota ed elegge i suoi rappresentanti che si riuniscono in  assemblea. L'assemblea si chiama Consiglio Comunale ed è il momento più alto della vita democratica milanese. Del parlamento cittadino fa parte, a pieno titolo, il sindaco. E' uno dei 61 membri. La sua elezione in forma diretta  non lo trasforma in podestà, non lo fa diventare di specie diversa rispetto agli altri consiglieri. Gli attribuisce, questo sì,  l'alta funzione di capo dell'amministrazione. Compito che deve svolgere seguendo gli indirizzi approvati dal Consiglio e sottoponendosi  al controllo del Consiglio stesso.
Queste non sono mie opinioni. E' la legge che disciplina il funzionamento degli enti locali. Oggi, purtroppo, il sindaco  di Milano usa la forza della legittimazione popolare contro il principio di legalità. Si pensa intoccabile e agisce di conseguenza. Non parla, non risponde,  viene raramente in Consiglio e quando viene è per imporre decisioni già blindate in partenza. Se fosse per Albertini, il Consiglio Comunale diventerebbe davvero un'assemblea di condominio: una riunione all'anno,  tre ore, non di più,  in una stanzetta presa in affitto dalla parrocchia. Però più lui esagera,  più io non mollo. Sto lì fermo, proprio fermo. Non perdo neanche tempo a presentare interrogazioni  o delibere di iniziativa  consiliare, che finiscono subito nel cestino. Non impreco, non faccio neanche un plissé. Aspetto con pazienza. Ciò che tarda  accadrà.

Giovanni Colombo
Consigliere comunale di Milano

Presidente dell'Associazione "Rosa Bianca"

14 Ott 2002 Tante idee, e ben confuse

Forse sulla falsariga della moderna moda mediatica di elucubrare grandi cifre per ingigantire il nulla, ecco che la destra tira fuori di nuovo dal cilindro il progetto della metropolitana come toccasana ai problemi viabilistici dell’Altomilanese.
Ormai le proposte in tal senso si sprecano: prima un ordine del giorno del 12/12/2001 con il quale la Giunta regionale veniva impegnata a “prendere le opportune iniziative atte a sollecitare il Governo e il Parlamento a stanziare idonei fondi per realizzare il prolungamento e lo sdoppiamento della linea 1 della Metropolitana Milanese ramo Molino Dorino verso Nord fino a Rho e Legnano e verso Sud fino a Magenta”.
Poi il 24/09/2002 un altro ordine del giorno simile, in cui la Giunta regionale veniva impegnata a “prendere le opportune iniziative atte a sollecitare il Governo e il Parlamento a stanziare idonei fondi per la realizzazione delle nuove linee metropolitane 4 e 5 ed il prolungamento delle linee 1, 2 e 3”. Già qui curiosamente notiamo che di Legnano non si parla più, la nostra città viene richiamata solo nelle premesse all’impegno della Giunta.
Ci dovrebbero poi spiegare come li troverebbero questi fondi, visti i chiari di luna della Finanziaria 2003.
A pochi giorni di distanza ecco un’altra proposta: prolungare la linea 1 da Molino Dorino fino a Legnano e poi a Malpensa (fonte: "Rete 55 News" 11/10/02).
A questo punto non c’è bisogno di un ingegnere dei trasporti per fare alcune semplici considerazioni.
Dalla futura fiera di Rho e da Legnano passa già ora la linea Milano – Gallarate delle FS. Se riuscissimo a superare la cronica inadeguatezza strutturale della linea, istituendo una fermata in prossimità dell’erigendo Polo fieristico, la nostra città sarebbe con questo già collegata. Ma il nocciolo della questione pare proprio che sia il degrado della nostra linea ferroviaria, che non vuole essere rimediato, e così si fa a gara nel tirar fuori progetti eclatanti, la cui realizzabilità e utilità è ancora tutta da verificare, per distrarre la popolazione da quelli che sono i reali problemi che si vivono quotidianamente.
Altra ciliegina sulla torta di questa ipotetica metropolitana sarebbe il collegamento da Legnano verso Malpensa. Ma anche qui non sfugge, e del resto è stato già proposto, che prolungando la linea FS oltre Gallarate in direzione dell’aeroporto, oppure con delle infrastrutture che consentano ai convogli FS di instradarsi sui binari delle FNM, Legnano sarebbe già collegata all’hub. Con il conseguente vantaggio che qualunque viaggiatore diretto a Malpensa che arriva alla stazione Centrale di Milano non dovrebbe andare in piazzale Cadorna con altri mezzi per prendere il Malpensa Express.
Il problema non è forse che ci si è accorti che il Malpensa Express è un fallimento e si cercano quindi altre soluzioni facendo finta di voler andare incontro alle esigenze del trascurato Altomilanese?
Sembra che certe proposte della destra siano elaborate solo in funzione di Milano: una metropolitana da Legnano a Malpensa non contribuirebbe di certo a migliorare il pessimo sistema dei trasporti pubblici sull’asse Legnano – Castellanza – Busto Arsizio – Gallarate. Perché poi non si vuole affrontare il problema delle merci che viaggiano quasi totalmente su gomma? Un metropolitana non darebbe sicuramente un contributo a diminuire il numero dei veicoli industriali sulle strade.
Cosa dobbiamo aspettarci ancora? Forse fra qualche giorno la destra inventerà un progetto di metropolitana che passando da Legnano proseguirebbe poi verso Torino?
La Margherita ha già detto basta a progetti che stanno solo sulla carta, proponendo soluzioni razionali e molto meno costose di linee metropolitane che si vorrebbero realizzare forse solo perché il termine “metropolitana” suona in provincia come sinonimo di cittadina modernità. I Circoli di Legnano, Busto Arsizio, Gallarate e comuni limitrofi si stanno impegnando per dar vita a un progetto di serio coordinamento del nostro territorio. Un territorio che ha bisogno di non essere dimenticato, come ha ricordato il card. Tettamanzi (vedi “Luce” del 13/10/2002).

