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Anno 2004 |
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17 Dic 2004 |
Ex Mario Pensotti: un voto al buio |
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Con il
passare degli anni Legnano sarà sempre più il
dormitorio di Milano. Una delle poche attività
che potranno compiere i legnanesi nella loro
città sarà quella di andare a fare la spesa nei
centri commerciali al sabato. Questo è il
risultato delle politiche urbanistiche della
Giunta Cozzi, quasi totalmente improntate a
rendere residenziale ogni angolo di città non
destinato alla grande e media distribuzione. Un’ulteriore dimostrazione di ciò è il piano
attuativo per il recupero della ex Mario
Pensotti, che per l’ennesima volta trasformerà
in residenziale un’altra zona di Legnano. I 170
nuovi alloggi che saranno costruiti non saranno
certo alla portata dei giovani legnanesi che
vogliono sposarsi, ancora una volta saranno
soprattutto i milanesi che scappano dalla
metropoli i soli a potersi concedere un nuovo
appartamento a Legnano. Va poi
rilevato che il recupero della ex Mario Pensotti
avviene con un piano attuativo, cioè uno
strumento che lascia a tempi successivi la
definizione degli aspetti più importanti. Oltre ad
utilizzare procedure che hanno l’effetto di
radere al suolo ed edificare rapidamente, è
inaccettabile che anche questa volta il
Consiglio comunale sia stato espropriato del suo
legittimo diritto a discutere su un piano
importante per il futuro di Legnano. E’
inaccettabile che i consiglieri comunali siano
stati informati solo la sera di giovedì 9
dicembre sui progetti per l’area Mario Pensotti,
che saranno votati appena cinque giorni dopo.
Nonostante la disponibilità dimostrata dagli
uffici comunali, risulta materialmente
impossibile avere a disposizione la
documentazione necessaria per valutare il
progetto, discuterlo ed avanzare proposte. Mi chiedo
come possa tollerare questa situazione la
maggioranza di centrodestra che sostiene il
Sindaco Cozzi, che accetta di votare in
Consiglio comunale un piano attuativo senza
nemmeno avere il tempo per esaminarlo, avallando
pedissequamente ogni proposta della Giunta che
arriva in aula. Colleghi
Consiglieri, svegliamoci! Un
Consigliere comunale che vota un intervento del
genere, al di là di ogni valutazione di merito,
dopo cinque giorni dalla presentazione, senza
avere in mano una planimetria da poter valutare
con la propria forza politica e con i propri
elettori, si consegna all’inutilità, si rassegna
a non contare nulla. Inutile poi
lamentarsi per le scarse competenze attribuite
dalla legge al Consiglio. Cominciamo a
sviluppare quelle che abbiamo: prendiamoci un
tempo certamente non eccessivo, ma almeno
decoroso per poter esaminare una proposta
urbanistica di tale livello.
Stefano
Quaglia Consigliere comunale
a Legnano Gruppo DL - La Margherita |
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13 Dic 2004 |
Una risposta al giovane Campiglio |
Ho letto su "La
Prealpina" di giovedì 9 dicembre una
lettera firmata dal giovane
consigliere Paolo Campiglio, di Forza
Italia, a proposito dell'uscita di
Prodi sui "giovani mercenari" della
politica. Premetto che la frase del
leader dell'Ulivo non mi era piaciuta.
Non nella sostanza (una frase
condivisibile), ma nella forma:
assomigliava tanto a un tono polemico
e iracondo che so non appartenere né
alla cultura né allo stile dell'ex
presidente della Commissione. Perché,
dunque, scimmiottare i tanti
chiacchieroni che già abitano la
politica italiana?
Detto ciò, devo dire
che la lettera di Campiglio, proprio
perché scritta da un giovane, mi
preoccupa.
Primo: egli usa a sua
volta uno stile beffardo e falsamente
ironico, che rasenta l'offesa
("persone anziane", "buon curato di
campagna"...) e non fa onore a chi si
inerpica per questo sentiero.
Secondo: usa
termini come "catto-comunista-pensiero"
che, oltre a ingenerare qualche
bonario sorrisetto (si tratta di
parole che non utilizza proprio più
nessuno, tranne chi non ha argomenti),
fanno pensare che non si sappia ciò di
cui si parla.
Terzo: si fa finta di
non aver capito la risposta di Prodi a
un'affermazione, riportata da tutti i
giornali, del presidente Berlusconi.
Il quale, per rafforzare la campagna
elettorale che si avvicina, ha
prospettato una sorta di "volontariato
a pagamento" dei giovani azzurri. Ciò
a cui si riferiva, appunto, Romano
Prodi. Ma a Campiglio non piace essere
giudicato da altri, e ha ragione!
Perché, allora, poche righe dopo,
"bolla" i giovani che "faranno
propaganda per Prodi e Agnoletto" (Agnoletto?),
come "no-global", avanzando l'ipotesi
che si tratti di "giovani che rubano
nei supermercati"?
Sul resto della lettera
(che assume una piega banale, scontata
e qualunquistica quando parla del
recente sciopero e del taglio delle
tasse), c'è poco da dire. Mi auguro
solo che, facendo "largo ai giovani",
non cadiamo dalla padella alla brace!
Gianni Borsa Legnano
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18 Ott 2004 |
A proposito di difensore civico |
Il
Consiglio comunale di Rescaldina si appresta a
nominare il nuovo difensore civico, che ha
l’alto compito di assicurare il riconoscimento
dei diritti dei cittadini e garantire
l'imparzialità, la trasparenza e l'accesso
all'Amministrazione comunale.
Proprio per il delicato compito che è chiamato
a svolgere e per garantire la massima
imparzialità, il difensore civico deve, almeno
in prima votazione, essere eletto dai due terzi
del Consiglio comunale.
In quest’ottica è buona norma che il
nominativo di chi ricoprirà questa carica venga
deciso o valutato insieme a tutti i gruppi
rappresentati in Consiglio comunale.
Rescaldina vive oggi una situazione paradossale,
consentita dall’attuale legge elettorale, per
cui il paese viene governato da chi rappresenta
circa il 30% della popolazione, lasciando
all’opposizione i rappresentanti del 70% degli
elettori votanti.
Il Sindaco Donato Raimondi avrebbe quindi il
preciso dovere di considerare, in ogni momento,
che solo una minoranza dei cittadini ha voluto vederlo seduto sullo scranno più alto
del parlamentino cittadino, e dovrebbe agire di
conseguenza.
La vicenda del difensore civico, invece, dimostra
come Rescaldina Insieme si comporti in modo
arrogante nei confronti delle opposizioni.
Nell’ultimo Consiglio comunale il Sindaco ha
tentato di coprire la discussione interna alla
maggioranza sul nome del futuro “tutore” dei
diritti dei cittadini, lasciando intendere che
comunque la scelta “è cosa loro”, perché
loro sono la maggioranza.
La mancanza di un accordo in aula ha lasciato
aperto uno spiraglio perché finalmente le forze
di opposizione possano essere rese partecipi del
processo decisionale in una materia così
importante.
Non vorremmo rivedere quanto è successo con la
nomina delle commissioni e del consiglio della farmacia
comunale; speriamo che nella
maggioranza almeno qualcuno dimostri di avere
rispetto per l’intero Consiglio comunale e
soprattutto per i cittadini.
Michele
Cattaneo Vivere Rescaldina |
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9 Set 2004 |
Il buongiorno si vede dal mattino |
A soli tre mesi dalle elezioni Rescaldina
Insieme ha già mostrato che non intende
modificare il suo modo di governare il paese. Il
gruppo che ha conquistato la maggioranza degli
scranni consiliari, con solo una ottantina di
voti di scarto da Vivere Rescaldina, ha deciso
di volere governare da solo senza cercare nessun
tipo di dialogo con le forze di opposizione.
Quanto è successo nell’ultima riunione dei
capigruppo è in aperto contrasto con le parole
di Moreno De Servi, che durante la seduta di
insediamento del Consiglio comunale aveva
elogiato le forze di opposizione per
l’atteggiamento costruttivo, promettendo un
quinquennio di confronto serrato ma sereno.
Cosa è successo nel frattempo? Cosa può avere
portato chi è forse il rappresentate più
moderato della maggioranza ad accettare in
silenzio un atteggiamento di questo tipo? Non è
possibile saperlo, dato che certe decisioni
vengono sempre prese nel segreto, lontano dagli
occhi e dalle orecchie dei cittadini. Possiamo
soltanto immaginare che alla base di tutto ci
sia la solita spartizione delle poltrone che
deve accontentare tutti, soprattutto chi,
nell’ultima campagna elettorale, ha messo in
gioco la propria faccia. Sembra proprio che la
prossima Presidente della Biblioteca debba
essere Raffaella Santoro, candidata non eletta
di Rescaldina Insieme e membro del
c.d.r. del periodico comunale, al centro delle
polemiche per la mancata uscita del numero
elettorale.
Cosa ci toccherà vedere ancora? Come si
comporteranno la Giunta ed il Sindaco nella
designazione del prossimo Consiglio di
Amministrazione dell’Azienda multiservizi nata
dalla Farmacia Comunale? Raimondi ha già
annunciato una modifica allo Statuto comunale
per continuare la spartizione della torta con
l’elezione del Presidente del Consiglio, carica
a cui sarebbe designato Noacco, Consigliere che
si è sempre distinto per l’indipendenza di
pensiero e di valutazioni rispetto alle
decisioni della maggioranza del suo gruppo.
Speriamo che la carica non lo induca al silenzio
come è già avvenuto a De Servi.Michele Cattaneo Vivere
Rescaldina |
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6 Set 2004 |
Scheda: le principali aree di
conflitto nel mondo |
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a cura del Vaticano
Sono diverse le aree di crisi in tutto il mondo in
preda a guerra civili, insurrezioni, conflitti etnici, in cui il
fondamentalismo religioso agisce da catalizzatore. La strage di innocenti dell'Ossezia e'
maturata in uno dei tanti scenari in cui il terrorismo continua a minacciare
la pace e il benessere dell'umanita'. A questo proposito, l'agenzia vaticana
Fides, promossa dalla congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, ha
fatto il quadro delle principali aree di conflitto, in relazione alla
composizione religiosa delle popolazioni coinvolte. Una mappa che riguarda in
particolare Africa e Asia.
