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Anno 2004

17 Dic 2004 Ex Mario Pensotti: un voto al buio

Con il passare degli anni Legnano sarà sempre più il dormitorio di Milano. Una delle poche attività che potranno compiere i legnanesi nella loro città sarà quella di andare a fare la spesa nei centri commerciali al sabato.
Questo è il risultato delle politiche urbanistiche della Giunta Cozzi, quasi totalmente improntate a rendere residenziale ogni angolo di città non destinato alla grande e media distribuzione.
Un’ulteriore dimostrazione di ciò è il piano attuativo per il recupero della ex Mario Pensotti, che per l’ennesima volta trasformerà in residenziale un’altra zona di Legnano. I 170 nuovi alloggi che saranno costruiti non saranno certo alla portata dei giovani legnanesi che vogliono sposarsi, ancora una volta saranno soprattutto i milanesi che scappano dalla metropoli i soli a potersi concedere un nuovo appartamento a Legnano.
Va poi rilevato che il recupero della ex Mario Pensotti avviene con un piano attuativo, cioè uno strumento che lascia a tempi successivi la definizione degli aspetti più importanti.
Oltre ad utilizzare procedure che hanno l’effetto di radere al suolo ed edificare rapidamente, è inaccettabile che anche questa volta il Consiglio comunale sia stato espropriato del suo legittimo diritto a discutere su un piano importante per il futuro di Legnano.
E’ inaccettabile che i consiglieri comunali siano stati informati solo la sera di giovedì 9 dicembre sui progetti per l’area Mario Pensotti, che saranno votati appena cinque giorni dopo. Nonostante la disponibilità dimostrata dagli uffici comunali, risulta materialmente impossibile avere a disposizione la documentazione necessaria per valutare il progetto, discuterlo ed avanzare proposte.
Mi chiedo come possa tollerare questa situazione la maggioranza di centrodestra che sostiene il Sindaco Cozzi, che accetta di votare in Consiglio comunale un piano attuativo senza nemmeno avere il tempo per esaminarlo, avallando pedissequamente ogni proposta della Giunta che arriva in aula.
Colleghi Consiglieri, svegliamoci!
Un Consigliere comunale che vota un intervento del genere, al di là di ogni valutazione di merito, dopo cinque giorni dalla presentazione, senza avere in mano una planimetria da poter valutare con la propria forza politica e con i propri elettori, si consegna all’inutilità, si rassegna a non contare nulla.
Inutile poi lamentarsi per le scarse competenze attribuite dalla legge al Consiglio. Cominciamo a sviluppare quelle che abbiamo: prendiamoci un tempo certamente non eccessivo, ma almeno decoroso per poter esaminare una proposta urbanistica di tale livello.

Stefano Quaglia
Consigliere comunale a Legnano
Gruppo DL - La Margherita

13 Dic 2004 Una risposta al giovane Campiglio
Ho letto su "La Prealpina" di giovedì 9 dicembre una lettera firmata dal giovane consigliere Paolo Campiglio, di Forza Italia, a proposito dell'uscita di Prodi sui "giovani mercenari" della politica. Premetto che la frase del leader dell'Ulivo non mi era piaciuta. Non nella sostanza (una frase condivisibile), ma nella forma: assomigliava tanto a un tono polemico e iracondo che so non appartenere né alla cultura né allo stile dell'ex presidente della Commissione. Perché, dunque, scimmiottare i tanti chiacchieroni che già abitano la politica italiana?
Detto ciò, devo dire che la lettera di Campiglio, proprio perché scritta da un giovane, mi preoccupa.
Primo: egli usa a sua volta uno stile beffardo e falsamente ironico, che rasenta l'offesa ("persone anziane", "buon curato di campagna"...) e non fa onore a chi si inerpica per questo sentiero.
Secondo: usa termini come "catto-comunista-pensiero" che, oltre a ingenerare qualche bonario sorrisetto (si tratta di parole che non utilizza proprio più nessuno, tranne chi non ha argomenti), fanno pensare che non si sappia ciò di cui si parla.
Terzo: si fa finta di non aver capito la risposta di Prodi a un'affermazione, riportata da tutti i giornali, del presidente Berlusconi. Il quale, per rafforzare la campagna elettorale che si avvicina, ha prospettato una sorta di "volontariato a pagamento" dei giovani azzurri. Ciò a cui si riferiva, appunto, Romano Prodi. Ma a Campiglio non piace essere giudicato da altri, e ha ragione! Perché, allora, poche righe dopo, "bolla" i giovani che "faranno propaganda per Prodi e Agnoletto" (Agnoletto?), come "no-global", avanzando l'ipotesi che si tratti di "giovani che rubano nei supermercati"?
Sul resto della lettera (che assume una piega banale, scontata e qualunquistica quando parla del recente sciopero e del taglio delle tasse), c'è poco da dire. Mi auguro solo che, facendo "largo ai giovani", non cadiamo dalla padella alla brace!