Stefano Quaglia
Consigliere comunale della Margherita

7 Ott 2002 Un territorio da salvaguardare

“Siamo l’ombelico del mondo”. Così ha affermato un esponente dell’Amministrazione comunale legnanese di fronte al silenzio, per quanto riguarda il coinvolgimento della nostra città, che sta circondando la nascita del polo fieristico di Rho – Pero.
Gli scenari politici sembrano curiosamente favorevoli a Legnano: la città è guidata da una Giunta di centrodestra, così come lo sono la Provincia di Milano, la Regione Lombardia e l’Italia.
Si nota con amarezza che la nostra Giunta, dello stesso colore di chi governa tutte le istituzioni ai livelli superiori, si accontenta di prendere atto di uno stato di messa in disparte: quello in cui, relativamente ad opere strategiche, è stata relegata Legnano con l’Altomilanese e il basso Varesotto.
La realtà socio – economica della nostra zona non può passare continuamente in secondo piano per gli interessi della grande Milano, e il nostro territorio non deve diventare un bacino di infrastrutture e servizi che a noi non portano alcun beneficio.
Vedi discarica a Cerro Maggiore: per anni la pattumiera di Milano, fino a quando i cittadini esasperati hanno di fatto chiuso la cava. Intanto quel mostro è lì, a poche centinaia di metri da Legnano, e speriamo che fra qualche anno non si risvegli con spiacevoli conseguenze, magari sulle falde freatiche.
Vedi anche Malpensa: l’aeroporto di Milano. Quell’hub, come qualcuno giustamente sta incominciando a dire, è in provincia di Varese, ma è stato pensato per servire esclusivamente Milano. Gli interessi della metropoli dettano, e gli abitanti dei comuni intorno a Malpensa devono andarsene altrove a vivere; l’autostrada Milano – Varese è in tilt, i viaggiatori delle Ferrovie Nord subiscono ogni giorno le carenze di una rete che innanzitutto deve far circolare i treni che collegano Milano all’aeroporto, mentre gli altri possono attendere.
Berlusconi, con tono convincente, ha detto ieri che per la fiera di Rho non succederà come per Malpensa, il problema dell’accessibilità non esisterà. I fatti confermeranno o smentiranno quanto detto dal Presidente del Consiglio. Intanto speriamo che le infrastrutture per accedere al polo fieristico non saranno solo a servizio di Milano, come già succede per Malpensa.
Come raggiungerà la fiera un abitante di Castellanza che non vorrà mettersi al volante? Forse con un’autolinea che percorre il Sempione a passo d’uomo? Se così sarà non resterà allora che mettersi in coda, avere pazienza e essere costretti a inquinare l’aria. E’ molto azzardato pensare che il Sempione bis sia la bacchetta magica che potrà risolvere i problemi di traffico nella nostra zona, perché si è spesso dimostrato che più strade portano più auto.
E se vorremo raggiungere la fiera da Legnano, come faremo? Affidandoci a una linea ferroviaria che per inadeguatezza di servizi e strutture fa registrare già oggi disservizi da terzo mondo?
La nascita del polo fieristico di Rho non è che uno dei motivi per i quali urge che l’Altomilanese faccia sentire la sua voce.
E’ curioso anche che ieri il Ministro Lunardi sia andato a Rho al seguito di Berlusconi, ma non abbia approfittato dell’uscita per spingersi qualche chilometro più a nord, dove i comuni lungo l’Olona attendono da lui, ormai da mesi, che si intraprenda una serie di opere per la messa in sicurezza idraulica del fiume. Pazienza, ringraziamo il tempo che in questo autunno finora è stato clemente. Ma per Milano l’Olona non è un problema, lo scolmatore a sud di Pogliano devia le piene lontano dal capoluogo.
A breve partiranno delle iniziative per l’istituzione del circondario di Legnano, un’occasione che la nostra città e l’Altomilanese non possono lasciarsi sfuggire se non vogliono continuare a sottostare alle decisioni prese da altri e per altri.

Stefano Quaglia
Consigliere comunale della Margherita

1 Ott 2002 Quando la democrazia è solo nei programmi
Il criterio che guiderà Sindaco e Giunta nel corso del mandato 2002/2007 sarà quello del massimo rispetto della libertà di espressione, senza pregiudizi, tenendo ben presente che le nuove normative e l’elezione diretta del Sindaco hanno reso di fatto gli elettori direttamente protagonisti della scelta di chi avrà responsabilità di governo e direttamente a loro il Sindaco dovrà rendere conto.

Queste sono alcune frasi contenute nelle linee programmatiche del Sindaco Cozzi.
Ma a soli quattro mesi dalle elezioni sembra che questa parte del programma sia diventata carta straccia.
Viene infatti da chiedersi dove era la libertà di espressione durante l'ultima seduta consiliare, in cui di fatto il Sindaco ha imbavagliato la minoranza interpretando a suo modo il Regolamento del Consiglio comunale. Ormai sappiamo a memoria come vengono spesso definite le opposizioni nei discorsi del Sindaco e dei membri della sua maggioranza: ridicole e antidemocratiche. La maggioranza che governa questa città stenta a trovare argomentazioni da contrapporre a un'opposizione dura e ferma, ma anche propositiva; non a caso Cozzi, durante la discussione sulle sue linee programmatiche, a un certo punto ha cominciato a prendere in giro il programma del candidato Sindaco Emilio Ardo, definendolo, tanto per cambiare, ridicolo. Probabilmente il Sindaco si era dimenticato che la discussione verteva sul suo programma, e non in considerazioni di basso profilo contro i programmi degli altri.
Che dire poi di alcuni Consiglieri di maggioranza che non trovano niente di meglio da fare durante le sedute se non disturbare, con continui commenti poco garbati verso i colleghi di minoranza, e che prendono la parola solo per dire all'altro schieramento che è antidemocratico?
E' poi inaccettabile giustificare la mancata risposta all'interrogazione sui lavori in corso Italia con la scarsa partecipazione della popolazione ai Consigli comunali: ogni Consigliere rappresenta la comunità e ha il diritto di avere risposte dall'Amministrazione, nell'interesse dei cittadini rappresentati, sui principali fatti che riguardano la vita di Legnano. Mi chiedo come si possa rispondere a un'interrogazione in cui si vorrebbe sapere come si intenda normalizzare la circolazione stradale, resa precaria dai numerosi cantieri aperti, con una lista di deviazioni che qualsiasi cittadino legnanese conosce: ma questa è la risposta dell'Assessore Falco che, secondo il Sindaco, è stata data per un dovere di cortesia (pagina 1 - pagina 2).
In ogni caso non si illuda il signor Sindaco: se crede in questo modo di indebolire l'azione politica della minoranza ha sbagliato strada. Continueremo a svolgere il ruolo che ci compete, perchè così hanno voluto i cittadini: esercitare un'attenta opera di controllo e di proposta verso l'Amministrazione comunale.

Stefano Quaglia
Consigliere comunale della Margherita

11 Set 2002 11 Settembre
La mattina dopo in metropolitana c'era un insolito silenzio. Anche gli angeli custodi tacevano. E ci fu del panico negli occhi di tanti quando il vagone si fermò per una ventina di secondi in galleria. Per la prima volta anche la nostra generazione, risparmiata dalla morte che nei decenni scorsi ha mietuto così allegramente in mille luoghi lontani, aveva paura.
Dopo l'11 settembre  siamo tutti sotto tiro. Ormai può succedere pure a noi di andare al lavoro, di alzare gli occhi dalla scrivania e morire con la visione impressa nella retina del muso di un Boeing 767 che entra sparato dalla finestra.
Nel corso di quest'anno, anche se in apparenza ci siamo lavati i capelli, mangiato i cioccolatini, tifato la squadra del cuore  come se le cose girassero per il solito verso, nel nostro profondo è aumentato il disagio nei confronti del mondo. Abbiamo provato più forte il desiderio di nasconderci, di mettere la testa sotto le coperte. Sono rifioriti i sogni dell'isola remota in cui rifugiarsi dalle grinfie della storia, dell'arca di Noé in cui salvarsi dal diluvio.
Ma è inutile sospirare, un altro mondo non c'è. Quest'unico che  abbiamo a disposizione rimane pur sempre la nostra casa. E ora, caduto insieme alle due torri l'invisibile burqua  culturale che avevamo calato sugli occhi e che ci  impediva di vedere cosa stesse realmente succedendo, diventa almeno più nitida la direzione da prendere. Non più solo il bene della famiglia, del partito, del clan, della tribù, della razza, dell'etnia, della nazione, della chiesa, ma il bene dell'umanità intera: questa è la pace.