- BURUNDI: La guerra civile in Burundi e' esplosa nel 1993. Il
conflitto coinvolge, da una parte, l'esercito governativo controllato dalla minoranza
Tutsi, e dall'altra, diversi gruppi di guerriglia Hutu, l'etnia
maggioritaria del paese. Alla base del conflitto, infatti, vi e' la richiesta di una
maggiore rappresentanza degli Hutu nelle istituzioni statali del paese. Nell'agosto
2000, sono stati firmati gli accordi di Arusha (Tanzania), che hanno portato
alla costituzione di un governo di unita' nazionale. Al termine di questo
periodo di transizione si terranno elezioni multipartitiche, che si terranno
nell'ottobre 2004. Nell'ottobre 2003, viene siglato un accordo di pace tra
governo e FDD (Forze per la Difesa della Democrazia), in gruppo ribelle
piu' importante. Permane pero' la lotta armata del FLN (Forze di Liberazione
Nazionale). Popolazione: 6.887.000 - Cristiani 91,7% (cattolici 4.435.000)
- Animisti 6,7%% - Musulmani 1,6%.
- REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO: Dopo la guerra civile del 1998-2003,
e' stato raggiunto un accordo per formare un governo di unita' nazionale,
che comprende anche rappresentati della guerriglia. Continuano pero' le
tensioni nell'est del paese in particolare nel Kivu dove alcuni militari
(ex membri della guerriglia) del nuovo esercito unificato congolese si sono
ribellati al governo centrale. La precedente guerra congolese ha visto
l'intervento di diversi paesi africani schierati con l'una o l'altra parte. Il paese,
infatti, e' ricco di oro, diamanti, uranio, legname, coltan, tutte
ricchezze che suscitano gli appetiti di stati e multinazionali. Popolazione:
53.993.000
- Cristiani 95,4% (cattolici 28.260.000) - Animisti 2,4% -
Musulmani 1,1%.
- COSTA D'AVORIO: A seguito dello scoppio della guerra civile nel settembre
2002, e nonostante gli accordi di pace del gennaio 2003, la Costa d'Avorio
e' ancora di fatto divisa con il nord e l'ovest del paese in mano a diversi
gruppi di guerriglia, riuniti sotto una sigla comune, Forze Nuove. Il
governo di unita' nazionale al quale partecipano i ribelli e' rimasto a lungo
bloccato per la sospensione dai lavori dei ministri dell'opposizione al Presidente
Laurent Gbagbo. Popolazione: 16.692.000 - Cristiani 31.8% (cattolici
2.717.000)
- Animisti 37,6% - Musulmani 30%.
- NIGERIA: La restaurazione della democrazia nel 1999, dopo anni
di dittatura militare, non ha posto fine alle tensioni sociali, economiche ed
etnico-religiose che attraversano vaste aree del paese. La decisione di introdurre la Sharia
in alcuni stati a maggioranza musulmana ha creato un nuovo elemento di
conflittualita'.
Le periodiche esplosioni di violenza che hanno provocato migliaia di
morti negli ultimi anni, sono spesso il risultato di manipolazioni di tensioni
sociali da parte di alcuni soggetti politici che usano l'elemento religioso
per i propri fini. La presenza di una risorsa come il petrolio, sempre piu'
importante per l'economia mondiale, non fa altro che aumentare le pressioni
sulla Nigeria, il paese piu' popoloso dell'Africa con centinaia di etnie.
Popolazione: 117.838.000 - Cristiani 45,9% (cattolici 17.527.000) - Animisti
9,8% - Musulmani 43,9%.
- SOMALIA: Dal gennaio 1991, quando l'ex dittatore Siad Barre e' stato
rovesciato, lo stato somalo e' collassato e il paese vive in un'anarchia profonda. Le
milizie armate dei diversi clan e sottoclan si sono divisi il territori
con la forza. La Somalia e' divisa attualmente in almeno 3 parti: Somaliland
(che si e' dichiarato indipendente), Puntland (che rivendica un certo grado
di autonomia ma senza chiedere la secessione) e il centro-sud, la
parte piu' abitata e potenzialmente piu' ricca, e' la zona del paese che non era
finora riuscita a esprimere un'amministrazione stabile. Popolazione:
9.557.000
- Cristiani 1,4% (cristiani professi 101.881) - Musulmani 98,3%.
- SUDAN: La guerra civile nel sud Sudan tra il governo e il SPLA/M
(Movimento/Esercito di Liberazione Nazionale popolare del Sudan) e' iniziata nel 1983, proprio
quando, a seguito dell'introduzione della Sharia, le popolazioni del sud
(per lo piu' animiste e cristiane) si sono rivoltate contro il governo.
Il conflitto ha provocato piu' di 2 milioni di morti, milioni di profughi
e devastazioni immense. Nel maggio 2004 e' stato firmato un
accordo di pace che prevede un periodo di transizione con un governo di unita' nazionale
che durera' 6 anni e mezzo. Nel frattempo, si e' però aggravata la crisi
nel Darfur nell'ovest del Sudan, dove agiscono due gruppi di guerriglia
che rivendicano maggiore attenzione da parte del governo alle necessita'
economiche e sociali della regione. Il governo ha scatenato una dura
repressione attuata con bombardamenti aerei e l'impiego delle milizie Janjaweed. Le
violenze hanno costretto alla fuga piu' di un milione di persone.
Popolazione:32.559.000 Cristiani 16,7% (cattolici 4.181.000) - Animisti 11,9% -
Musulmani 70,3%.
- UGANDA: Nel nord Uganda dal 1989 imperversa la guerriglia del
l'LRA (Esercito di Resistenza del Signore) che combatte contro l'attuale presidente Yoweri
Museveni. L'LRA ha una ideologia basata sul sincretismo religioso,
mischiando elementi del cristianesimo e dell'islamismo con quelli delle religioni
tradizionali
africane. Migliaia di bambini Acholi (l'etnia principale del nord
Uganda) sono stati arruolati a forza nelle fila della guerriglia. Popolazione:
19.321.113
- Cristiani 88,7% (cattolici 10.796.000) - Animisti 4,4% - Musulmani 5,2%.
- CINA: Nella regione del Tibet, annessa dalla Cina negli anni Cinquanta,
le comunita' buddiste soffrono l'occupazione cinese mentre, dopo la rivolta
del 1959 repressa dalla Cina, il Dalai Lama e' in esilio. Popolazione: 1,2
miliardi - Agnostici: 50% Religioni tradizionali cinesi: 30% - Buddisti:
8,5 - Cristiani: 7% - Altri culti: 4,5 %
- FILIPPINE: Mindanao, l'isola piu' meridionale dell'arcipelago
filippino, e' la zona musulmana del paese, che per il resto e' abitato da popolazioni
di fede cristiana. Dagli anni '70 i musulmani di Mindanao hanno iniziato
una lotta armata per l'autonomia. La guerra tra l'esercito di Manila e i
militanti di diversi gruppi guerriglieri ha causato fino ad oggi 150mila
morti. Popolazione: 85 milioni- Cristiani: 90% (cattolici 65.000.0000) -
Musulmani: 6,5% - Altri culti: 3,5%.
- INDIA: Da 50 anni il Kashmir, regione di confine indo-pakistano, e'
terreno di scontro fra le truppe indiane, che mantengono il controllo di 2/3 della
regione, e i guerriglieri islamici sostenuti dal Pakistan. Nell'arco di
mezzo secolo si sono combattute tre guerre fra i due colossi asiatici per
il controllo dell'area, di grande importanza strategica. Di recente fra
le due potenze asiatiche c'e' stato un avvicinamento. Popolazione: 1 miliardo
- Induisti: 75% - Musulmani: 12% Cristiani: 6,5% (cattolici 17.000.000)
- Altri culti: 6,5%.
- INDONESIA: Nell'arcipelago delle Molucche (Indonesia orientale)
all'inizio del 1999 e' scoppiata, per futili motivi un conflitto fra la comunita'
cristiana protestante e quella musulmana. L'esercito indonesiano e' intervenuto per
riportare la calma. Le violenze, estese a tutte le isole dell'arcipelago
delle Molucche, hanno causato oltre 15mila morti e circa 500mila rifugiati.
Popolazione: 210 milioni - Musulmani: 85% Cristiani: 13% (cattolici
6.376.0000) - Altri culti: 2%.
- IRAQ: Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein e il
passaggio di poteri dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti al governo iracheno, si registra
nel paese instabilita' dovuta alla presenza di formazioni terroristiche
e alle rivendicazioni di gruppi religiosi islamici, soprattutto sciiti.
Popolazione: 25 milioni - Musulmani: 95% - Cristiani: 3,2% (cattolici
600.000) - Altri culti: 1,8 %.
- ISRAELE/PALESTINA: Nel conflitto nazionale fra il popolo
israeliano e quello palestinese, che dura da 50 anni, la presenza di formazioni
estremiste islamiche ed ebraiche complica il quadro e ostacola ancora la stipula di
una pace duratura per il Medio Oriente. Popolazione: 6,5 milioni in Israele;
3,5 milioni nei territori palestinesi: Ebrei: 77% - Musulmani: 12%
Cristiani: 5,8% (cattolici 115.000) - Altri culti: 5,2 %.
- MYANMAR: La giunta militare al potere governa con un regime autoritario
ed e' accusato di massicce violazioni dei diritti umani, specialmente nel
conflitto con numerosi gruppi delle minoranze etniche. Popolazione: 47
milioni
- Buddisti: 75% - Cristiani: 8,3% (cattolici 600mila) - Musulmani: 2,4%
- Altri culti: 14,3 %.