Gianni Borsa
Legnano

18 Ott 2004 A proposito di difensore civico
Il Consiglio comunale di Rescaldina si appresta a nominare il nuovo difensore civico, che ha l’alto compito di assicurare il riconoscimento dei diritti dei cittadini e garantire l'imparzialità, la trasparenza e l'accesso all'Amministrazione comunale.
Proprio per il delicato compito che è chiamato a svolgere e per garantire la massima imparzialità, il difensore civico deve, almeno in prima votazione, essere eletto dai due terzi del Consiglio comunale.
In quest’ottica è buona norma che il nominativo di chi ricoprirà questa carica venga deciso o valutato insieme a tutti i gruppi rappresentati in Consiglio comunale.
Rescaldina vive oggi una situazione paradossale, consentita dall’attuale legge elettorale, per cui il paese viene governato da chi rappresenta circa il 30% della popolazione, lasciando all’opposizione i rappresentanti del 70% degli elettori votanti.
Il Sindaco Donato Raimondi avrebbe quindi il preciso dovere di considerare, in ogni momento, che solo una minoranza dei cittadini ha voluto vederlo seduto sullo scranno più alto del parlamentino cittadino, e dovrebbe agire di conseguenza.
La vicenda del difensore civico, invece, dimostra come Rescaldina Insieme si comporti in modo arrogante nei confronti delle opposizioni.
Nell’ultimo Consiglio comunale il Sindaco ha tentato di coprire la discussione interna alla maggioranza sul nome del futuro “tutore” dei diritti dei cittadini, lasciando intendere che comunque la scelta “è cosa loro”, perché loro sono la maggioranza.
La mancanza di un accordo in aula ha lasciato aperto uno spiraglio perché finalmente le forze di opposizione possano essere rese partecipi del processo decisionale in una materia così importante.
Non vorremmo rivedere quanto è successo con la nomina delle commissioni e del consiglio della farmacia comunale; speriamo che nella maggioranza almeno qualcuno dimostri di avere rispetto per l’intero Consiglio comunale e soprattutto per i cittadini.

Michele Cattaneo
Vivere Rescaldina

9 Set 2004 Il buongiorno si vede dal mattino
A soli tre mesi dalle elezioni Rescaldina Insieme ha già mostrato che non intende modificare il suo modo di governare il paese. Il gruppo che ha conquistato la maggioranza degli scranni consiliari, con solo una ottantina di voti di scarto da Vivere Rescaldina, ha deciso di volere governare da solo senza cercare nessun tipo di dialogo con le forze di opposizione.
Quanto è successo nell’ultima riunione dei capigruppo è in aperto contrasto con le parole di Moreno De Servi, che durante la seduta di insediamento del Consiglio comunale aveva elogiato le forze di opposizione per l’atteggiamento costruttivo, promettendo un quinquennio di confronto serrato ma sereno.
Cosa è successo nel frattempo? Cosa può avere portato chi è forse il rappresentate più moderato della maggioranza ad accettare in silenzio un atteggiamento di questo tipo? Non è possibile saperlo, dato che certe decisioni vengono sempre prese nel segreto, lontano dagli occhi e dalle orecchie dei cittadini. Possiamo soltanto immaginare che alla base di tutto ci sia la solita spartizione delle poltrone che deve accontentare tutti, soprattutto chi, nell’ultima campagna elettorale, ha messo in gioco la propria faccia. Sembra proprio che la prossima Presidente della Biblioteca debba essere Raffaella Santoro, candidata non eletta di Rescaldina Insieme e membro del c.d.r. del periodico comunale, al centro delle polemiche per la mancata uscita del numero elettorale.
Cosa ci toccherà vedere ancora? Come si comporteranno la Giunta ed il Sindaco nella designazione del prossimo Consiglio di Amministrazione dell’Azienda multiservizi nata dalla Farmacia Comunale? Raimondi ha già annunciato una modifica allo Statuto comunale per continuare la spartizione della torta con l’elezione del Presidente del Consiglio, carica a cui sarebbe designato Noacco, Consigliere che si è sempre distinto per l’indipendenza di pensiero e di valutazioni rispetto alle decisioni della maggioranza del suo gruppo. Speriamo che la carica non lo induca al silenzio come è già avvenuto a De Servi.

Michele Cattaneo
Vivere Rescaldina

6 Set 2004 Scheda: le principali aree di conflitto nel mondo

a cura del Vaticano

Sono diverse le aree di crisi in tutto il mondo in preda a guerra civili, insurrezioni, conflitti etnici, in cui il fondamentalismo religioso agisce da catalizzatore. La strage di innocenti dell'Ossezia e'
maturata in uno dei tanti scenari in cui il terrorismo continua a minacciare la pace e il benessere dell'umanita'. A questo proposito, l'agenzia vaticana Fides, promossa dalla congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, ha fatto il quadro delle principali aree di conflitto, in relazione alla composizione religiosa delle popolazioni coinvolte. Una mappa che riguarda in particolare Africa e Asia.