Giovanni Colombo - Presidente nazionale della Rosa Bianca
Consigliere comunale di Milano - indipendente DS

5 Lug 2002 Consiglio comunale o consiglio di classe?

Prendendo spunto da quanto le "Sentinelle del mattino" hanno scritto nel Sinodo dei giovani "Ci impegnamo a partecipare a qualche consiglio comunale della nostra città", e riprendendo anche le parole del nostro Card. Carlo Maria Martini "é ora che i giovani ricomincino a entrare nella vita socio-politica della propria città, partendo dai livelli più bassi ..." ho deciso, avendo 25 anni, di capire di più di politica e annessi e connessi. Avendo saputo che il 4 luglio ci sarebbe stato il consiglio comunale a Legnano mi son detto: "Andiamo a vedere cosa succede e come é organizzato". Mentre mi incamminavo pensavo tra me: saranno tutti precisi e puntuali, ci sarà un clima composto, ci sarà un'aria seriosa, non volerà una mosca, vi sarà rispetto reciproco tra assessori, consiglieri di maggioranza e di opposizione.
Beh, pensavo vi fosse un clima "solenne" e invece ... il consiglio di ieri sera mi ha fatto rivivere il clima che c'era a scuola quando si indicevano le assemblee di corso, volete sapere cosa ho visto in consiglio??? Adesso ve lo descrivo. 
Inizio previsto ore 20,30; inizio effettivo 21,00. A questo riguardo il presidente giustamente ha fatto notare che se si era stabilito inizio ore 20,30, alle 20,30 tutti i consiglieri dovevano essere presenti. Dopo l'appello, sono iniziate le interrogazioni dei consiglieri agli assessori ... ebbene il consigliere esponeva il problema all'assessore, l'assessore rispondeva al consigliere, e il resto dei consiglieri e degli assessori non chiamati in causa si facevano gli affari propri.
C'era gente che andava e veniva senza problemi, consiglieri che si sedevano ai posti degli assessori e viceversa, c'era aria da consiglio di classe appunto, della serie: "questo argomento a me non interessa, quindi non lo seguo e vado a parlare con i miei colleghi di partito, vado a fumare, vado al bar, vado a riscaldarmi" (ieri in aula consiliare mancavano solo i pinguini). Questa non era proprio l'immagine che avevo in mente, pensavo vi fosse più dibattito politico, idee contrapposte, invece niente ...
Il consigliere chiedeva, l'assessore rispondeva, il consigliere riteneva esauriente oppure no la risposta e l'interrogazione finiva lì. Spero che non siano tutti così i consigli comunali, altrimenti la prossima volta c'é il rischio che qualcuno si addormenti.
Ammetto che non sono stato presente fino alla fine del consiglio, però se uno come me ha visto solo la prima ora e mezza, potrebbe dare un giudizio simile al mio.

Eligio Bonfrate

22 Mag 2002 Alcune proposte per Legnano su Territorio e Mobilità

Predisporre un contributo alla definizione del programma elettorale per la lista MARGHERITA e più in generale per l’elezione a Sindaco del candidato ed Amico Emilio Ardo ha richiesto che prima mi ponessi alcune domande per meglio dare il mio contributo, sforzandomi altresì di utilizzare un linguaggio comprensibile a tutti, anche se, in alcuni casi, non se ne può fare a meno per cercare di far comprendere il perché di certe scelte.

A queste domande ha dato risposta il Cardinale Carlo Maria Martini, intervenendo nella veglia dei Lavoratori presso lo stabilimento Franco Tosi di Legnano (alle ore 21.00 di Martedì 30 Aprile 2002), ricordando ai presenti l’importanza di affrontare i problemi, le questioni sul tappeto, ecc. avendo grande “attenzione alla persona” la cui individualità operosa va guidata e fatta confluire entro un “ampio quadro di riferimento”. Intelligenza e progettualità devono essere alla base di un grande disegno (di cuori prima, oltre che di menti) se si vuole costruire una società più sana che sappia cogliere il Vero che è il Bene e sconfiggere la Rassegnazione che è il Male. Occorrono quindi comportamenti Responsabili da parte di ciascuno di noi: in famiglia, nell’ambiente del lavoro o scolastico e più in generale nella società.

Certo nella riflessione che nasce dopo aver ascoltato, oltre le importanti parole del cardinale, anche le testimonianze che si sono succedute, occorrerà che il Sindaco e la sua squadra, come del resto ognuno di noi, abbia presente che il vero obiettivo di Buon governo di una città è la qualità della vita dei suoi abitanti. Tutto ciò lo si può ottenere se c’è unita d’intenti su Valori da Tutti condivisi; quindi non solo migliorie materiali ed economiche (del resto necessarie), ma anche sempre maggior attenzione alla persona (sia quella vicina, ma in particolare quella lontana per cultura, per ceto, per religione; gli anziani e i giovani; ecc.) per costruire una “città per l’uomo” e dove la convivenza civile venga alimentata dalla solidarietà (chi è più fortunato deve sorreggere chi è in difficoltà).

L’imminente scadenza elettorale designerà per i prossimi cinque anni il  1° Sindaco del terzo millennio che dovrà coordinare gli Amministratori preposti a governare  l’esistente da migliorare ed il nuovo per cambiare. Una Nuova Squadra per la Città, per Tutti gli Abitanti di Legnano: per i residenti, ma anche per chi  "qui arriva" per studiare e/o per chi lavorare.

Chi scrive è Docente/Ricercatore di pianificazione, progettazione e gestione di sistemi ed infrastrutture di trasporto (probati@unipv.it) presso l’Università degli Studi di Pavia, e risiede a Legnano. Per questo motivo vorrei affrontare alcune problematiche relative al Sistema della Mobilità, legate al più generale Sistema Territoriale con riferimento non solo al territorio del Comune di Legnano, ma anche a quello confinante cercando di analizzare le diverse problematiche associabili ad ambiti territoriali diversi.

<Ogni attività economica, che nasce dall’ intraprendenza dell’uomo, è strettamente correlabile con la realtà territoriale che la ospita. E’ appunto il tipo  d’uso del territorio che fa sì che persone e merci debbano potersi spostare da un luogo ad un altro e per differenti motivazioni. Come le persone, per  raggiungere il posto di lavoro, iniziano il loro viaggio dal luogo dove risiedono, analogamente le cose devono essere trasferite (nel luogo di trasformazione se materie prime, al mercato se prodotti finali. La mobilità territoriale può essere ben rappresentata attraverso i diversi spostamenti che si generano o che vengono attrattati a seconda che la vocazione di quell’area sia rispettivamente di tipo residenziale o produttiva.>

In questo contesto, le “problematiche sulla Mobilità”, legate agli spostamenti di persone e cose, risultano essere “centrali” perché strategiche in quanto strumentali e di supporto ad un dibattito politico che si concretizza con il Programma elettorale, sintesi degli Impegni che i futuri Amministratori intendono assumersi con l’elettorato sottoscrivendo un “patto tra galantuomini” (non un contratto tra sensali!).