- NEPAL: Nello stato gruppi di guerriglieri maoisti lottano contro la
monarchia costituzionale del re Gyanendra dal 1996. Le vittime in tutto l'arco del
conflitto sono circa 8.000. Scontri a fuoco, rapimenti, attentati e
estorsioni sono quotidiani per i cittadini del Nepal, uno dei popoli più poveri del
mondo. Popolazione: 23 milioni - Induisti: 75% - Buddisti: 8,5 - Musulmani:
3,9% - Cristiani: 2,5% (cattolici 7.000) - Altri culti: 10,1%
- SRI LANKA: Dall'inizio degli anni '80 nel paese di registra un conflitto
fra il governo (detenuto dal gruppo etnico di maggioranza, i singalese di
religione buddista) e i ribelli tamil di fede induista. Nel 2002 e' stato
firmato uno storico cessate il fuoco ma si attende un trattato di pace.
La guerra ventennale dello Sri Lanka ha provocato 64mila vittime e almeno
un milione di sfollati. Popolazione: 19 milioni - Buddisti: 68% - Induisti:
11% Musulmani: 9% - Cristiani: 9,5% (cattolici 1.362.0000) - Altri culti:
2,5%. |
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20 Ago 2004 |
Legnano dietro le quinte |
Fra i legnanesi che ieri assistevano alla Coppa
Bernocchi girava una domanda: <<Perchè non la
fanno più vedere in televisione?>> Dobbiamo
purtroppo notare la scarsa attenzione prestata
dalle televisioni nazionali alla Coppa Bernocchi,
che si inserisce in uno scenario di
disinformazione e di calo di immagine che è sceso
sulla nostra città.
Così abbiamo visto circa un mese fa il Palio di
Ascoli in diretta sulle reti RAI, mentre il
Palio di Legnano continua a essere ignorato
dalle reti televisive nazionali. Ora questo
ingiusto silenzio colpisce anche la Coppa
Bernocchi, a cui è stata riservata una
telecronaca in differita su un canale
satellitare, mentre la Tre Valli Varesine è stata
trasmessa in diretta dalla RAI.
Le manifestazioni di Legnano meritano più
attenzione a livello nazionale,
l'Amministrazione comunale non può accettare
questo silenzio. A meno che non voglia far
parlare di Legnano solo come città dei balocchi
o dei "grandi" progetti urbanistici.
Stefano Quaglia Consigliere comunale a
Legnano Gruppo DL - La Margherita |
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8 Lug 2004 |
Verso una nuova realtà territoriale |
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I cittadini della provincia
di Milano hanno deciso di mandare a casa chi,
per cinque anni, ha tenuto al palo un ente
territoriale importante quale è ora la
provincia. Non possiamo dimenticare che la
campagna elettorale di Penati iniziò lo scorso
4 febbraio proprio a Legnano, che dopo il
distacco di Monza è la città più importante
della provincia. Quella sera Penati ascoltò i
cittadini e si disse che in caso di vittoria del
centrosinistra il circondario di Legnano sarebbe
stato istituito, perchè è considerato una
priorità. Attendiamo allora di veder
nascere in tempi brevi questa aggregazione
sovracomunale, richiesta anche dai Consigli
comunali di Legnano e Rescaldina. I dati elettorali del
Legnanese mettono in risalto un territorio che
ha votato in controtendenza rispetto alla media
nazionale: qui il centrodestra è ancora forte.
Il sistema elettorale per la provincia
ha contribuito a fare in modo che questo voto si sia ritorto
contro il collegio di Legnano, che non avrà
nemmeno un rappresentante in Consiglio
provinciale. Il territorio più importante dopo
il capoluogo non avrà voce nell’assemblea di
Palazzo Isimbardi, ma contiamo sulla sensibilità
del Presidente Penati nel tenere in
considerazione il nostro bacino. Ora diventa ancora più importante il circondario di Legnano, perchè ci
consentirà di dialogare alla pari con una
provincia in cui non siamo riusciti a farci
rappresentare; la quale, ne resto convinto, dovrà
evitare di inglobarci nella grande Milano.
Legnano è un territorio con delle peculiarità
che non possono essere cancellate con una "milanesizzazione"
forzata.
Stefano Quaglia Consigliere
comunale a Legnano Gruppo DL - La Margherita
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10 Giu 2004 |
Una politica innovativa |
Vivere
Rescaldina sta proponendo un modello di politica
innovativo, già sperimentato in importanti città
come Fano, Torino, alcune circoscrizioni di
Milano.
Vogliamo coinvolgere e rendere partecipi i
cittadini nella gestione della “cosa
pubblica” dicendo un no chiaro alla politica
della delega, quella per intendersi che dice:
“faccio un programma (un contratto con gli
italiani, per esempio), poi mi lasciate in pace
per 5 anni e alla fine mi giudicherete per
quello che ho fatto”.
Un discorso di questo tipo, seppur di moda tanto
a destra quanto a sinistra, non è nient’altro
che un imbroglio che ha come conseguenza la
distrazione del cittadino per potere poi dire, a
termine mandato, tutto ed il contrario di tutto
dando sempre la colpa a qualcun altro per quello
che è stato realizzato o non realizzato.
Noi vogliamo che i rescaldinesi abbiano la
possibilità di non essere distratti. Vogliamo
che le decisioni importanti (pur sotto la
responsabilità dell’amministrazione) vedano i
cittadini coinvolti anche in fase di
progettazione.
Se per esempio si volesse spostare la piazza
mercato è indispensabile coinvolgere tutti i
cittadini e le categorie interessati al problema
specifico come i commercianti del paese e del
mercato, i pensionati, le mamme e così via.
Ancora, se si volessero studiare e realizzare
delle nuove piste ciclabili occorre pensarle con
chi le usa davvero come gli studenti, i
pensionati, i lavoratori di ditte sul territorio
comunale o nei comuni limitrofi.
Per realizzare un progetto di questo genere
occorre il coinvolgimento di TUTTI, scuole,
genitori, associazioni, cittadini interessati a
questa o quell’opera.
Rendere i cittadini partecipi, quasi progettisti
insieme all’amministrazione significa
accrescere la consapevolezza di tutti e
realizzare finalmente una Rescaldina a misura di
cittadino innanzitutto bambino, anziano,
giovane, portatore di handicap e non solo di
cittadino medio adulto e lavoratore.
Solo così facendo sarà possibile fare crescere
una nuova generazione che abbia davvero voglia
di partecipare e che non veda la politica come
“tanto fanno tutti i loro interessi”. Ci
rendiamo conto che la strada proposta è lunga e
difficile ma forse, è l’unica strada per
cambiare davvero il nostro paese!
Michele
Cattaneo Candidato Consigliere comunale
lista
"Centro
e Sinistra uniti - Vivere Rescaldina"
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3 Giu 2004 |
Il centro anziani elettorale |
Non
ci sono dubbi su quello che pare essere un sottile
sotterfugio ai
danni del cittadino: un'opera pubblica (il
centro anziani di Rescalda, derivante dagli oneri di urbanizzazione) viene
fatta passare come una donazione dell'Amministrazione
ai rescaldinesi e la sua apertura viene
utilizzata per scopi elettorali.
Le forze di opposizione hanno già promesso che
saranno presenti all'evento per porre con
chiarezza una domanda: "Come può
un'Amministrazione tendere all'interesse
generale della collettività e al tempo stesso
nascondere la verità?"
Michele
Cattaneo Candidato Consigliere comunale
lista
"Centro
e Sinistra uniti - Vivere Rescaldina"
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31 Mag 2004 |
Perchè non sono antiamericano |
Ho sempre avuto grande ammirazione per tutti coloro che hanno combattuto per la Resistenza contro il Nazifascismo che fossero cattolici, socialisti o comunisti. Di alcuni di loro sono stato amico per lunghi anni malgrado la differenza d’età. I valori della Resistenza sono fondativi della nostra Costituzione Repubblicana e in essi mi identifico totalmente.
Ho sempre però anche riconosciuto l’importanza assolutamente decisiva dell’intervento americano nella liberazione dell’Europa e dell’Italia. Lo sbarco in Normandia e l’entrata nel nostro Paese, raccontata tante volte al cinema, nei giornali e nei libri, sono immagini indelebili che nella mia mente hanno scolpito un’America democratica, forte e generosa.
Sono cresciuto nel mito di questi Stati Uniti e di figure carismatiche come John e Robert Kennedy e Martin Luther King. Mi sento ancora oggi fortemente attratto da questa storia affascinante di libertà, democrazia, capacità di accoglienza e di integrazione di milioni di immigrati da ogni parte del mondo. Ritengo giusto che gli italiani esprimano questo forte sentimento di amicizia, anche quelli che, come me, disapprovano la teoria della guerra preventiva e l’operato dell’Amministrazione Bush in Iraq, che un anno fa considerava l’ONU un’istituzione inutile e imbarazzante, salvo oggi sollecitarne giustamente il soccorso per tentare di coprire il fallimento di una guerra ingiusta.
E’ stato scritto in queste settimane che le torture di cui abbiamo visto filmati e fotografie raccapriccianti sono inevitabili implicazioni della guerra, ma in quella di liberazione di sessant’anni fa non vi erano né Abu Ghraib né Guantanamo. Avevamo conosciuto invece un esercito americano ricco di umanità, di capacità pacificatrice, di vitalità costruttiva, che si faceva amare dai popoli che andava liberando. Era un’America che non pretendeva di esportare la democrazia con le armi anziché con il dialogo, che per aiutare i popoli alla ricerca della libertà, accettava il prezzo altissimo e angosciante del sacrificio di migliaia e migliaia di propri figli le cui croci sono disseminate in gran parte d’Europa.
E’ allo spirito di quell’America di Roosvelt che bisogna ritornare per sconfiggere il terrorismo internazionale che l’11 settembre 2001 l’ha ferita al cuore con l’attacco alle Torri Gemelle e che rappresenta il nemico della nostra civiltà. A quello spirito che tante volte nei trascorsi sessant’anni si è manifestato nel rispetto e nella difesa dell’Europa occidentale attraverso il Patto Atlantico e nel rifiuto di quell’unilateralismo aggressivo nel quale è precipitato Bush con una guerra gravida di conseguenze disastrose.