- BURUNDI: La guerra civile in Burundi e' esplosa nel 1993. Il conflitto coinvolge, da una parte, l'esercito governativo controllato dalla minoranza Tutsi, e dall'altra, diversi gruppi di guerriglia Hutu, l'etnia maggioritaria del paese. Alla base del conflitto, infatti, vi e' la richiesta di una maggiore rappresentanza degli Hutu nelle istituzioni statali del paese. Nell'agosto 2000, sono stati firmati gli accordi di Arusha (Tanzania), che hanno portato alla costituzione di un governo di unita' nazionale. Al termine di questo periodo di transizione si terranno elezioni multipartitiche, che si terranno
nell'ottobre 2004. Nell'ottobre 2003, viene siglato un accordo di pace tra governo e FDD (Forze per la Difesa della Democrazia), in gruppo ribelle piu' importante. Permane pero' la lotta armata del FLN (Forze di Liberazione Nazionale). Popolazione: 6.887.000 - Cristiani 91,7% (cattolici 4.435.000)
- Animisti 6,7%% - Musulmani 1,6%.

- REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO: Dopo la guerra civile del 1998-2003, e' stato raggiunto un accordo per formare un governo di unita' nazionale, che comprende anche rappresentati della guerriglia. Continuano pero' le tensioni nell'est del paese in particolare nel Kivu dove alcuni militari (ex membri della guerriglia) del nuovo esercito unificato congolese si sono ribellati al governo centrale. La precedente guerra congolese ha visto l'intervento di diversi paesi africani schierati con l'una o l'altra parte. Il paese, infatti, e' ricco di oro, diamanti, uranio, legname, coltan, tutte ricchezze che suscitano gli appetiti di stati e multinazionali. Popolazione: 53.993.000
- Cristiani 95,4% (cattolici 28.260.000) - Animisti 2,4% - Musulmani 1,1%.

- COSTA D'AVORIO: A seguito dello scoppio della guerra civile nel settembre 2002, e nonostante gli accordi di pace del gennaio 2003, la Costa d'Avorio e' ancora di fatto divisa con il nord e l'ovest del paese in mano a diversi gruppi di guerriglia, riuniti sotto una sigla comune, Forze Nuove. Il governo di unita' nazionale al quale partecipano i ribelli e' rimasto a lungo bloccato per la sospensione dai lavori dei ministri dell'opposizione al Presidente
Laurent Gbagbo. Popolazione: 16.692.000 - Cristiani 31.8% (cattolici 2.717.000)
- Animisti 37,6% - Musulmani 30%.

- NIGERIA: La restaurazione della democrazia nel 1999, dopo anni di dittatura militare, non ha posto fine alle tensioni sociali, economiche ed etnico-religiose che attraversano vaste aree del paese. La decisione di introdurre la Sharia in alcuni stati a maggioranza musulmana ha creato un nuovo elemento di conflittualita'.
Le periodiche esplosioni di violenza che hanno provocato migliaia di morti negli ultimi anni, sono spesso il risultato di manipolazioni di tensioni sociali da parte di alcuni soggetti politici che usano l'elemento religioso per i propri fini. La presenza di una risorsa come il petrolio, sempre piu' importante per l'economia mondiale, non fa altro che aumentare le pressioni sulla Nigeria, il paese piu' popoloso dell'Africa con centinaia di etnie.
Popolazione: 117.838.000 - Cristiani 45,9% (cattolici 17.527.000) - Animisti 9,8% - Musulmani 43,9%.

- SOMALIA: Dal gennaio 1991, quando l'ex dittatore Siad Barre e' stato rovesciato, lo stato somalo e' collassato e il paese vive in un'anarchia profonda. Le milizie armate dei diversi clan e sottoclan si sono divisi il territori con la forza. La Somalia e' divisa attualmente in almeno 3 parti: Somaliland (che si e' dichiarato indipendente), Puntland (che rivendica un certo grado di autonomia ma senza chiedere la secessione) e il centro-sud, la parte piu' abitata e potenzialmente piu' ricca, e' la zona del paese che non era finora riuscita a esprimere un'amministrazione stabile. Popolazione: 9.557.000
- Cristiani 1,4% (cristiani professi 101.881) - Musulmani 98,3%.

- SUDAN: La guerra civile nel sud Sudan tra il governo e il SPLA/M 
(Movimento/Esercito di Liberazione Nazionale popolare del Sudan) e' iniziata nel 1983, proprio quando, a seguito dell'introduzione della Sharia, le popolazioni del sud (per lo piu' animiste e cristiane) si sono rivoltate contro il governo.
Il conflitto ha provocato piu' di 2 milioni di morti, milioni di profughi
e devastazioni immense. Nel maggio 2004 e' stato firmato un accordo di pace che prevede un periodo di transizione con un governo di unita' nazionale che durera' 6 anni e mezzo. Nel frattempo, si e' però aggravata la crisi nel Darfur nell'ovest del Sudan, dove agiscono due gruppi di guerriglia che rivendicano maggiore attenzione da parte del governo alle necessita'
economiche e sociali della regione. Il governo ha scatenato una dura repressione attuata con bombardamenti aerei e l'impiego delle milizie Janjaweed. Le violenze hanno costretto alla fuga piu' di un milione di persone. 
Popolazione:32.559.000 Cristiani 16,7% (cattolici 4.181.000) - Animisti 11,9% - Musulmani 70,3%. 