E’ risaputo, per questo è bene ribadirlo (mai dare nulla per scontato!), che i ”trasporti”- intesi come “diversi sistemi di trasporto”, appunto, a supporto della relativa mobilità (stradale, ferroviaria, ecc) di persone e merci - creano valore aggiunto (permettono, ad esempio, alle merci di aumentare il  valore, che hanno dove sono prodotti, per il solo fatto di venir “trasportati” nei “mercati”). I “trasporti”, che rappresentano un lavoro meccanico (consumano energia), hanno quindi una valenza economica: utilità/valore/costo del trasporto ed è per questo motivo che sono “centrali” nel dibattito politico relativo alla pianificazione e gestione del territorio. In particolare in ambito comunale ed urbano, lo sono ancor più in quanto, ahinoi!, portatori in maggior misura si di ricchezza (creano valore aggiunto di PIL), ma al contempo maggiori costi sociali (esternalità) dovuti ai costi da inquinamento dell’aria e da rumore, diretti ed indiretti legati all’incidentalità stradale e più in generale a tutte le diseconomie di scala prodotte dal non corretto funzionamento del Sistema della Mobilità (dinamico). E’ questo il sistema che regola, attraverso precise regole di mercato ma non solo,  la domanda e l’offerta  risultando quindi  il sistema “cardine-cerniera” attorno al quale ruota il più complesso ed articolato Sistema Territoriale (statico)

Gli ambiti territoriali che interessano la città di Legnano sono: il territorio comunale di Legnano ed il territorio della Provincia di Milano (città metropolitana)¸ inoltre esistono di fatto (consorzi di comuni o a livello geografico) altre aggregazioni come ad esempio i Comuni dell’alto milanese. Il comune di Legnano si trova sull’asse del Sempione, confina con la provincia di Varese, dove è localizzato  l’aeroporto intercontinentale di Malpensa, ed è interessato da infrastrutture di trasporto autostradali: A8 e ferroviarie: linea del Sempione di valenza internazionale (Svizzera) ed in futuro da altre infrastrutture simili Pedemontana autostradale tra Busto Arsizio e Dalmine e la Gronda ferroviaria (Novara - Saronno - Usmate - Bergamo - Rovato). Come si può notare il territorio presenta un buon tasso di dotazione di infrastrutture di trasporto anche se non più coerenti con le trasformazioni territoriale in  atto. La mobilità diffusa rappresentata da un alto indice di motorizzazione, conseguenza di una trasformazione territoriale a macchia di leopardo, ha creato problemi di congestione lungo l’asse del Sempione, la Saronnese e l’A8.

Per un buon funzionamento della mobilità stradale che interessa il territorio comunale di Legnano, come si è tentato di fare nel corso di questi anni, si è cercato di creare percorsi di scorrimento periferici a supporto del traffico passante (non diretto o che non ha origine a Legnano). Sul versante del trasporto collettivo (ferro - gomma) si risente ancora di una impostazione di concorrenza tra servizi ferroviari e servizi automobilistici; non vi è integrazione tra modalità diverse. Ma quello che è sotto gli occhi di tutti sono le condizioni di degrado e di non sicurezza in cui versa la stazione di Legnano. La ferrovia taglia in due la città ed assolvendo a funzioni, sia internazionali (viaggiatori e merci), sia regionali (quasi esclusivamente viaggiatori) non può svolgere un effettivo ruolo di asse di forza (metropolitana regionale) anche se in prospettiva verrà sempre più interessata dal SFR - Servizio Ferroviario Regionale, per ora limitato alle sole corse dirette/provenienti dal Passante di Milano (a mezzo servizio).

L’auspicio è di riprogettare il SFR con un ruolo di linea di forza rispetto ai  servizi automobilistici.

In questo quadro, uno dei nodi “centrali” per ripensare la città è quello di rendere effettivo l’interscambio ferro - gomma: ripensare cioè a quella parte di città che gravita lungo la ferrovia che risulta esserne barriera architettonica ed in particolare alla sola parte in fregio all’attuale stazione.

E’ sempre possibile, da parte del Comune di Legnano, aprire una o più trattative (con le diverse società ferroviarie) per poter studiare una sistemazione definitiva e più appropriata, anche per cogliere l’opportunità di trasformare questa parte di città in luogo di nuova aggregazione sociale e non solo di interscambio di flussi.

Eugenio Probati

20 Mag 2002 Educazione al consumo
Si a scuola alla Coop. A scuola di educazione al Consumo. Come cartella il carrello, al posto di libri e quaderni i prodotti, meglio se di marca perché i bambini sono molto sensibili alla pubblicità, per compagni curiosità e fantasia. A tenere le lezioni educatori di vario tipo, nazionalità e cultura. Uno per ogni tipo di corso, come a scuola. Qualche risata, un po' di agitazione, una merendina alla fine del corso e … la lezione? Importante, ma non noiosa né tantomeno "pomposa". Una lezione dal vero per insegnare ai bambini a districarsi tra pubblicità, vetrine, offerte speciali.: "Una volta c'era il bosco e ai bambini si insegnava a riconoscere le erbe buone da quelle cattive…" rubo la frase ad un'importante sociologa. "Oggi c'è un altro bosco, popolato di etichette e prezzi… "" aggiungo, lasciando al lettore il compito di concludere la frase, perché le frasi possono essere molte, tutte diverse fra loro, ma nello stesso tempo unite da un unico denominatore comune: la tutela del proprio benessere, fortemente condizionato da come e cosa si acquista. Qualità della vita? Anche…. Nel mondo Coop, questi corsi si fanno da tempo. E si fanno seguendo percorsi e programmi studiati in ogni minimo particolare e affidati a personale competente, tanto che il Ministero della Pubblica Istruzione ha scelto Coop come referente (per tre anni) per le iniziative di educazione alimentare e di consumo consapevole. Mentre scrivo "l'anno scolastico" non si è ancora concluso, tuttavia per Coop Avanti è già possibile fare un bilancio e una sintesi . Quanti bambini? Più di 800. Quali scuole?: Dante Alighieri, Pascoli, Manzoni, Carducci di Legnano. Materna ed elementare di Canegrate Età dei ragazzi:? Dai 5 ai 12 anni Supermercati coinvolti? Coop Avanti di Via Genova, Coop Avanti di Via Barbara Melzi, Coop Lombardia di Viale Toselli . Risultati? :Già l'anno scorso i risultati sono andati al di là delle previsioni, ma nessuno di noi pensava che nel 1999/2000 le adesioni sarebbero state il doppio. Così che : quando ad ottobre/novembre 1999 ci siamo riuniti per fare il punto della situazione, visto il numero delle domande e le nostre risorse sia logistiche che "umane" abbiamo temuto di non riuscire ad accontentare tutti. Poi ci siamo guardati in faccia e da buoni cooperatori, abbiamo detto. "Non si può dir di no.." Sia pure con un certo sforzo, ce l'abbiamo fatta. Il risultato si legge nei numeri e nella frequenza, si percepisce nell'entusiasmo dei ragazzi che lo raccontano a casa e lo commentano con gli adulti, si concretizza nella palese convinzione degli insegnanti, che hanno capito le vere motivazioni di Coop. "Non si tratta di un'iniziativa pubblicitaria, ma di un vero e serio progetto educativo." ha detto qualcuno di loro….. … Alle volte ci penso … e li facessimo anche per gli adulti?…..