Per queste ragioni non accoglierò il Presidente americano sventolando in piazza la bandierina tricolore e quella a stelle e strisce, ma certamente non parteciperò, nemmeno metaforicamente, alle dimostrazioni antiamericane da cui mi sento completamente estraneo. Invierò invece un pensiero grato e riconoscente al popolo americano per il grande servizio che il 6 giugno 1944 ha reso all’Italia e all’umanità intera.
Giuseppe Adamoli
Consigliere regionale della Margherita
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27 Mag 2004 |
Note sulla campagna elettorale di
Rescaldina |
È
iniziata da due settimane la campagna elettorale
e già cominciano a vedersi le prime
scorrettezze delle diverse liste in gara.
Il giornale comunale: da quando esiste
“Partecipare” è sempre stato pubblicato un
numero prettamente elettorale con un’equa
distribuzione degli spazi tra le liste. Per
questa tornata elettorale invece la maggioranza
(che candida anche la Presidente del comitato di
redazione) ha deciso di stampare e distribuire
ad una settimana dalla consultazione un numero
“classico” con un inserto dedicato alle
elezioni di quattro pagine (una per formazione).
Questo significa che il resto del giornale sarà
pieno di articoli provenienti dai vari Assessori
per decantare tutto quanto è stato fatto in
questi anni. Questo sì che vuol dire “par
condicio”.
La lotta per il simbolo: “Rescaldina
Insieme” (la lista del Sindaco) e “Movimento
delle libertà” (la lista di Bernardo Casati)
giurano entrambi di essere appoggiati da Forza
Italia. Le malelingue dicono che Raimondi abbia
digerito male il mancato sostegno del partito
del Cavaliere e che tenti comunque di convincere
la gente di averne l’appoggio.
Il centro per anziani: nel piano di
lottizzazione “Raimondi” (il nome è proprio
quello del Sindaco ...) che prevede la
costruzione di diverse palazzine a Rescalda, è
stata inserita la costruzione di un centro per
anziani (mini alloggi ed altro) quale
corrispettivo degli oneri di urbanizzazione. La
costruzione del centro è terminata e
l’inaugurazione avverrà casualmente durante
la campagna elettorale. Poco male se non fosse
che qualcuno ha fatto circolare insistentemente
la voce che la costruzione sia un regalo del
primo cittadino e non un atto dovuto deciso
addirittura dall’Amministrazione
Gasparri. Sarebbe interessante parlare di tutte
queste cose in un incontro pubblico con
l’attuale maggioranza ... chissà se il Sindaco
ha previsto di incontrarsi in un confronto
sereno con i cittadini.
Michele
Cattaneo
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17 Mag 2004 |
Riflessioni su De Gasperi |
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Ringrazio l’Associazione
culturale politica Popolari di Legnano
“Gianpaolo Negri” per avermi invitato a
questo convegno sulla figura di Alcide De
Gasperi ma più per averlo organizzato. Per
molti motivi; ne cito qui solo due, direttamente
legati alla mia attività di educatore ed uomo
di scuola:
- Mi
è capitato più volte di sentire una cosa
che condivido e cioè che la vita la si
comprende guardando indietro e la si vive
guardando avanti. Operazioni come questa
sulla memoria servono a farci capire il
perché delle cose e a ricordarci anche
quali sono gli obiettivi dai quali ci stiamo
forse allontanando
- De
Gasperi è quel personaggio che ti
riconcilia con l’idea di politica. Il 6
agosto del 1927 dal carcere scrisse alla
moglie “… ci sono molti che nella
politica fanno solo una piccola escursione,
come dilettanti, ed altri che la considerano
come un accessorio di secondarissima
importanza. Ma per me, fin da ragazzo, era
la mia carriera, la mia missione”. La
politica come missione quindi. In un momento
in cui chi fa politica ai massimi livelli
tende a presentarsi come “non politico”
e, proprio per questo, legittimato a fare
politica [quella politica che, secondo loro,
i politicanti non saprebbero più fare o non
avrebbero mai saputo fare] è importante
riappropriarsi di una idea di politica di
cui andare orgogliosi.
Vorrei, in questo mio breve
contributo al dibattito sottolineare due o tre
cose.
Un giorno De Gasperi disse
“Ho l’ambizione di essere onesto”. Ha una
forza dirompente questa affermazione nel tempo
della furbizia, del piccolo e grande imbroglio,
dell’arricchimento facile, dell’apparire
piuttosto che dell’essere, delle sentenze
emanate a Porta a Porta piuttosto che nelle aule
dei tribunali. In un tempo che ha dimenticato (o
meglio, ha voluto mettere da parte) la visione
degasperiana della politica “che non può
essere teatro e spettacolo”.
Quest’uomo, educato nella
Mitteleuropa e con una visione laica
dell’impegno cattolico in politica, sosteneva
che le situazioni si dovessero risolvere solo e
sempre attraverso il dialogo, quel dialogo che
ha permesso all’Europa [di cui De Gasperi era
convinto sostenitore] di vivere in pace dalla
fine della seconda guerra mondiale e quel
dialogo mancato che tanti lutti e tanta
sofferenza sta causando invece in altre parti
del mondo nonostante (o forse proprio per
queste) le “missioni di pace”.
Per finire, e per
collegarmi alla visione che De Gasperi aveva del
ruolo delle nazioni all’interno dell’Europa,
voglio ricordare che il grande statista diceva
che si deve adeguare la politica interna a
quella estera e non viceversa. Non si può
essere europei pensando solo italiano. Come dire
che posso essere legnanese e combattere per il
bene della città ma all’interno di uno
scenario che mi faccia sentire europeo, quindi
italiano, quindi lombardo, quindi legnanese e,
perché no, della contrada. Come dire “Pensare
globalmente e agire localmente”.
Grazie
ancora per le emozioni che questa serata ha dato
a tutti noi.
Salvatore
Forte Candidato Consigliere provinciale della
Margherita
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12 Mag 2004 |
Eretici della provincia |
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L’esigenza di un tavolo
sovracomunale che rappresenti le istanze del
Legnanese è quanto mai pressante. Per questo
continuo a sostenere in sede istituzionale, con
la Margherita e tutto il centrosinistra, la
proposta di istituzione del circondario di
Legnano. Ritengo però che il
dibattito sui futuri assetti amministrativi non
debba fermarsi: si va in una direzione, ma lo
scambio di idee può continuare, soprattutto per
scelte che potrebbero segnare in modo indelebile
il futuro di Legnano. Fare una proposta di nuova
provincia quasi sempre provoca una sollevazione
del coro dei contrari con le solite motivazioni:
le province sono carrozzoni, non hanno poteri,
sono poltrone inutili. E allora perchè non le
aboliamo tutte? E’ molto curioso che i
detrattori di una nuova provincia dell’Altomilanese
quasi sempre prendano come esempi di insuccesso
le ultime fra le province nate in Italia.
Bisogna ammettere che fra queste ve ne sono
alcune che, di fatto, sono delle comunità
montane con qualche decina di migliaia di
abitanti, con caratteristiche socio-economiche
tali da non giustificare una provincia. Se
qualcuno ha abusato di quell’istituzione che
si chiama provincia facendone nascere di
inutili, questo non significa che un territorio
come l’Altomilanese non possa ambire ad una
sua autonomia amministrativa. Il Presidente della
provincia di Lecco Mario Anghileri recentemente
ha sottolineato l’importante ruolo che il
nuovo ente ha avuto per la crescita del
territorio lecchese; evidentemente lì c’erano
le condizioni per dar vita a una provincia, che
una volta nata ha favorito il riordino dei
trasporti pubblici, ha dato impulso alla
formazione professionale, ha migliorato i
rapporti con Como, consentendo a Lecco di
affrontare i problemi in modo paritario con il
vecchio capoluogo. Dopo le recenti riforme,
dalla legge 142/90 alla riforma del titolo V
della Costituzione, le province hanno acquisito
funzioni ben precise: difesa del suolo, tutela
dell’ambiente, viabilità e trasporti, solo
per citarne alcune, senza dimenticare
l’importante ruolo di coordinamento
intercomunale. Definire un carrozzone senza
poteri un ente con queste competenze è un po’
esagerato. Altrettanto curiose sono le
motivazioni che talvolta si adducono per
giustificare la nascita della provincia della
Brianza ma non di quella dell’Altomilanese. Si
dice che Monza è diversa, ma perchè? Se
esaminiamo i motivi che giustificano la nascita
della provincia della Brianza scopriamo che gli
stessi si addicono anche al nostro territorio,
che oltretutto non è un tutt’uno con Milano
come Monza. Da più parti si continua a
chiedere un coordinamento per lo sviluppo della
conurbazione Legnano – Busto Arsizio –
Gallarate, gridando però allo scandalo quando
si propone a questo scopo una provincia, cioè
l’ente territoriale il cui fine specifico è
quello di coordinare lo sviluppo della comunità
rappresentata. Si faccia presto il
circondario, e a tal proposito è incoraggiante
sapere che il candidato della Margherita al
Consiglio provinciale Salvatore Forte si sia
espresso chiaramente il tal senso. Mi auguro poi che
in questo territorio, cresciuto grazie agli
"eretici del cotone", ci siano anche
degli "eretici della provincia" capaci
di chiedere un ente che rappresenti e coordini
lo sviluppo dell'Altomilanese.