- UGANDA: Nel nord Uganda dal 1989 imperversa la guerriglia del l'LRA (Esercito di Resistenza del Signore) che combatte contro l'attuale presidente Yoweri Museveni. L'LRA ha una ideologia basata sul sincretismo religioso, mischiando elementi del cristianesimo e dell'islamismo con quelli delle religioni tradizionali
africane. Migliaia di bambini Acholi (l'etnia principale del nord Uganda) sono stati arruolati a forza nelle fila della guerriglia. Popolazione: 19.321.113
- Cristiani 88,7% (cattolici 10.796.000) - Animisti 4,4% - Musulmani 5,2%.

- CINA: Nella regione del Tibet, annessa dalla Cina negli anni Cinquanta, le comunita' buddiste soffrono l'occupazione cinese mentre, dopo la rivolta del 1959 repressa dalla Cina, il Dalai Lama e' in esilio. Popolazione: 1,2 miliardi - Agnostici: 50% Religioni tradizionali cinesi: 30% - Buddisti: 8,5 - Cristiani: 7% - Altri culti: 4,5 %

- FILIPPINE: Mindanao, l'isola piu' meridionale dell'arcipelago filippino, e' la zona musulmana del paese, che per il resto e' abitato da popolazioni di fede cristiana. Dagli anni '70 i musulmani di Mindanao hanno iniziato una lotta armata per l'autonomia. La guerra tra l'esercito di Manila e i militanti di diversi gruppi guerriglieri ha causato fino ad oggi 150mila morti. Popolazione: 85 milioni- Cristiani: 90% (cattolici 65.000.0000) - Musulmani: 6,5% - Altri culti: 3,5%.

- INDIA: Da 50 anni il Kashmir, regione di confine indo-pakistano, e' 
terreno di scontro fra le truppe indiane, che mantengono il controllo di 2/3 della regione, e i guerriglieri islamici sostenuti dal Pakistan. Nell'arco di mezzo secolo si sono combattute tre guerre fra i due colossi asiatici per il controllo dell'area, di grande importanza strategica. Di recente fra le due potenze asiatiche c'e' stato un avvicinamento. Popolazione: 1 miliardo - Induisti: 75% - Musulmani: 12% Cristiani: 6,5% (cattolici 17.000.000) - Altri culti: 6,5%.

- INDONESIA: Nell'arcipelago delle Molucche (Indonesia orientale) all'inizio del 1999 e' scoppiata, per futili motivi un conflitto fra la comunita' cristiana protestante e quella musulmana. L'esercito indonesiano e' intervenuto per riportare la calma. Le violenze, estese a tutte le isole dell'arcipelago delle Molucche, hanno causato oltre 15mila morti e circa 500mila rifugiati.
Popolazione: 210 milioni - Musulmani: 85% Cristiani: 13% (cattolici 
6.376.0000) - Altri culti: 2%.

- IRAQ: Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein e il passaggio di poteri dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti al governo iracheno, si registra nel paese instabilita' dovuta alla presenza di formazioni terroristiche e alle rivendicazioni di gruppi religiosi islamici, soprattutto sciiti.
Popolazione: 25 milioni - Musulmani: 95% - Cristiani: 3,2% (cattolici 600.000) - Altri culti: 1,8 %.

- ISRAELE/PALESTINA: Nel conflitto nazionale fra il popolo israeliano e quello palestinese, che dura da 50 anni, la presenza di formazioni estremiste islamiche ed ebraiche complica il quadro e ostacola ancora la stipula di una pace duratura per il Medio Oriente. Popolazione: 6,5 milioni in Israele; 3,5 milioni nei territori palestinesi: Ebrei: 77% - Musulmani: 12% Cristiani: 5,8% (cattolici 115.000) - Altri culti: 5,2 %.

- MYANMAR: La giunta militare al potere governa con un regime autoritario ed e' accusato di massicce violazioni dei diritti umani, specialmente nel conflitto con numerosi gruppi delle minoranze etniche. Popolazione: 47 milioni
- Buddisti: 75% - Cristiani: 8,3% (cattolici 600mila) - Musulmani: 2,4% - Altri culti: 14,3 %.

- NEPAL: Nello stato gruppi di guerriglieri maoisti lottano contro la  monarchia costituzionale del re Gyanendra dal 1996. Le vittime in tutto l'arco del conflitto sono circa 8.000. Scontri a fuoco, rapimenti, attentati e estorsioni sono quotidiani per i cittadini del Nepal, uno dei popoli più poveri del mondo. Popolazione: 23 milioni - Induisti: 75% - Buddisti: 8,5 - Musulmani: 3,9% - Cristiani: 2,5% (cattolici 7.000) - Altri culti: 10,1%

- SRI LANKA: Dall'inizio degli anni '80 nel paese di registra un conflitto fra il governo (detenuto dal gruppo etnico di maggioranza, i singalese di religione buddista) e i ribelli tamil di fede induista. Nel 2002 e' stato firmato uno storico cessate il fuoco ma si attende un trattato di pace.
La guerra ventennale dello Sri Lanka ha provocato 64mila vittime e almeno un milione di sfollati. Popolazione: 19 milioni - Buddisti: 68% - Induisti: 11% Musulmani: 9% - Cristiani: 9,5% (cattolici 1.362.0000) - Altri culti: 2,5%.