Rosa Romano

(articolo pubblicato nel 2000)

17 Mag 2002 Riflessioni sulla legalità

Sarà superfluo ma non guasta ribadirlo: siamo per l’assoluta e intransigente tutela della legalità in ogni contesto del vivere civile. Siamo umilmente al fianco di tutti coloro che per mantenere la legalità lavorano, si impegnano e spesso mettono a repentaglio la propria vita così come accade per i magistrati e le forze dell’ordine. Detto questo non possiamo però non rimanere stupiti dall’enfasi del comunicato stampa diffuso ieri dall’ufficio stampa della Giunta, nel merito della vicenda che ha portato al fermo di alcuni extracomunitari sorpresi in attività di commercio illecito. Per l’operazione sono stati schierati dodici agenti di polizia urbana, 2 ufficiali giudiziari, 4 autovetture, un furgone mobile e un’auto civetta che hanno  circondato una zona di qualche centinaio di metri quadri prospiciente l’entrata dell’Ospedale. Giusto! Era necessario ristabilire la legalità, anche per tutelare tutti i commercianti che onestamente svolgono la loro attività e che pagano regolarmente le tasse. Ma poi bisognerà che qualcuno che siede nella stanze del potere spieghi ai cittadini perché non si è ristabilita in questi anni e con altrettanta determinazione la legalità  all’interno dell’area ex-Cantoni, dove vivono decine di uomini, donne e bambini in regola con il permesso di soggiorno. Tutti ricordano il rogo, i blitz delle forze dell’ordine, e tutti ci siamo chiesti come fosse possibile che quella assurda vita all’interno dei capannoni ricominciasse sempre come prima, in una sorta di zona franca territoriale e legale. Le scuse per questo protrarsi delle cose possono essere innumerevoli e in alcuni casi esse sono giustificate dal buon senso, ma bisognerà pure che prima o poi qualcuno ci dica dove queste persone dovranno decorosamente alloggiare per vivere dignitosamente e nel rispetto delle leggi del nostro Stato. Bisognerà con determinazione perseguire coloro che, approfittando di situazioni di debolezza, sfruttano la manodopera sottopagandola e facendola lavorare in nero. Bisognerà insomma cominciare a ripensare seriamente al concetto di legalità di cui tanti parlano per difendere anche i propri legittimi interessi, senza però dimenticare di tutelare tutti nella propria dignità di persone, avendo come riferimento il rispetto delle regole che democraticamente il nostro Stato si è dato o si darà.

Alberto Centinaio - Portavoce Circolo della Margherita di Legnano

15 Mag 2002 Buone idee mal realizzate!

Ieri, 14.5.2002, presso le scuole Rodari di via dei Salici, si è tenuta la conferenza sul tema: "Pubblicità, vendita ed educazione al consumo", organizzata dal Comune di Legnano  e dalla Provincia di Milano.

Dato il tema ci sono andata  convinta di  trovare  moltissima gente, ma sono rimasta delusa. La sala era pressoché deserta.

Peccato perché, visto il materiale distribuito, i manifesti affissi in  città, e tenuto conto che la relatrice – consulente della Provincia -  veniva  da fuori,  ritengo che la serata sia costata  molto più di quanto  abbia  effettivamente dato, in termini di informazione, alla collettività.

Non è sterile polemica la  mia, ma una  considerazione oggettiva. L’educazione al consumo responsabile, infatti,  è un tema che  mi sta molto  a cuore  e verso il quale Coop Ticino Olona  - già ex Coop Avanti –  del cui Consiglio d’Amministrazione faccio parte, ha investito buona parte del suo bilancio sociale.

E’ quindi con un certo rammarico che mi chiedo perché l’Amministrazione Comunale, nell’organizzare tale serata,  non  abbia coinvolto e/o  tenuto conto di   realtà locali (come quella di Coop Ticino Olona che da anni – dico da anni – promuove corsi e animazioni di  educazione al consumo responsabile, con adesioni  che sono a dir poco spettacolari : mediamente 800 ragazzi  facenti parti dei comuni di Legnano, Canegrate, Dairago).

Come sarebbe stata la serata se, anziché agire sola e isolatamente,   avesse fatto partecipe non solo Coop Ticino Olona , ma anche altre Associazioni?

Chissà, forse l’iniziativa avrebbe avuto maggiore successo e i soldi  spesi sarebbero stati soldi ben spesi!

 Rosa Romano

14 Mag 2002 La Margherita: un'idea politica personalista e comunitaria
Riprendiamo da "Aggiornamenti Sociali" di maggio 2002 un passo dell'intervento di Lorenzo Gaiani, responsabile del Centro di iniziativa democratica delle ACLI milanesi: <<La Margherita dovrebbe infatti qualificarsi come soggetto portatore di un'idea politica personalista e comunitaria, sottolineando cioè che ogni politica deve avere alla base l'essere umano nella sua dimensione di "persona", di soggetto, cioè, unico e irripetibile, dotato di una dignità originaria, titolare di diritti specifici i quali non possono essere nè sottomessi nè coartati rispetto alle presunte logiche superiori degli Stati totalitari>> [...] <<Nello stesso tempo, il personalismo rifiuta la logica dello Stato liberale che legittima la preminenza dell'interesse individuale sul bene comune, contrapponendogli un nuovo modello di democrazia basata sull'organica ripartizione delle funzioni sociali e sulla responsabilità personale>>.
7 Mag 2002 Legnano, una città dei bambini?

Possiamo definire Legnano una “città dei bambini”? Accompagnandoci in un viaggio “virtuale” nella città, alcuni genitori, ci aiuteranno a capire meglio il progetto e perché, oggi, non sia proprio possibile parlare di Legnano come della “città dei bambini”. Iniziamo con le strade: mandereste i vostri bambini e le vostre bambine a prendere un gelato, se il gelataio si trovasse sotto casa? “No”, ci rispondono più mamme intervistate davanti a un gelataio di Legnano. Insiste una mamma: “Le strade non sono abbastanza sicure per lasciar camminare da sole due bambine piccole come le mie, che frequentano le elementari; ma non vanno nemmeno a scuola da sole, pure essendo l’istituto molto vicino”. “C’è un altro problema che ci preoccupa – aggiunge una giovane mamma –: se dovesse succedere qualcosa, ad esempio perdessero la strada, può capitare, a chi potrebbero chiedere aiuto, dove potrebbero rivolgersi?”. Occorrono, quindi, più ambiti pedonali, maggiore controllo sulla strada e la possibilità di fidarsi della “città” nel suo insieme. Le scuole, uno spazio per eccellenza dei bambini: abbiamo chiesto ad alcune maestre di Legnano cosa pensassero del progetto e molte delle risposte sono risultate concordanti: “Oggi – ci dicono – non si può parlare di progetti unitari per i bambini. Non si partecipa a progetti comuni sul territorio”. Quando parliamo delle possibili proposte, le maestre fanno elenchi “chilometrici”, ma ci piace riportarne due, in particolare: la sensibilizzazione dei bambini nei confronti del verde che li circonda, con un’attenzione particolare per le zone verdi della loro scuola. Secondo un possibile progetto, i bambini saranno coinvolti in prima persona nelle attività pratiche che prevedono lo studio del terreno, la semina e la cura delle piante. Un primo passo, secondo le maestre, per aiutare i bambini a partecipare alla progettazione della città. L’importante è che il progetto sia condiviso da tutte le scuole del territorio: deve essere un progetto cittadino e non della scuola. Per le maestre, inoltre, risultano importanti anche i laboratori, con animazioni teatrali e spettacoli sui temi della città, come rumore, sicurezza e parchi giochi. Sempre in ambito “educativo”, nel nostro viaggio virtuale, abbiamo anche rintracciato un paradosso: frequentando spesso le biblioteche del nostro territorio, che pur hanno un piccolo spazio dedicato ai bambini, ci siamo resi conto che non sono proprio a misura di bambino: “I banconi troppo alti – osserva un papà che ha accompagnato il suo bambino in biblioteca – come può un bambino di sette anni chiedere in prestito un libro se chi è dall’altra parte nemmeno si accorge di lui? Ancora: libri posizionati in scaffali “non a misura di bambino” sono per loro irraggiungibili: spesso ci rinunciano, o sono costretti a chiedere aiuto. Sono tanti gli esempi che possiamo trovare, basta accompagnarli e ascoltarli”. C’è veramente molto da fare a Legnano: speriamo che le prossime elezioni non blocchino il progetto e, soprattutto, che coloro che decideranno di partecipare al gruppo permanente di lavoro che nascerà dal prossimo seminario promosso dal Comune, possano elaborare una proposta progettuale “accessibile” soprattutto dai bambini di Legnano. C’è il rischio, purtroppo, che si prendano del progetto solo le esteriorità, senza mettere in pratica la partecipazione dei bambini ai vari PRG, che dovrebbero esprimere le loro esigenze, che non possono essere ascoltate nella singola giornata del “consiglio” loro dedicata. 