Stefano
Quaglia
Consigliere comunale a Legnano
Gruppo DL - Margherita
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20 Apr 2004 |
La "delicata umanità" di don Primo
Mazzolari |
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La
ricchezza umana, al pari della profondità
spirituale, è certamente un tratto distintivo
della figura di Primo Mazzolari (Boschetto,
Cremona, 1890 - Cremona, 1959). Il convegno
svoltosi sabato 17 aprile a Milano su “Don Primo
Mazzolari, la Chiesa del Novecento e l’universo
femminile”, ha significativamente contribuito ad
approfondire proprio la “delicata umanità” della
figura del parroco di Bozzolo, giornalista,
scrittore, pacifista e “uomo del dialogo”. Promosso
dalla Fondazione che si impegna a studiare e a
divulgare il pensiero mazzolariano, il convegno
ha riunito per un’intera giornata all’Ambrosianeum
studiosi provenienti dalle università di Milano,
Parma, Trieste, Roma, Firenze, Torino. Due
relazioni introduttive (Giuseppe Battelli, Lucia
Ceci) avevano lo scopo di inquadrare la
condizione femminile nella società e nella
Chiesa tra ‘800 e ‘900. Anni in cui la donna si
trovava in una situazione di inferiorità, per lo
più relegata nell’ambiente domestico,
discriminata sul piano sociale e culturale,
benché col tempo si faranno timidamente spazio
posizioni più aperte e rispettose dell’identità
femminile. È questo l’immaginario in cui cresce
il giovane seminarista Primo, che, pur senza
elaborare una propria visione sociologica o
teologica del pianeta-donna, interpreta in modo
originale tali tematiche, anche grazie alla
vicinanza di figure che segnano in profondità la
sua vita, a partire da quella della madre (di
particolare intensità la corrispondenza degli
anni giovanili con la mamma e le sorelle,
presentata da una relazione del presidente della
Fondazione, don Giuseppe Giussani). Analizzando la biografia del
sacerdote, il fitto carteggio, i libri e i
numerosissimi articoli che portano la sua firma,
i relatori hanno fatto emergere “la delicata
attenzione posta da Mazzolari alla condizione
femminile” (Giorgio Campanini) e la sua
insistenza sulla formazione interiore e
culturale per consentire alle ragazze, alle
spose e alle madri di prendere piena coscienza
dello specifico ruolo e della propria dignità
nella famiglia, nell’ambiente di lavoro e nella
comunità cristiana (Marta Margotti, Silvana
Rasello). Molto interessanti, poi, gli
scambi epistolari di Mazzolari con numerose
personalità dell’associazionismo cattolico, con
religiose italiane e straniere, ripercorsi nei
contributi dello stesso Giussani, di Roberta
Fossati, Mariangela Maraviglia e Giorgio
Vecchio. Nonostante gli impegni pastorali e le
mille battaglie culturali e politiche sostenute
dal sacerdote nell’arco dell’intera vita, egli
trovava sempre il tempo per vivaci e mai banali
confronti con diverse corrispondenti, per molte
delle quali egli diveniva “un fratello
maggiore”, una “guida spirituale”, una luce
indicatrice della radicalità evangelica e della
necessità di testimoniare la fede nella vita di
ogni giorno. Domenica 18 aprile la Fondazione
stessa ha ricordato i 45 anni della scomparsa di
Mazzolari con una messa nella chiesa
parrocchiale di Bozzolo (Mantova), presieduta da
monsignor Dante Lanfranconi, vescovo di Cremona,
che nell’omelia ha ricordato la figura del
profetico sacerdote.
Gianni Borsa
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9 Apr 2004 |
Altomilanese: chi ha paura della
nuova provincia? |
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Il Milanese e il Varesotto presentano
caratteristiche storiche, sociali ed economiche
omogenee. E forse ora è il tempo di puntare
all’autonomia politica di Legnano e Busto. Un territorio che esiste
senza saperlo. O meglio,
senza che qualcuno
si decida a mettere nero su
bianco che esiste.
Uno studente delle elementari
che sta studiando la geografia
italiana potrebbe prendere un
atlante e farci vedere dove si
trovano il Canavese, la Brianza,
la Lunigiana, il Salento e molte
altre zone che in Italia hanno
una loro specificità. Ma se andiamo
a cercare l’Altomilanese
su una cartina, non lo troviamo.
Perchè?
La conurbazione Legnano – Castellanza – Busto Arsizio –
Gallarate, con i paesi limitrofi,
è il terzo agglomerato urbano
della Lombardia dopo quelli di
Milano e Brescia: comuni che
si susseguono uno dopo l’altro
senza soluzione di continuità.
Di fatto esiste una sola grande
città, che ha una caratteristica
insolita: è divisa fra due province.
Una divisione che ormai
appare antistorica e basta andare
al confine fra Legnano e
Castellanza per rendersene
conto: il confine provinciale taglia
in due un quartiere, basta
uscire di casa e andare a suonare
il campanello del vicino
per trovarsi in un’altra provincia.
Non dimentichiamo l’incidente
storico che impedì a Busto Arsizio di diventare capoluogo
di provincia nel 1927, quando
Mussolini si adirò di fronte alla
tiepida accoglienza nei suoi confronti da parte dei cittadini
bustesi, scegliendo così Varese
come capoluogo della nuova
provincia… Possiamo considerare
la frammentazione
amministrativa dell’Altomilanese
anche – ma non solo - come
un residuato dell’era fascista,
del quale si pagano ancora oggi
le conseguenze, con un confine
provinciale forzato a nord
della nostra città.
Se pensiamo ai motivi che impediscono
all’Altomilanese di
trovare una sua identità, uno
rilevante è senza dubbio la divisione
fra due province. Legnano
fa la sua vita con Milano,
Castellanza e Busto Arsizio
con Varese: stessi problemi,
stesso territorio, stessa economia,
ma con punti di vista e
approcci diversi a tematiche
che sono di interesse comune,
tanto a Legnano quanto a Busto
Arsizio.
Siamo di fronte a un territorio
omogeneo, che si differenzia
da Milano e da Varese dal punto
di vista sociale, territoriale ed
economico. Non è forse giunto
il momento di iniziare una seria
riflessione su una soluzione
amministrativa che permetta ai
Comuni dell’Altomilanese di
pianificare insieme il proprio
futuro, superando divisioni amministrative
e campanilistiche?
Dopotutto Legnano è diversa
da Milano e da Cinisello Balsamo,
così come Busto Arsizio si
differenzia da Varese o da
Luino.
Piuttosto, Legnano e Busto
Arsizio si trovano accomunate
da molti fattori: non solo l’inquinamento
atmosferico, tale da
farle inserire entrambe nella
famigerata “area del Sempione”,
fatto che comunque già
di per sé indica difficoltà
viabilistiche e ambientali comuni.
Ma anche e soprattutto per
un tessuto economico storicamente
tipico di tutto il territorio:
dai cotonifici lungo tutto il corso
dell’Olona, dalla valle del fiume
a sud di Varese fino alla pianura
a nord di Milano; da una
realtà manifatturiera e produttiva
che qui ha sempre avuto
gli opifici, lasciando a Milano le
“stanze dei bottoni” dell’economia
e della politica.
Partendo da alcune ipotesi che
si stanno affacciando, tentiamo
un’analisi delle soluzioni amministrative
sulle quali si potrebbe
ragionare per il futuro dell’Altomilanese.
La città metropolitana
Per spiegare molto semplicemente,
possiamo dire che istituire
la città metropolitana significa
allargare i confini del Comune
di Milano fini a farli coincidere
con quelli della provincia,
o anche oltre. C’è infatti chi
sostiene che la città metropolitana
di Milano dovrebbe arrivare
fino a Malpensa, inglobando
anche Busto Arsizio e Gallarate.
La città metropolitana è
una forma istituzionale senza
dubbio utile per i Comuni che hanno continuità territoriale con
il capoluogo: Cinisello Balsamo,
Sesto San Giovanni, San
Donato Milanese, solo per fare
alcuni esempi, perché consentirebbe
un migliore coordinamento
territoriale di quelle realtà
che di fatto sono unite
urbanisticamente a Milano.
La città metropolitana prevede
la figura del sindaco metropolitano,
che sarebbe potente
quanto il presidente della Regione,
dato che potrebbe esercitare
qualsiasi funzione conferitagli
con legge regionale o statale.
Fare coincidere il territorio della
città metropolitana di Milano
con quello della provincia appare
una forzatura: nella provincia
di Milano ci sono realtà
ben diverse dal capoluogo,
come nel caso di Legnano. Se
la nostra città fosse inglobata
nella grande Milano, il comune
di Legnano manterrebbe il
nome di “municipio”, ma sarebbe
ridotto di fatto a una consulta
territoriale, perché le decisioni
sul Prg, le opere pubbliche e
molte altre sarebbero prese a
Milano e non più a Legnano. Di
fatto, Legnano conterebbe
quanto Quarto Oggiaro.
Il circondario nord-ovest
La provincia può suddividere il
territorio in circondari, per meglio
valorizzare le peculiarità di
alcune aree. Questa è una proposta
già avanzata per Legnano,
per la quale c’è chi propone
l’istituzione di un circondario
con altri 22 comuni nella
parte nord-ovest della provincia.
Il circondario permetterebbe
di decentrare sul territorio
alcune competenze che ora
sono della provincia, e quindi
oggi accentrate a Milano: lavoro,
servizi sociali e sanitari, solo
per citarne alcune. Ci sarebbe
anche un’assemblea dei sindaci
del territorio, presieduta dal
sindaco del comune capoluogo,
cioè Legnano. Un tavolo
attorno al quale si siedano i sindaci
di questa zona è quanto
mai necessario visto che le
scelte di un comune spesso ricadono
anche su quelli vicini:
basta pensare al caso Move In.
Il circondario sarebbe quindi
un’istituzione che valorizza e
presta attenzione a Legnano e
alla sua plaga portando vicini a
noi uffici e servizi, con lo scopo
non irrilevante di non essere
inglobati nella grande Milano.
Se venisse istituito il circondario
di Legnano e successivamente
la città metropolitana di
Milano, si aprirebbero nuove
prospettive amministrative per
Legnano; non solo la nostra città
non verrebbe inglobata nella
grande Milano, ma si potrebbe
dare vita a una nuova provincia.
Il Testo Unico Enti Locali
prevede infatti che nel caso
in cui la città metropolitana non
coincida con il territorio di una
provincia, si proceda all’istituzione
di nuove province o all’aggregazione
del territorio restante
a province esistenti. Legnano
si troverebbe quindi a
essere aggregata alla provincia
di Varese o potrebbe essere
parte di una nuova provincia.