20 Ago 2004 Legnano dietro le quinte
Fra i legnanesi che ieri assistevano alla Coppa Bernocchi girava una domanda: <<Perchè non la fanno più vedere in televisione?>>
Dobbiamo purtroppo notare la scarsa attenzione prestata dalle televisioni nazionali alla Coppa Bernocchi, che si inserisce in uno scenario di disinformazione e di calo di immagine che è sceso sulla nostra città.
Così abbiamo visto circa un mese fa il Palio di Ascoli in diretta sulle reti RAI, mentre il Palio di Legnano continua a essere ignorato dalle reti televisive nazionali. Ora questo ingiusto silenzio colpisce anche la Coppa Bernocchi, a cui è stata riservata una telecronaca in differita su un canale satellitare, mentre la Tre Valli Varesine è stata trasmessa in diretta dalla RAI.
Le manifestazioni di Legnano meritano più attenzione a livello nazionale, l'Amministrazione comunale non può accettare questo silenzio. A meno che non voglia far parlare di Legnano solo come città dei balocchi o dei "grandi" progetti urbanistici.

Stefano Quaglia
Consigliere comunale a Legnano
Gruppo DL - La Margherita

8 Lug 2004 Verso una nuova realtà territoriale

I cittadini della provincia di Milano hanno deciso di mandare a casa chi, per cinque anni, ha tenuto al palo un ente territoriale importante quale è ora la provincia.
Non possiamo dimenticare che la campagna elettorale di Penati iniziò lo scorso 4 febbraio proprio a Legnano, che dopo il distacco di Monza è la città più importante della provincia. Quella sera Penati ascoltò i cittadini e si disse che in caso di vittoria del centrosinistra il circondario di Legnano sarebbe stato istituito, perchè è considerato una priorità.
Attendiamo allora di veder nascere in tempi brevi questa aggregazione sovracomunale, richiesta anche dai Consigli comunali di Legnano e Rescaldina.
I dati elettorali del Legnanese mettono in risalto un territorio che ha votato in controtendenza rispetto alla media nazionale: qui il centrodestra è ancora forte. Il sistema elettorale per la provincia ha contribuito a fare in modo che questo voto si sia ritorto contro il collegio di Legnano, che non avrà nemmeno un rappresentante in Consiglio provinciale. Il territorio più importante dopo il capoluogo non avrà voce nell’assemblea di Palazzo Isimbardi, ma contiamo sulla sensibilità del Presidente Penati nel tenere in considerazione il nostro bacino.
Ora diventa ancora più importante il circondario di Legnano, perchè ci consentirà di dialogare alla pari con una provincia in cui non siamo riusciti a farci rappresentare; la quale, ne resto convinto, dovrà evitare di inglobarci nella grande Milano. Legnano è un territorio con delle peculiarità che non possono essere cancellate con una "milanesizzazione" forzata.

Stefano Quaglia
Consigliere comunale a Legnano
Gruppo DL - La Margherita

10 Giu 2004 Una politica innovativa
Vivere Rescaldina sta proponendo un modello di politica innovativo, già sperimentato in importanti città come Fano, Torino, alcune circoscrizioni di Milano.
Vogliamo coinvolgere e rendere partecipi i cittadini nella gestione della “cosa pubblica” dicendo un no chiaro alla politica della delega, quella per intendersi che dice: “faccio un programma (un contratto con gli italiani, per esempio), poi mi lasciate in pace per 5 anni e alla fine mi giudicherete per quello che ho fatto”.
Un discorso di questo tipo, seppur di moda tanto a destra quanto a sinistra, non è nient’altro che un imbroglio che ha come conseguenza la distrazione del cittadino per potere poi dire, a termine mandato, tutto ed il contrario di tutto dando sempre la colpa a qualcun altro per quello che è stato realizzato o non realizzato.
Noi vogliamo che i rescaldinesi abbiano la possibilità di non essere distratti. Vogliamo che le decisioni importanti (pur sotto la responsabilità dell’amministrazione) vedano i cittadini coinvolti anche in fase di progettazione.
Se per esempio si volesse spostare la piazza mercato è indispensabile coinvolgere tutti i cittadini e le categorie interessati al problema specifico come i commercianti del paese e del mercato, i pensionati, le mamme e così via. Ancora, se si volessero studiare e realizzare delle nuove piste ciclabili occorre pensarle con chi le usa davvero come gli studenti, i pensionati, i lavoratori di ditte sul territorio comunale o nei comuni limitrofi.
Per realizzare un progetto di questo genere occorre il coinvolgimento di TUTTI, scuole, genitori, associazioni, cittadini interessati a questa o quell’opera.
Rendere i cittadini partecipi, quasi progettisti insieme all’amministrazione significa accrescere la consapevolezza di tutti e realizzare finalmente una Rescaldina a misura di cittadino innanzitutto bambino, anziano, giovane, portatore di handicap e non solo di cittadino medio adulto e lavoratore.
Solo così facendo sarà possibile fare crescere una nuova generazione che abbia davvero voglia di partecipare e che non veda la politica come “tanto fanno tutti i loro interessi”.
Ci rendiamo conto che la strada proposta è lunga e difficile ma forse, è l’unica strada per cambiare davvero il nostro paese!