Anselmina Cerella - Legnano

6 Mag 2002 Il TG1 specchio dell'Italia scudettaiola e blasfema

Domenica 5 maggio 2002, ore 20: con la consueta precisione inizia il TG1, da cui molti cittadini paganti il canone si aspettano un’informazione ponderata sui principali avvenimenti nazionali e mondiali. Ed ecco, già in apertura, calcio, calcio, e poi ancora calcio! Il più importante telegiornale nazionale inizia la sua principale edizione parlando di scudetto, come se da questo dipendesse la vita di tutti gli italiani, juventini e non. Fino alle 20 e 12, e poi anche dopo, le nostre case si riempiono di calcio, con una breve parentesi sulle elezioni presidenziali francesi: quel poco che basta a dire che Chirac ha vinto, come si prevedeva. Un cronista da Torino continua a evidenziare che il calcio unisce! Tant’è vero che pochi minuti dopo, in un altro servizio da Roma, si dà spazio al rancore di tifosi che avrebbero voluto veder perdere la propria squadra pur di non fare vincere lo scudetto a un’altra. Fulgido esempio decoubertiniano! E a condire il tutto una bestemmia, a conferma dell’importanza della grande enfasi da scudetto a cui ha prestato un’esagerata attenzione la TV pubblica finanziata da tutti i cittadini. Ne è apparsa un’ottima riscrittura dell’art. 1 della Costituzione: “L’Italia è una repubblica fondata sul calcio”. Sì, perché questa è l’immagine dell’Italia che ha dato la nostra TV di Stato. Con delle ciliegine sulla torta non del tutto trascurabili: un Fiorello che in chiusura ha pontificato, parlando di calcio ovviamente! E nelle altre notizie, date di corsa, uno strafalcione geografico, perché è stato detto: <<Frana sulla statale 337 della Val di Getto>>. Ma quella valle si chiama Val Vigezzo! Lo sa anche chi non è di quelle parti, se non altro perché ha visto il “Grande Fratello”. Questa gaffe geografica va ad aggiungersi ad un’altra decisamente imponente: quella in cui si mostrava, giorni fa, che il piper schiantato contro il Pirellone era partito da Locarno in provincia di Vercelli. Ma al TG1 lo sanno che esiste anche una Locarno che è una delle città più importanti della Svizzera italiana? E meno male che Berlusconi ha cambiato i direttori! Il saggio presidente Pertini un giorno si infuriò perché alla radio si parlava troppo di sport. Cosa direbbe oggi il tanto compianto presidente?

Stefano Quaglia - Legnano

10 Apr 2002 A proposito di metropolitana ...

Il parere di un nostro simpatizzante in merito alla proposta del senatore di An Giuseppe Valditara per la costruzione di una metropolitana fra Rho e Malpensa.   Scarica il documento

29 Mar 2002 Documento della Margherita e della Lista Di Pietro contro il nuovo PRG

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14 Mar 2002 Intervento di un giovane delegato al Congresso del PPI

Su segnalazione dei giovani Popolari legnanesi pubblichiamo integralmente l'intervento di Federico Manzoni, giovane delegato al Congresso nazionale.   Scarica il documento

11 Mar 2002 Lettera aperta al Sindaco dalle donne del centrosinistra

Egregio Sig. SINDACO Comune di Legnano

In occasione della ricorrenza dell'otto marzo desideriamo esprimere alcune riflessioni dal punto di vista delle donne sulla nostra città.

Nonostante sia patrimonio comune che la civiltà di una città si manifesta soprattutto attraverso l'attenzione che l'Amministrazione locale esercita nei confronti di tutte le differenze che compongono il tessuto sociale e la loro valorizzazione come risorsa della collettività, viviamo sulla nostra pelle il totale disinteresse di questa Amministrazione per le problematiche specifiche che andrebbero affrontate per costruire una città "più amica".

Per questo motivo vivere a Legnano è per le donne tutt'altro che facile, dovendo farsi personalmente carico di tutte le carenze dei servizi di carattere sociale.

Pensiamo ai servizi all'infanzia: non si riesce ad uscire dall'emergenza delle lunghe liste d'attesa che, partendo dai nidi, si stanno ormai estendendo anche alle scuole materne, nonostante le disponibilità economiche previste dalla Legge finanziaria 2002 (art.70) per la costruzione di nuovi nidi; anche per quanto riguarda le vecchie strutture, la manutenzione degli edifici scolastici comunali è scarsa e viene eseguita solo dopo estenuanti trattative tra i responsabili e le famiglie degli utenti.

Non va meglio agli anziani, per i quali nella nostra città vengono costruite lussuose ma carissime case di riposo, mentre per l'anziano che desidera restare nella propria casa (come sarebbe giusto), non sono previsti adeguati interventi di assistenza domiciliare, per i quali occorre ancora una volta mettersi in lista d'attesa, né centri diurni funzionanti.

Dalla Comunità Europea vengono continuamente offerte opportunità alle donne che vogliano sviluppare progetti di imprenditorialità, ma ciò non viene tradotto dall'Amministrazione locale in azioni positive per aiutare le donne ad accedervi.

Una parte consistente del lavoro di cura viene svolto, anche nella nostra città, da donne immigrate: per loro non è previsto alcuno strumento di accoglienza, nemmeno l'accesso al previsto mini-dormitorio di via Ticino spacciato per centro di prima accoglienza.

La Legge 53/00 imponeva ai Comuni di dotarsi entro breve tempo di un piano regolatore dei tempi della città per armonizzare i tempi di vita/lavoro e favorire l'accesso ai servizi. Su iniziativa della ormai defunta Commissione femminile era stato indetto un bando di concorso per uno studio preventivo al proposito, che non ha però avuto alcun seguito per incuria e disinteresse dell'Amministrazione. Ad oggi la città non ha ancora un piano regolatore dei tempi!

Anche un importante servizio come l'Ufficio Relazioni col Pubblico è di fatto, per i suoi orari, inaccessibile per la maggioranza dei cittadini.