La nuova provincia
I detrattori dell’idea di una nuova
provincia dicono che fra Legnano
e Busto Arsizio ci sono
troppe divisioni: ogni comune
va per la sua strada, Amga e
Agesp nemmeno si guardano,
i sindaci Cozzi e Rosa pare che
appartengano a due pianeti.
Chi è a favore afferma che la
provincia dell’Altomilanese esiste
già: bisogna semplicemente
prenderne atto. Magari riservando
a Legnano e Busto
Arsizio lo stesso trattamento
che è stato riservato a Monza,
Fermo e Andria – Barletta –
Trani. Queste città stanno per
essere elevate al rango di capoluogo
di provincia grazie all’interessamento
di parlamentari
di entrambi gli schieramenti,
e particolarmente curioso è uno dei motivi che hanno portato
alla proposta di istituzione
della provincia di Andria –
Barletta – Trani, registrato agli
atti parlamentari: che queste tre
città e i comuni ad esse limitrofi
non siano inglobati nella città
metropolitana di Bari.
Pare però che nessun sindaco
o consiglio comunale da noi
voglia sostenere la richiesta di
una nuova provincia: forse perché
facendolo si metterebbero
contro i loro diretti superiori,
cioè i capi di partito a livello regionale,
provinciale e nazionale,
a cui va bene lo status quo,
a cui va bene un Altomilanese
che sia terra di conquista di
poltrone!
Dati alla mano, l’Altomilanese
ha tutte le carte in regola per
diventare provincia: circa
500.000 abitanti fra i quali vi
sono rapporti sociali, economici
e culturali; tessuto produttivo
tale da garantire uno sviluppo
economico stabile; presenza
di associazioni di categoria;
esistenza di strutture sanitarie
e addirittura di un aeroporto internazionale.
Se Legnano e Busto …
Dunque, chi impedisce all’Altomilanese
di trovare una sua
identità per crescere? Da una
parte è necessario superare il
clima da Legnano–Pro Patria
che impera fra Legnano e Busto
Arsizio: sono tanti i temi su
cui le nostre città possono collaborare,
ma le Giunte Cozzi e
Rosa non si parlano, tant’è vero
che gli unici accordi intercomunali
sono promossi da Castellanza.
Dall’altro è necessario che a
Roma, ma anche a Milano e a
Varese, la politica sia attenta a
questo territorio, si renda conto
che a cavallo di queste due
province esiste una realtà che
ha bisogno di un riconoscimento
per crescere partendo dalla
sua identità.
Nè Varese e tantomeno Milano
vorrebbero perdere città
come Busto Arsizio e Legnano
che incidono significativamente
sul Pil delle proprie province,
ma è ora di superare questa
politica che considera le
nostre città come una miniera
d’oro per il proprio capoluogo.
Fra pochi mesi si andrà alle
urne per scegliere il nuovo presidente
e il nuovo consiglio provinciale
di Milano. Fra i candidati
ci sarà chi vorrà finalmente
affrontare una volta per tutte
il discorso dell’identità amministrativa
dell’Altomilanese? Oppure
si spenderanno chiacchiere,
come da 40 anni a questa
parte, e continueremo a ritrovarci
spezzettati fra logiche
varesine e milanesi?
I proclami finora fatti da tutti gli
schieramenti politici sono stati
come le bolle di sapone: un
gran parlare di nuova provincia,
di nuovo circondario; ma poi,
forse per i veti delle segreterie
politiche provinciali, tutto resta
così com’è.
Una nuova linea amministrativa
per Legnano e i comuni limitrofi
pare che non interessi
nemmeno all’Amministrazione
Cozzi, che dopo essersi impegnata
nel 2003 a mettere in atto
tutte le iniziative necessarie alla
nascita del circondario di Legnano,
nulla ha fatto in tal senso.
Senza dimenticare che nel
1999 Cozzi fece votare una
delibera con la quale Legnano si dichiarava non più disponibile
a far parte dell’ipotizzata provincia
del Seprio. Proseguendo
sulla linea di una strategia
per Legnano davvero difficile
da capire, il nostro primo cittadino
non ha mai detto chiaramente
che idee ha in tema di
collaborazione intercomunale e
nemmeno cosa pensa delle
ipotesi di nuova provincia o di
circondario, che sembrano lasciarlo
molto freddo.
Il problema non è provincia sì
o provincia no, e tantomeno i
campanilismi per un eventuale
capoluogo: l’importante è che
la politica inizi a lavorare e a
progettare per questo territorio.
Una politica che non cali decisioni
prese a Milano, Varese o
Roma ma delinei con i cittadini
dell’Altomilanese il loro futuro.
Polis
Associazione politica e culturale - Legnano
www.polislegnano.it |
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8 Apr 2004 |
Il PRG di Rescaldina |
L’iter
dell’attuale PRG prende inizio allorquando nel 1999
l’attuale giunta ritira gli elaborati del PRG già depositati
in Regione , promettendo una piccola revisione che sarebbe
durata al massimo sei mesi. Purtroppo per i Rescaldinesi i tempi
non sono stati rispettati, tanto che si giunge
all’approvazione dopo cinque anni e , bisogna anche ricordare,
dopo che si sono avvicendati tre assessori e due progettisti
incaricati. Bastano questi dati per capire le difficoltà
politiche e tecniche che questa maggioranza ha dovuto superare
per completare un PRG. Riteniamo che questo PRG sia incoerente
con le premesse che questa stessa maggioranza si è data e
soprattutto non risolve alcuni aspetti urbanistici del paese che
meritavano di essere presi in esame.
Alcuni esempi: non viene data adeguata soluzione al problema
dei nuclei di vecchia formazione sia a Rescaldina, sia a
Rescalda e di conseguenza i vecchi cortili diventano sempre più
fatiscenti; è stata cancellata qualunque previsione di EEP, e inoltre è stata azzerata l’ipotesi di delocalizzare al di
fuori dell’abitato in un’apposita area industriale destinata
a PIP le attività produttive inserite nell’urbanizzato e che
spesso sono causa di nocumento alla residenza. Per contro
alcune scelte urbanistiche dell’attuale maggioranza del
sindaco Raimondi appaiono illogiche, per es. i P.A. sono normati
con indici e standard assai diversificati tra loro, senza un
razionale motivo e pertanto tali scelte appaiono estremamente
discrezionali.
Massimo
Gasparri (Vivere Rescaldina)
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26 Mar 2004 |
Convenzione per la gestione del
servizio tutela minori: discussione in Commissione e in Consiglio comunale! |
A Rescaldina da circa quindici giorni in Commissione Servizi Sociali si è
accesa una forte discussione tra l’assessore Paolo Magistrali
e l’intera commissione sulla nuova convenzione per la gestione
del servizio intercomunale tutela minori (compito svolto fino ad
ora dall’ASL che con nota del 19/12/2003 ha disdettato tale
servizio al nostro comune e a quelli limitrofi). L’assessore unitamente ad altri assessori del nostro
territorio ha elaborato una convenzione per la gestione
associata del servizio di tutela dei minori il cui comune
capofila risulta essere Parabiago. Tutti i membri della commissione servizi sociali del nostro
comune, consci del dovere e dell’importanza che tale servizio
venga svolto sul nostro territorio e che questo sia effettuato
nel migliore dei modi, non hanno approvato la convenzione in
quanto essa da un punto di vista amministrativo ed economico non
era affatto vantaggiosa per il comune di Rescaldina. La spesa che andremo a sostenere annualmente, infatti, sarà
leggermente superiore agli altri anni in cui il servizio era
offerto dalla ASL a fronte di una nuova gestione a noi
completamente sconosciuta nelle persone e nel loro modo di
operare. Inoltre troppo onerose sono le spese che il Comune di
Parabiago ritiene di dover affrontare e naturalmente da
dividersi equamente tra i diversi comuni associati: oltre alle
spese d’affitto per lo stabile, dovremmo sostenere le spese
per la sua messa a norma (tra cui rifacimento impianto di
riscaldamento ed elettrico su uno stabile affittato e di
proprietà privata), le spese per il personale e quelle per
l’arredamento completo dei locali. Qualcosa nella convenzione a nostro parere non quadra ... almeno nel tutelare gli interessi del nostro comune! Nonostante tutto ciò, nonostante i preventivi di spesa siano
stati incredibilmente abbassati dopo nostra esplicita richiesta
al comune capofila (ma guarda caso), nonostante l’attuale
bozza di convenzione non tuteli ancora completamente il nostro
comune, nella seduta del consiglio comunale del 19 Marzo 2004
tale convenzione dopo una lunga discussione è stata approvata a
larga maggioranza con un voto di astensione da parte di Vivere
Rescaldina - Centro Sinistra in quanto consapevoli dell’importanza
del servizio, ma anche consapevoli dell’importanza di tutelare
il bene economico del comune. Questa è l’ennesima prova di come l’attuale
amministrazione non abbia a cuore completamente l’interesse
dei suoi cittadini!
Barbara Pezzoni Capogruppo di Vivere Rescaldina |
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3 Mar 2004 |
Legnano, il malgoverno e la malasanità lombarda |
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Così credo si possa intitolare
quello che succede a Legnano. Per accedere all'ospedale locale
bisogna avere fortuna e costanza nel parcheggiare la macchina,
visto che i parcheggi predisposti sono insufficienti. Quando non
si trova un buco libero, il cittadino deve cercare di
arrangiarsi se non vuole passare delle ore alla ricerca del
sospirato parcheggio. Dopo averlo trovato anche fuori dalle
righe bianche, ma guarda caso e fortunatamente non
intralcia la circolazione all'interno del parcheggio stesso, il
cittadino si avvia all'ospedale per l'appuntamento della tanto
attesa visita specialistica. Dopo aver preso il ticket numerico,
pazientemente attende il proprio turno in coda agli sportelli.