Michele Cattaneo
Candidato Consigliere comunale lista "Centro e Sinistra uniti - Vivere Rescaldina"

3 Giu 2004 Il centro anziani elettorale
Non ci sono dubbi su quello che pare essere un sottile sotterfugio ai danni del cittadino: un'opera pubblica (il centro anziani di Rescalda, derivante dagli oneri di urbanizzazione) viene fatta passare come una donazione dell'Amministrazione ai rescaldinesi e la sua apertura viene utilizzata per scopi elettorali.
Le forze di opposizione hanno già promesso che saranno presenti all'evento per porre con chiarezza una domanda: "Come può un'Amministrazione tendere all'interesse generale della collettività e al tempo stesso nascondere la verità?"

Michele Cattaneo
Candidato Consigliere comunale lista "Centro e Sinistra uniti - Vivere Rescaldina"

31 Mag 2004 Perchè non sono antiamericano
Ho sempre avuto grande ammirazione per tutti coloro che hanno combattuto per la Resistenza contro il Nazifascismo che fossero cattolici, socialisti o comunisti. Di alcuni di loro sono stato amico per lunghi anni malgrado la differenza d’età. I valori della Resistenza sono fondativi della nostra Costituzione Repubblicana e in essi mi identifico totalmente.
Ho sempre però anche riconosciuto l’importanza assolutamente decisiva dell’intervento americano nella liberazione dell’Europa e dell’Italia. Lo sbarco in Normandia e l’entrata nel nostro Paese, raccontata tante volte al cinema, nei giornali e nei libri, sono immagini indelebili che nella mia mente hanno scolpito un’America democratica, forte e generosa.
Sono cresciuto nel mito di questi Stati Uniti e di figure carismatiche come John e Robert Kennedy e Martin Luther King. Mi sento ancora oggi fortemente attratto da questa storia affascinante di libertà, democrazia, capacità di accoglienza e di integrazione di milioni di immigrati da ogni parte del mondo. Ritengo giusto che gli italiani esprimano questo forte sentimento di amicizia, anche quelli che, come me, disapprovano la teoria della guerra preventiva e l’operato dell’Amministrazione Bush in Iraq, che un anno fa considerava l’ONU un’istituzione inutile e imbarazzante, salvo oggi sollecitarne giustamente il soccorso per tentare di coprire il fallimento di una guerra ingiusta.
E’ stato scritto in queste settimane che le torture di cui abbiamo visto filmati e fotografie raccapriccianti sono inevitabili implicazioni della guerra, ma in quella di liberazione di sessant’anni fa non vi erano né Abu Ghraib né Guantanamo. Avevamo conosciuto invece un esercito americano ricco di umanità, di capacità pacificatrice, di vitalità costruttiva, che si faceva amare dai popoli che andava liberando. Era un’America che non pretendeva di esportare la democrazia con le armi anziché con il dialogo, che per aiutare i popoli alla ricerca della libertà, accettava il prezzo altissimo e angosciante del sacrificio di migliaia e migliaia di propri figli le cui croci sono disseminate in gran parte d’Europa.
E’ allo spirito di quell’America di Roosvelt che bisogna ritornare per sconfiggere il terrorismo internazionale che l’11 settembre 2001 l’ha ferita al cuore con l’attacco alle Torri Gemelle e che rappresenta il nemico della nostra civiltà. A quello spirito che tante volte nei trascorsi sessant’anni si è manifestato nel rispetto e nella difesa dell’Europa occidentale attraverso il Patto Atlantico e nel rifiuto di quell’unilateralismo aggressivo nel quale è precipitato Bush con una guerra gravida di conseguenze disastrose.
Per queste ragioni non accoglierò il Presidente americano sventolando in piazza la bandierina tricolore e quella a stelle e strisce, ma certamente non parteciperò, nemmeno metaforicamente, alle dimostrazioni antiamericane da cui mi sento completamente estraneo. Invierò invece un pensiero grato e riconoscente al popolo americano per il grande servizio che il 6 giugno 1944 ha reso all’Italia e all’umanità intera.

Giuseppe Adamoli
Consigliere regionale della Margherita

27 Mag 2004 Note sulla campagna elettorale di Rescaldina
È iniziata da due settimane la campagna elettorale e già cominciano a vedersi le prime scorrettezze delle diverse liste in gara.
Il giornale comunale: da quando esiste “Partecipare” è sempre stato pubblicato un numero prettamente elettorale con un’equa distribuzione degli spazi tra le liste. Per questa tornata elettorale invece la maggioranza (che candida anche la Presidente del comitato di redazione) ha deciso di stampare e distribuire ad una settimana dalla consultazione un numero “classico” con un inserto dedicato alle elezioni di quattro pagine (una per formazione). Questo significa che il resto del giornale sarà pieno di articoli provenienti dai vari Assessori per decantare tutto quanto è stato fatto in questi anni. Questo sì che vuol dire “par condicio”.
La lotta per il simbolo: “Rescaldina Insieme” (la lista del Sindaco) e “Movimento delle libertà” (la lista di Bernardo Casati) giurano entrambi di essere appoggiati da Forza Italia. Le malelingue dicono che Raimondi abbia digerito male il mancato sostegno del partito del Cavaliere e che tenti comunque di convincere la gente di averne l’appoggio.
Il centro per anziani: nel piano di lottizzazione “Raimondi” (il nome è proprio quello del Sindaco ...) che prevede la costruzione di diverse palazzine a Rescalda, è stata inserita la costruzione di un centro per anziani (mini alloggi ed altro) quale corrispettivo degli oneri di urbanizzazione. La costruzione del centro è terminata e l’inaugurazione avverrà casualmente durante la campagna elettorale. Poco male se non fosse che qualcuno ha fatto circolare insistentemente la voce che la costruzione sia un regalo del primo cittadino e non un atto dovuto deciso addirittura dall’Amministrazione Gasparri.
Sarebbe interessante parlare di tutte queste cose in un incontro pubblico con l’attuale maggioranza ... chissà se il Sindaco ha previsto di incontrarsi in un confronto sereno con i cittadini.