Amministrare una città è certamente impresa non semplice. Esistevano tuttavia nella nostra città istituzioni per facilitare il compito: ci riferiamo alle Circoscrizioni che, per la vicinanza al territorio, sono stati strumenti sensibili per la rilevazione dei bisogni e per la partecipazione democratica dei cittadini; alla Commissione femminile che, nel periodo in cui ha tentato di operare, ha dato un contributo di idee caduto purtroppo nella totale indifferenza (fino alle dimissioni, per protesta, di alcune componenti); al Centro Donna, chiuso da anni, una volta luogo di incontro e di raccolta di idee per la città. Nemmeno nell'ambito ristretto degli uffici comunali, dove l'occupazione è prevalentemente femminile, si è ritenuto di costituire la Commissione Pari Opportunità prevista dalla legge.

La ringraziamo per l'attenzione che vorrà dare a questa lettera, con l'augurio che possa suscitare qualche opportuna riflessione ed un maggiore impegno per il benessere di tutta la cittadinanza.

 

Le donne di: Democratici di Sinistra, Lista per Legnano, Margherita, Rifondazione Comunista, Socialisti Democratici Italiani.

 

7 Mar 2002 Vita del pendolare legnanese
Caro Circolo della Margherita,
vorrei renderVi partecipi di una mia opinione circa le dichiarazioni dell'Amministratore Delegato delle FS Cimoli, che ieri ha proclamato il primo bilancio in attivo per le FS dicendo anche che le Ferrovie dello Stato sono le prime in Europa per quanto riguarda la sicurezza. Secondo Cimoli, nell'anno in corso ci sono stati 0,28 incidenti tipici contro lo 0,6 registrato nelle principali reti europee. 
E allora mi chiedo cosa significa il termine "sicurezza" per le FS alla luce di alcuni fatti che ho vissuto personalmente.
06/03/2002: alle 7,27 arriva a Legnano il treno delle 7,16 per Milano Porta Garibaldi. Su 5 vetture, non solo 2 sono di 1° classe (di cui i pendolari non se ne fanno nulla), ma 2 hanno le porte sbarrate. E in caso di incidente come si esce dal vagone?
TAF ovvero Treni ad Alta Frequentazione: sono quei treni inspiegabilmente corti, su cui spesso si viaggia in piedi, che vanno nel passante ferroviario di Milano. Di questi non ne ho ancora trovato uno con i martelletti frangivetro posizionati negli appositi supporti. Per non parlare di quando, su questi treni sprovvisti di finestrini, non funziona l'areazione.
Circa 15 giorni fa all'ingresso dello scalo Farini di Milano ho visto un locomotore diesel da manovra (quelli verdi che hanno una sagoma simile alle vaporiere) deragliato sugli scambi.
Circa un mese fa, una mattina alle 7,35 arriva a Legnano il regionale delle 7,16 proveniente da Domodossola per Milano Porta Garibaldi con un carrello in fiamme! Probabilmente quel treno viaggiava sin da Domodossola con delle ruote frenate, attorno alle quali si è sviluppato poi l'incendio; però mezzo metro più sopra erano seduti i passeggeri!
E quelle immense pile di traversine in legno probabilmente impregnate con arsenico o creosoto che si vedono talvolta accatastate per lungo tempo, non coperte da teloni (come ad esempio in prossimità di Milano Certosa): quando piove l'impregnante va nel terreno e inquina!
Se questa è la sicurezza secondo le FS, preferisco un bilancio con un leggero passivo a fronte di un servizio ben reso ai passeggeri e anche a chi vuole spedire le merci per ferrovia! Anche su questo aspetto mi chiedo: che senso ha continuare a dire che le merci devono essere spostate dalla gomma alla rotaia quando vediamo gli scali merci delle stazioni scomparire poco a poco?
Grazie per la Vs. attenzione.

Stefano Quaglia - Legnano
16 Feb 2002 Contributo dell'Associazione culturale e politica Polis in vista delle elezioni amministrative 2002

1. A pochi mesi dal voto popolare che dovrà rinnovare l’amministrazione del Comune di Legnano, la situazione appare ancora avvolta da una consistente nebbia. I cittadini sanno ben poco sui candidati che si presenteranno per la carica di sindaco e sugli schieramenti che li sosterranno, tanto meno sanno qualcosa sui programmi. Alcune cose paiono chiare e acquisite, come lo scontro diretto tra centro-destra e centro-sinistra all’insegna di una dinamica bipolare; ma al di là di ciò permangono molti interrogativi, riferibili sia al ruolo dei due ultimi sindaci (quello uscente, Cozzi, e il suo predecessore, Turri) sia al tipo di schieramento che metterà assieme il centro-sinistra, dopo la decisione dei Verdi e di Rifondazione Comunista di correre con propri candidati. A noi non interessa entrare nel merito di queste scelte: ci preme però richiamare alcune questioni che ci sembrano importanti e che vorremmo sottoporre a un dibattito il più ampio possibile, che ci auguriamo possa coinvolgere non soltanto le forze politiche, ma anche gli altri soggetti della società civile e, in particolare, del mondo cattolico legnanese. Chiediamo a tutti di rompere il silenzio che circonda certi problemi, perché è interesse di tutti che ci siano amministratori, politici, partiti sani e ben funzionanti. 

2. Poniamo anzitutto – e ancora una volta con allarme – la questione della ‘leggerezza’ eccessiva dei partiti attuali che appaiono sempre più come piccoli comitati di poche persone, alle quali peraltro compete l’enorme potere di scegliere i futuri amministratori. Eravamo stati in prima linea, dieci anni fa, nel denunciare la deriva partitocratica e la corruzione del sistema politico di allora, anche a Legnano. Siamo convinti che quel tempo e quei fatti non possano essere dimenticati, ribaltando troppo comodamente colpe e responsabilità sui magistrati e su quanti operarono per un cambiamento reale della politica. Ma dobbiamo pur dire che non erano questi i partiti (di destra, centro o sinistra che siano) che speravamo di avere. Crediamo che sia giunto il tempo nel quale tutti si interroghino sulla forma che i partiti hanno assunto oggi, anche a Legnano: Quali le reali motivazioni ideali? Quali le forme di una militanza sentita e orgogliosa? Quali le forme di un ‘farsi le ossa’ in attesa di ‘correre’ nelle istituzioni? Quali i sistemi di selezione democratica interna? Sono interrogativi cruciali, che meritano una risposta meditata e certo non definitiva. Essi diventano ancora più gravi se posti a livello nazionale: sono da considerarsi davvero democratici quei partiti nei quali il capo indiscusso cambia le strategie (e non solo la tattica) e sposta gli uomini come più gli aggrada?