Per farla breve, dopo aver fatto la visita, e aver trascorso
minimo un paio d'ore in ospedale e dopo aver pagato il
salatissimo ticket, che non dimentichiamo grazie al buon
Formigoni è fra i più alti d'Italia, si avvia finalmente alla
macchina. E qua entra in gioco il buon governo di
Legnano, i vigili del posto molto probabilmente sono in agguato
nascosti fra le tante auto parcheggiate, purtroppo fuori dalle
righe perchè il parcheggio è insufficiente e viene applicata la
multa. Come diceva un mio caro amico della Margherita,
"cacciamoli a casa al più presto", sia in Lombardia
che a Legnano.
Angelo
Chiappa Portavoce Circolo Margherita Ambientevivo di Busto
Garolfo |
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20 Feb 2004 |
Un po' di rispetto, per favore! |
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Senti da che pulpito viene
la predica. Così viene da pensare leggendo la filippica contro
il Coordinatore della Consulta del volontariato Piero Cattaneo,
da parte di un Sindaco che si autopromuove nel pensare di
aver raggiunto gli obiettivi del suo programma. Parrocchie e
volontari che devono tappare i buchi dell'Amministrazione
comunale, povertà in aumento, problema immigrazione quasi
ignorato ... e fermiamoci qui. Quali obiettivi ha raggiunto
questo Sindaco con la sua Giunta nel sociale? A Legnano i
bisogni crescono, lo ha recentemente ricordato Cattaneo
all'incontro con il cardinale Tettamanzi. Sappiamo che i
trasferimenti agli enti locali sono in diminuzione ed è sempre
più difficile trovare risorse anche per il sociale. Se il
Sindaco è convinto che gli stanziamenti comunali per il sociale
siano sufficienti, bene farebbe a sostenere le sue tesi con
garbo e moderazione, non fosse altro per il rispetto verso le 34
associazioni che il Presidente della Consulta rappresenta, a nome delle quali è legittimato ad avanzare
richieste e suggerimenti. Un attacco contro Piero
Cattaneo è particolarmente odioso, perchè i legnanesi hanno
avuto modo di apprezzare il suo operato come Sindaco fra il 1985
e il 1990 e tutti riconoscono il suo spessore umano, manifestato
nella grande attenzione ai bisogni della gente. Cozzi farebbe
meglio a non giudicare chi lo ha preceduto senza conoscerne
appieno l'operato, che fu sostanzialmente quello di un
amministratore attento al bene della città, in un'epoca in cui
si aveva a che fare con partiti che facevano il bello e il
cattivo tempo, quando il Sindaco timbrava il cartellino come
tutti i lavoratori e sacrificava tutto il tempo libero per i
suoi concittadini, percependo un'indennità mensile di poche
decine di migliaia di lire. Va inoltre detto, per chi ha la
memoria corta, che Cattaneo fu anche il politico che più si diede da fare affinchè l'Ansaldo non abbandonasse Legnano. Cozzi dovrebbe portare a Cattaneo il rispetto che si deve ad una
persona di grande coerenza, che ha saputo anche chiudere con la
politica dedicando la propria esperienza e capacità a servizio
del volontariato.
Alberto Centinaio - Portavoce
del Circolo "Carlo Guidi" Stefano Quaglia -
Consigliere comunale della Margherita |
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16 Feb 2004 |
Finalmente insieme |
Oggi,
sotto l’impulso di Romano Prodi, partiti, movimenti,
associazioni e semplici cittadini si uniscono per un’Europa di
pace, per un’Italia libera e giusta, per una stagione dei
diritti e delle opportunità.
La lista “Uniti nell’Ulivo” è il vero fatto nuovo della
politica in Italia.
E’ l’incontro delle grandi tradizioni del riformismo
italiano in un processo aperto alla partecipazione attiva delle
componenti più dinamiche e vitali del paese.
Vogliamo sviluppare la partecipazione democratica, rafforzare
l’Ulivo, avvicinare concretamente una profonda svolta di
governo.
Inizia oggi da Roma un viaggio nell’Italia che ha fiducia e
vuole cambiare.
Nei prossimi giorni sarà costituito un Comitato composto da
personalità nazionali e da rappresentanti di ogni regione. Tale
Comitato, presieduto da Romano Prodi, avrà il compito di
coordinare l’attività dei prossimi mesi e di sovrintendere
alla selezione delle candidature.
Analoghi comitati verranno costituiti a livello provinciale e
regionale, con l’impegno a garantire al loro interno la
massima articolazione e pluralismo.
Sulla base del Manifesto di Prodi, Giuliano Amato coordinerà
l’elaborazione del nostro programma per le elezioni del 14
giugno. Programma che verrà approvato da un’Assemblea
nazionale con la partecipazione di tutte le candidate e i
candidati alle elezioni europee.
Scegliamo di avviare da subito una campagna di ascolto e di
dialogo con la società italiana in tutte le sue realtà ed
espressioni, attraverso manifestazioni di presentazione della
lista in ogni città.
Uniti possiamo rivolgere al paese un nuovo e forte progetto di
governo.
Finalmente insieme, da oggi lavoriamo per riportare il
centrosinistra alla guida dell’Italia.
Roma 14 febbraio 2004
Questo il testo della Dichiarazione di intenti elaborata dal Comitato promotore della lista unitaria e approvata per acclamazione, all'ex Palaeur, dall'assemblea dei Delegati, composta, hanno scritto i giornali, da più di cinquemila persone.
Non so se il numero è esatto, comunque eravamo in tanti, provenienti da tutt'Italia, con storie diverse anche se parallele, tutti uniti nell'Ulivo, per Prodi e per l'Europa.
Tra quei tanti c'eravamo anche noi della Margherita di Legnano, Margherita Politica e Margherita dei Circoli; e io con loro, felice di essere lì.
Ho seguito la convenzione quasi in modo ininterrotto. In silenzio, attenta, ho udito gli interventi e le testimonianze; tutti appassionati ed appassionanti, (si possono leggere alcuni stralci nel sito internet
www.unitinellulivo.it.)
Ho riascoltato con gioia concetti che sembravano essere andati in soffitta.
Parole come "unità, onestà, onore" sono riapparsi in molti interventi, carichi di dignità e nella loro accezione più alta.
Mi sono sentita stordita e insieme intimorita; ho tremato pensando che in quel momento, incredibilmente importante, si stava costruendo la storia, e io ero lì, partecipe e protagonista di una nuova stagione politica.
Ero lì e, pur sapendo che le parole non bastano, vorrei raccontare il groviglio di sensazioni, fatte di sensibilità, trepidazioni, meraviglia, commozione, che mi hanno ispirato durante i due giorni, a volte succedendosi, a volte accavallandosi per poi manifestarsi, tutte e insieme, nel momento in cui, accompagnato dalla canzone "una vita da mediano", Prodi è entrato.
E ha iniziato a parlare.
Vocaboli semplici, tuttavia profondi e precisi per descrivere il faticoso cammino verso l'Europa, un cammino che si dovrà continuare a passo spedito perché, dice Prodi " il nostro futuro è lì nell'Europa".
Con la serenità che lo contraddistingue, ma senza fare sconti a nessuno, ha ribadito più volte che "il mercato ha bisogno di regole", sollecitando, per il governo del Paese, 'proposte e impegni seri e veri" e "non false promesse con cui si possono anche vincere le elezioni, ma si inganna il Paese"
Infine il suo personale impegno: "Potrò entrare qui solo dal primo novembre, ma questa è già ora la mia casa, la mia famiglia".
L'applauso interminabile di un'Assemblea felice ma non delirante, desiderosa di cominciare pur nella consapevolezza dell'impegno che si stava assumendo, ha detto sì, senza esitazioni di sorta, a Prodi e alla Dichiarazione d'Intenti.
"Uniti nell'Ulivo"
Rosa Romano
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11 Feb 2004 |
L'incompatibilità di Rampinini |
A Rampinini, consigliere di opposizione della Lega Nord, viene a
mancare l’anziana madre; dopo la cerimonia funebre, la salma
viene accompagnata al cimitero di Rescalda e qui succede il
primo inconveniente: non si può procedere alla tumulazione
perché occorrono particolari lavori di scavo sul vialetto
antistante la tomba di famiglia, in conseguenza della
particolare conformazione del monumento lapideo. Il feretro
viene tenuto indecorosamente per qualche giorno nel locale
magazzino del cimitero, tra gli attrezzi dei manovali e le
comprensibili le proteste dei famigliari.
Oltre al danno (morale), la beffa dell’amministrazione, che
obbliga i familiari alle consistenti spese per la tumulazione.
Infatti i lavori di scavo non sono stati autorizzati perché il
regolamento cimiteriale non li prevede (sic!) e si sarebbe
dovuto smontare e rimontare il monumento marmoreo soprastante.
Immediate le reazioni del consigliere comunale al sindaco (tra
l’altro suo cugino), per addivenire ad una soluzione bonaria
della questione, ma giunta e sindaco sono irremovibili: le spese
cimiteriali spettano ai familiari.
Viene interpellato il Difensore Civico (il dr. Pozzi svolge dal
1998 questa delicata funzione civica in modo discreto,
professionale e veramente super partes), che così relaziona in
Consiglio Comunale: “ … di particolare rilevanza è stata la
richiesta di risarcimento danni avanzata da un consigliere
comunale che però non è stata portata a risoluzione
dall’Amministrazione, nonostante i miei suggerimenti ed
indicazioni di possibile accordo…. C’è da far rilevare che,
proprio a causa degli inconvenienti tecnici lamentati dal
consigliere ed accaduti al civico cimitero, gli uffici hanno
predisposto una modifica regolamentare, che è stata
approvata.” Questo a dimostrazione dell’intransigenza della
giunta nei confronti di Rampinini, ma anche che il problema
sollevato era reale.
Forte delle proprie ragioni il consigliere Rampinini si rivolge
agli organi giudiziari citando in causa il comune per avere
giustizia su questa situazione paradossale.
Prevedibile la reazione dell’Amministrazione comunale che
dichiara il Rampinini incompatibile alla carica di consigliere,
per lite pendente in corso, ai sensi dell’art. 63 del D. Lgs.
267/2000.
Simpatica la dichiarazione dell’attore: “ma se vinco la
causa, posso dichiarare incompatibile questa Giunta?” Speriamo
caro Rampinini, la Margherita questa volta è con te.