Michele Cattaneo

17 Mag 2004 Riflessioni su De Gasperi

Ringrazio l’Associazione culturale politica Popolari di Legnano “Gianpaolo Negri” per avermi invitato a questo convegno sulla figura di Alcide De Gasperi ma più per averlo organizzato. Per molti motivi; ne cito qui solo due, direttamente legati alla mia attività di educatore ed uomo di scuola:

  • Mi è capitato più volte di sentire una cosa che condivido e cioè che la vita la si comprende guardando indietro e la si vive guardando avanti. Operazioni come questa sulla memoria servono a farci capire il perché delle cose e a ricordarci anche quali sono gli obiettivi dai quali ci stiamo forse allontanando
  • De Gasperi è quel personaggio che ti riconcilia con l’idea di politica. Il 6 agosto del 1927 dal carcere scrisse alla moglie “… ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola escursione, come dilettanti, ed altri che la considerano come un accessorio di secondarissima importanza. Ma per me, fin da ragazzo, era la mia carriera, la mia missione”. La politica come missione quindi. In un momento in cui chi fa politica ai massimi livelli tende a presentarsi come “non politico” e, proprio per questo, legittimato a fare politica [quella politica che, secondo loro, i politicanti non saprebbero più fare o non avrebbero mai saputo fare] è importante riappropriarsi di una idea di politica di cui andare orgogliosi.

Vorrei, in questo mio breve contributo al dibattito sottolineare due o tre cose.

Un giorno De Gasperi disse “Ho l’ambizione di essere onesto”. Ha una forza dirompente questa affermazione nel tempo della furbizia, del piccolo e grande imbroglio, dell’arricchimento facile, dell’apparire piuttosto che dell’essere, delle sentenze emanate a Porta a Porta piuttosto che nelle aule dei tribunali. In un tempo che ha dimenticato (o meglio, ha voluto mettere da parte) la visione degasperiana della politica “che non può essere teatro e spettacolo”.

Quest’uomo, educato nella Mitteleuropa e con una visione laica dell’impegno cattolico in politica, sosteneva che le situazioni si dovessero risolvere solo e sempre attraverso il dialogo, quel dialogo che ha permesso all’Europa [di cui De Gasperi era convinto sostenitore] di vivere in pace dalla fine della seconda guerra mondiale e quel dialogo mancato che tanti lutti e tanta sofferenza sta causando invece in altre parti del mondo nonostante (o forse proprio per queste) le “missioni di pace”.

Per finire, e per collegarmi alla visione che De Gasperi aveva del ruolo delle nazioni all’interno dell’Europa, voglio ricordare che il grande statista diceva che si deve adeguare la politica interna a quella estera e non viceversa. Non si può essere europei pensando solo italiano. Come dire che posso essere legnanese e combattere per il bene della città ma all’interno di uno scenario che mi faccia sentire europeo, quindi italiano, quindi lombardo, quindi legnanese e, perché no, della contrada. Come dire “Pensare globalmente e agire localmente”.

Grazie ancora per le emozioni che questa serata ha dato a tutti noi.