3. Poniamo altresì qualche domanda sul significato dato al turno elettorale. Più volte in passato, abbiamo sottolineato l’importanza di presentare ai cittadini un ‘progetto di città’, utile per far capire in quale direzione si volesse andare, con quali programmi, quali valori, quali scelte concrete, marcando con ciò le eventuali differenze tra gli schieramenti. Raramente siamo stati accontentati, ma non per questo rinunciamo a porre nuovamente la domanda. Vogliamo però sottolineare adesso come questa ricerca di un ‘progetto’ implica un’idea di competizione elettorale che sia portatrice di una carica educativa e in senso forte davvero democratica. Cosa intendiamo dire? Che per noi le elezioni non sono un momento fine a se stesso, nel quale si vince o si perde e tutto si esaurisce. Noi pensiamo alle elezioni anche come momento per suscitare energie che rimangano attive per qualche anno almeno (candidati che accettino non solo di dare il proprio nome, ma pure di dedicare in seguito del tempo alla propria città, anche se non eletti); come tappa di una storia che prosegue, nella quale i capitoli tristi si alternano a quelli più felici. Con altre e più crude parole, diciamo no a candidature più o meno improvvisate, che lasciano il tempo che trovano; sì a candidature di persone disposte a lottare per un quinquennio, qualunque ruolo gli elettori loro assegnino, pronte a ripresentarsi la volta successiva, con maggiore esperienza e più possibilità. E diciamo anche che i metodi per la scelta dei candidati dovrebbero essere improntati a criteri di massima trasparenza e partecipazione, evitando quei balletti di indiscrezioni, candidature e veti incrociati che non fanno altro che aumentare la confusione dei cittadini.

4. Dalla richiesta di un partito meno evanescente e dalla necessità di intendere le elezioni come tappe provvisorie di un percorso politico, deriva pure la sottolineatura di una necessaria presenza permanente nella città e di un dialogo costante con chi vive in essa. Quanti legnanesi hanno sentito davvero in questi cinque anni la voce dei partiti? Cosa hanno saputo dire i loro esponenti sui problemi della città? Quali persone hanno saputo raccogliere attorno a sé nei quartieri, tra i giovani, le mamme, gli anziani? Come hanno incanalato le richieste della gente per portarle entro le sedi istituzionali appropriate? Come si sono spiegati e fatti ascoltare dalle persone? Queste domande sono necessariamente più delicate per il centro-sinistra che non per il centro-destra, che può tranquillamente mietere consensi al riparo del fascino megalomane del suo capo e che si può giovare della tradizione moderata di Legnano (ma fino a quando?). Il centro-sinistra, invece, fortunatamente privo di un grande capo, ma ahimé popolato da tanti litigiosi capetti, deve pur cercare di rispondere alle cruciali domande sopra poste: è in gio­co la sua stessa sorte!

5. In un tempo dove dominano le comparsate televisive, con i soliti salotti e le solite facce capaci di fare ‘audience’ (l’immancabile Mussolini, l’immancabile Bertinotti…),  noi chiediamo che dal basso, dalla dimensione cittadina, venga una significativa correzione di rotta. Chiediamo candidati (alla carica di sindaco o di consigliere) che mettano anzitutto in campo il loro cuore e la loro intelligenza, la loro passione e la loro concretezza di persone che studiano, lavorano, amano. Candidati disposti a parlare anche al cuore della gente e non solo al loro portafoglio (a destra) o al loro risentimento (a sinistra). Candidati che osino porre agli elettori i problemi reali della città, anche a costo di non essere eletti; che sappiano parlare di buona amministrazione e di bilanci comunali, ma anche di servizi pubblici, di asili nido e dei problemi delle donne; che ardiscano rivolgersi ai giovani trattandoli per quello che sono e non come dei pupazzi consumisti ai quali strappare un voto; che ribadiscano che, al di là delle emergenze ambientali legate allo strapotere dell’auto, è tutto il nostro modo di vivere che, piano piano, dal basso, va ripensato; che ributtino in faccia ai bravi legnanesi il dramma degli extracomunitari privi di casa…

Utopie? È possibile: siamo da anni vaccinati al riguardo e non ci facciamo illusioni di sorta. Noi però continuiamo testardamente a credere che i dati nudi e concreti della realtà quotidiana abbiano sempre bisogno di essere corretti e vivificati dall’afflato dell’utopia.

 

Legnano, 8 febbraio 2002

 

12 Feb 2002

Lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi

 

Gentile Sig. Silvio Berlusconi,

 ricevo in data 30 Gennaio una Sua missiva con contenuto allegato rispetto alla quale mi premuro di esprimerLe personali perplessità che cercherò di elencare con precisione e sintesi.

 ·        Innanzitutto Lei si rivolge a me, cittadina Italiana, a lei sconosciuta con un “intimo” Cara amica

Le faccio presente che non intercorre tra di noi nessun rapporto di amicizia, né diretta né epistolare, come è stato per gli altri Presidenti del Consiglio, che peraltro non si erano mai permessi di rivolgersi a un cittadino/a con tale familiarità.

Non siamo amici innanzitutto perché io non l’ho votata, ma soprattutto  perché sono fiera (e spero di continuare ad esserlo) di non annoverare tra le mie amicizie persone inquisite o implicate in atti giudiziari o a loro volta in rapporto con supposti personaggi in odore di mafia.

Vanto amicizie con uomini e donne stimati e puliti, capaci di parole e gesti ricchi di altruismo e di solidarietà con il genere umano, persone che non hanno posto il potere e il denaro come principali scopi di vita…

Quindi capirà la mia fatica a pensare di inserirla in un gruppo con queste caratteristiche…Le mancano proprio i requisiti fondamentali…Niente da fare, neppure se mi sforzo…

 ·        In secondo luogo non desidero ricevere da lei nessun tipo di “omaggio” o di “regalo”. La prego, non si offenda: so che la buona educazione mi imporrebbe di accettare, perché “a caval donato non si guarda in bocca”, ma in questo caso è il mio senso morale che mi invita a guardarci, eccome. So che questo gesto è la massima espressione del Suo modo di interpretare i rapporti umani ed in particolare le relazioni amicali, che si traduce spesso in “io ti do, tu mi dai”, oppure nel colpire la sensibilità dell’altro con gesti di  falsa generosità e di bieco altruismo. Lo ha ampiamente dimostrato a tutti i cittadini Italiani durante questi mesi di governo: è molto lunga e variegata la lista di “omaggi” e “regali” con i quali ha inondato i suoi senatori, parlamentari, sindaci, segretari e collaboratori per “ringraziarli” del lavoro svolto. Ci sfiora l’insano dubbio che tutto ciò che hanno fatto in questi mesi di impegno politico l’abbiano fatto per Lei, Signor Presidente, non per il popolo italiano o quanto meno per quella parte di popolo che l’ha votata! Che strano, i miei genitori mi hanno insegnato fin da piccola che l’impegno politico è un servizio alla città, al paese e come tale deve essere svolto, in piena libertà. Possibile che nessuno dei suoi “amici” di partito si sia sentito offeso da un gesto così inopportuno, non si sia sentito “comprato” in qualche modo e costretto a dover dire “grazie”?  

Capisce ora perché sono così resistente ad accettare: non vorrei che Lei si illudesse che io Le sia debitrice di qualche cosa, non vorrei ne soffrisse e che ci rimanesse male se poi non arrivasse ciò che lei desidera.

Quindi non accetto per il Suo bene, per risparmiare una frustrazione ad una persona che, come Lei, non riesce ad accettare che la realtà sia diversa da come Lei desidera, tanto da arrivare a manipolarla come vuole.

Come reagirebbe? La sua identità potrebbe risentirne.  

Le rispedisco quindi l’oggetto omaggiato, ne faccia Lei buon uso e La invito, con rispetto, a lasciare che i nostri rapporti si mantengano distanti ma corretti come lo sono stati fino ad oggi, a rimanere in fondo “non” amici come prima!

Laura Bruschetta - Legnano

 

 

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