Massimo Gasparri
Consigliere comunale a Rescaldina
Gruppo Vivere Rescaldina
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9 Feb 2004 |
Ancora una volta il comune di Rescaldina non è in grado di
tutelarsi! |
Nel Consiglio
Comunale del 6 febbraio 2004 uno dei punti all'ordine del giorno
trattava della convenzione per definire le procedure di
concessione dello stabile del comune di Busto Garolfo, che
attualmente ospita ragazzi in difficoltà o sotto la tutela del
tribunale dei minori. Attenzione:
non si trattava di convenzionarsi con la casa di accoglienza, ma
solo di convenzionarsi con il comune proprietario dello stabile
e con altri comuni per attivare una procedura ad evidenza
pubblica per individuare il nuovo ente gestore!
Questo
argomento ha creato non pochi problemi all'attuale maggioranza,
per la non chiarezza e la incompleta stesura della convenzione
soprattutto a tutela del nostro comune (basta ricordare a
riguardo i diversi passaggi in commissione Servizi Sociali, con
accese discussioni anche tra i membri della stessa maggioranza e
l'assessore, oppure il ritiro dall'ordine del giorno dello stesso
punto in un passato Consiglio comunale). Per spiegare
meglio la vicenda, bisogna ricordare che il Comune di Busto
Garolfo, proprietario dell'immobile, aveva delegato l'ASL di
Legnano a gestire fino a fine luglio 2004 la casa di accoglienza,
convenzionandosi poi con altri comuni, tra cui Rescaldina, che da
anni paga una quota prevista senza mai (fortunatamente) avere
usufruito della struttura. A dicembre Busto Garolfo disdice
l'attuale ente gestore per avviare una procedura pubblica per
una nuova gestione, chiedendo già da ora ai comuni che erano
convenzionati una convenzione che li impegni ad una gara
d'appalto nella quale non avranno nessun potere decisionale, e ad
una futura convenzione con un ente gestore attualmente
sconosciuto nel nome e nel modo di operare, oltretutto
impegnandosi in future opere di manutenzione dello stabile.
Più volte
dalla sottoscritta e da alcuni membri della maggioranza è stato
chiesto di apportare delle modifiche che mettessero il comune di
Rescaldina nella posizione di poter avere un qualche potere
decisionale almeno nel tutelare i propri interessi e quelli dei
propri cittadini (si chiedeva ad esempio di poter avere un
membro di rappresentanza nel futuro consiglio di
amministrazione, di poter influire con gli altri comuni nella
definizione delle procedure ad evidenza pubblica oppure di
convenzionarsi direttamente con il nuovo ente gestore), ben
sottolineando comunque l'importanza pubblica e sociale della
casa di accoglienza. Nessuna
discussione è valsa per farsi ascoltare; l'Assessore (che
probabilmente aveva già speso qualche parola di troppo) è stato irremovibile nella sua posizione affermando che con un
voto contrario avremmo messo in crisi l'intera struttura già in
atto. Il risultato di tutto ciò è stata l'approvazione della
convenzione senza nessun emendamento con i voti favorevoli della
maggioranza (tranne di un suo esponente, Noacco, che con noi ha
votato contro) e di Forza Italia. E' questa una dimostrazione
lampante di come l'attuale Amministrazione di Rescaldina non sia
in grado di tutelare gli interessi dei propri cittadini, neanche
quando ha una opposizione che cerca in tutti i modi ancora di
collaborare.
Barbara
Pezzoni Capogruppo di
Vivere Rescaldina
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30 Gen 2004 |
Chi ben incomincia ... |
Il centrosinistra di Rescaldina sta lavorando per prepararsi
alle prossime elezioni amministrative.
Dopo gli ultimi anni passati all’opposizione (una opposizione
fruttuosa, soprattutto grazie al lavoro dei consiglieri Pezzoni,
Gasparri, Pagano di Vivere Rescaldina) ci stiamo preparando per
riprendere in mano le redini dell’amministrazione cittadina.
Già da tempo iscritti e simpatizzanti di praticamente tutti i
partiti del centrosinistra rescaldinese stanno lavorando alla
stesura del programma per governare il paese per i prossimi
cinque anni.
È stato molto interessante, per un immigrato legnanese come me,
notare la grande compattezza ed unione delle forze politiche che
di comune accordo hanno deciso di stendere il programma prima di
qualsiasi discussione sui nomi.
Malgrado qualche interferenza dall’esterno, tutte le persone
che settimanalmente si trovano per riflettere sui problemi
concreti di Rescaldina, Rescalda e Ravello hanno tenuto duro su
questo principio: se si è d’accordo sulle cose da fare, è
impossibile poi rompere sui nomi e sulle liste. Un metodo di
lavoro che ha funzionato, che funziona e che sarebbe bello poter
esportare anche nei comuni limitrofi.
Michele Cattaneo
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29 Gen 2004 |
Ancora ritardi per il PRG |
Il ritardo preoccupante sui tempi di approvazione del PRG e le
notizie allarmanti apparse sulla stampa locale nel mese di
novembre ci hanno indotto ad una interrogazione consiliare ed ad
ulteriori approfondimenti sull'argomento. Dalle risposte dell'Assessore
all'urbanistica si può evincere che:
- la revisione del PRG da parte dell'attuale Giunta è costata
sinora circa 31.000 Euro, a cui andranno aggiunte le spese per
un prossimo incarico ad altro tecnico, per concludere il
procedimento di variante;
- il progettista incaricato arch. Spada non firmerà il PRG,
poiché la documentazione da Lui predisposta è stata ampiamente
modificata dalla Giunta Comunale, con il risultato che la variante
urbanistica risulta incompleta, non organica e piena di
contraddizioni;
- attualmente il PRG adottato dal Consiglio Comunale (ma non
firmato), è stato trasmesso all'Ufficio Urbanistico Provinciale
per la valutazione di coerenza con il Piano Territoriale di
Coordinamento Provinciale; è previsto un periodo di 3 mesi per
il silenzio-assenso da parte della Provincia, trascorsi i quali
si potrà riproporlo al Consiglio Comunale per la discussione
delle osservazioni presentate dai cittadini. Eviterei in questa
sede di analizzare le motivazioni tecnico-politiche che hanno
portato a questa situazione di ulteriore stallo, ma alcune cose
appaiono ormai palesi: la Giunta Raimondi è in notevole ritardo
sui tempi di approvazione del PRG. Quando nel 1999 ritirò dalla
Regione il precedente PRG approvato ci dissero che bastavano 6
mesi per la revisione degli elaborati! Purtroppo ad oggi sono
passati quasi cinque anni e la soluzione non è ancora certa.
Ma se anche venisse approvato in zona Cesarini, questo PRG è
purtroppo il frutto delle modifiche volute dai tre Assessori
all'urbanistica che si sono succeduti in questi 4 anni e
risulterà talmente pasticciato, carico di particolarismi e
pieno di contraddizioni (tanto che ha indotto il progettista a
ritirarsi dall'incarico) che necessiterà subito di una
rielaborazione per renderlo coerente con le premesse del PRG che
questa maggioranza ha votato, e che sono condivise anche da Vivere
Rescaldina.
Del resto una variante urbanistica dovrà necessariamente essere
proposta dalla prossima Amministrazione (qualunque essa sia) per
dare una risposta almeno al problema dei nuclei di antica
formazione, che l'attuale versione del PRG non affronta
minimamente e che resta quindi una problematica aperta in attesa
di soluzione.
Massimo Gasparri
Consigliere comunale a Rescaldina
Gruppo Vivere Rescaldina
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9 Gen 2004 |
A Rescalda, Rescaldina e Ravello le decisioni piovono
dall'alto |
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Traffico,
rifiuti, piazze e fontane sono i temi ricorrenti nelle
conversazioni dei cittadini rescaldinesi. È
innegabile che negli ultimi anni ci siano state grosse novità
nel traffico cittadino, nell’arredo urbano, nella raccolta
rifiuti e le opinioni dei cittadini non possono che essere le più
disparate. L’amministrazione
cittadina non è stata certamente immobile nell’affrontare
questi ed altri “temi caldi” della vita cittadina; ci
troviamo di fronte ad una maggioranza decisa, convinta, attiva,
che lavora, decide, fa, disfa ... senza preoccuparsi di ascoltare
i cittadini. Ad
onor del vero non si può dire che gli amministratori non
parlino con la gente, sicuramente lo fanno ed anche con
attenzione, manca però qualsiasi tentativo di portare avanti
una forma di amministrazione “partecipata” dai cittadini. Qui
le decisioni piovono davvero dall’alto: dai rifiuti alle
strade non è stato creato alcun momento di coinvolgimento dei
cittadini se non per comunicare decisioni già prese. È
così difficile costruire una amministrazione le cui decisioni
vengano elaborate anche insieme ai cittadini? Perché
anche a Rescaldina vige la regola intoccabile della
amministrazione per delega? Il
sogno è quello di un paese dove i cittadini possano venire
coinvolti nelle decisioni, dove le persone non siano chiamate ad
esprimersi soltanto una volta ogni cinque anni per rinnovare una
delega in bianco. Esistono
diversi esempi in Italia di democrazia “partecipata” dove
tutti i cittadini (anche i bambini!) sono invitati a costruire
l’amministrazione pubblica, dalla scelta dei sensi unici al
tracciato delle piste ciclabili, dalla gestione degli asili e
delle scuole comunali al ripensamento della flessibilità
dell’orario di lavoro. Perché
i nostri amministratori rifiutano questo modo di lavorare? Forse
perché è più difficile e lento (non è detto), forse perché
è meglio confrontarsi con le schede elettorali che nel faccia a
faccia, forse perché così la gestione della cosa pubblica
diventa “troppo” trasparente ... Soltanto
Sindaco e Assessori possono rispondere a questa domanda ma
Raimondi, Mocchetti e la maggioranza al timone di Rescaldina
hanno già dimostrato di non essere interessati ad un discorso
così impegnativo.
Michele
Cattaneo
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