Salvatore Forte
Candidato Consigliere provinciale della Margherita

12 Mag 2004 Eretici della provincia

L’esigenza di un tavolo sovracomunale che rappresenti le istanze del Legnanese è quanto mai pressante. Per questo continuo a sostenere in sede istituzionale, con la Margherita e tutto il centrosinistra, la proposta di istituzione del circondario di Legnano.
Ritengo però che il dibattito sui futuri assetti amministrativi non debba fermarsi: si va in una direzione, ma lo scambio di idee può continuare, soprattutto per scelte che potrebbero segnare in modo indelebile il futuro di Legnano.
Fare una proposta di nuova provincia quasi sempre provoca una sollevazione del coro dei contrari con le solite motivazioni: le province sono carrozzoni, non hanno poteri, sono poltrone inutili. E allora perchè non le aboliamo tutte?
E’ molto curioso che i detrattori di una nuova provincia dell’Altomilanese quasi sempre prendano come esempi di insuccesso le ultime fra le province nate in Italia. Bisogna ammettere che fra queste ve ne sono alcune che, di fatto, sono delle comunità montane con qualche decina di migliaia di abitanti, con caratteristiche socio-economiche tali da non giustificare una provincia. Se qualcuno ha abusato di quell’istituzione che si chiama provincia facendone nascere di inutili, questo non significa che un territorio come l’Altomilanese non possa ambire ad una sua autonomia amministrativa.
Il Presidente della provincia di Lecco Mario Anghileri recentemente ha sottolineato l’importante ruolo che il nuovo ente ha avuto per la crescita del territorio lecchese; evidentemente lì c’erano le condizioni per dar vita a una provincia, che una volta nata ha favorito il riordino dei trasporti pubblici, ha dato impulso alla formazione professionale, ha migliorato i rapporti con Como, consentendo a Lecco di affrontare i problemi in modo paritario con il vecchio capoluogo.
Dopo le recenti riforme, dalla legge 142/90 alla riforma del titolo V della Costituzione, le province hanno acquisito funzioni ben precise: difesa del suolo, tutela dell’ambiente, viabilità e trasporti, solo per citarne alcune, senza dimenticare l’importante ruolo di coordinamento intercomunale. Definire un carrozzone senza poteri un ente con queste competenze è un po’ esagerato.
Altrettanto curiose sono le motivazioni che talvolta si adducono per giustificare la nascita della provincia della Brianza ma non di quella dell’Altomilanese. Si dice che Monza è diversa, ma perchè? Se esaminiamo i motivi che giustificano la nascita della provincia della Brianza scopriamo che gli stessi si addicono anche al nostro territorio, che oltretutto non è un tutt’uno con Milano come Monza.
Da più parti si continua a chiedere un coordinamento per lo sviluppo della conurbazione Legnano – Busto Arsizio – Gallarate, gridando però allo scandalo quando si propone a questo scopo una provincia, cioè l’ente territoriale il cui fine specifico è quello di coordinare lo sviluppo della comunità rappresentata.
Si faccia presto il circondario, e a tal proposito è incoraggiante sapere che il candidato della Margherita al Consiglio provinciale Salvatore Forte si sia espresso chiaramente il tal senso. Mi auguro poi che in questo territorio, cresciuto grazie agli "eretici del cotone", ci siano anche degli "eretici della provincia" capaci di chiedere un ente che rappresenti e coordini lo sviluppo dell'Altomilanese.

Stefano Quaglia
Consigliere comunale a Legnano
Gruppo DL - Margherita

20 Apr 2004 La "delicata umanità" di don Primo Mazzolari

La ricchezza umana, al pari della profondità spirituale, è certamente un tratto distintivo della figura di Primo Mazzolari (Boschetto, Cremona, 1890 - Cremona, 1959). Il convegno svoltosi sabato 17 aprile a Milano su “Don Primo Mazzolari, la Chiesa del Novecento e l’universo femminile”, ha significativamente contribuito ad approfondire proprio la “delicata umanità” della figura del parroco di Bozzolo, giornalista, scrittore, pacifista e “uomo del dialogo”.
Promosso dalla Fondazione che si impegna a studiare e a divulgare il pensiero mazzolariano, il convegno ha riunito per un’intera giornata all’Ambrosianeum studiosi provenienti dalle università di Milano, Parma, Trieste, Roma, Firenze, Torino. Due relazioni introduttive (Giuseppe Battelli, Lucia Ceci) avevano lo scopo di inquadrare la condizione femminile nella società e nella Chiesa tra ‘800 e ‘900. Anni in cui la donna si trovava in una situazione di inferiorità, per lo più relegata nell’ambiente domestico, discriminata sul piano sociale e culturale, benché col tempo si faranno timidamente spazio posizioni più aperte e rispettose dell’identità femminile. È questo l’immaginario in cui cresce il giovane seminarista Primo, che, pur senza elaborare una propria visione sociologica o teologica del pianeta-donna, interpreta in modo originale tali tematiche, anche grazie alla vicinanza di figure che segnano in profondità la sua vita, a partire da quella della madre (di particolare intensità la corrispondenza degli anni giovanili con la mamma e le sorelle, presentata da una relazione del presidente della Fondazione, don Giuseppe Giussani).
Analizzando la biografia del sacerdote, il fitto carteggio, i libri e i numerosissimi articoli che portano la sua firma, i relatori hanno fatto emergere “la delicata attenzione posta da Mazzolari alla condizione femminile” (Giorgio Campanini) e la sua insistenza sulla formazione interiore e culturale per consentire alle ragazze, alle spose e alle madri di prendere piena coscienza dello specifico ruolo e della propria dignità nella famiglia, nell’ambiente di lavoro e nella comunità cristiana (Marta Margotti, Silvana Rasello).
Molto interessanti, poi, gli scambi epistolari di Mazzolari con numerose personalità dell’associazionismo cattolico, con religiose italiane e straniere, ripercorsi nei contributi dello stesso Giussani, di Roberta Fossati, Mariangela Maraviglia e Giorgio Vecchio. Nonostante gli impegni pastorali e le mille battaglie culturali e politiche sostenute dal sacerdote nell’arco dell’intera vita, egli trovava sempre il tempo per vivaci e mai banali confronti con diverse corrispondenti, per molte delle quali egli diveniva “un fratello maggiore”, una “guida spirituale”, una luce indicatrice della radicalità evangelica e della necessità di testimoniare la fede nella vita di ogni giorno.
Domenica 18 aprile la Fondazione stessa ha ricordato i 45 anni della scomparsa di Mazzolari con una messa nella chiesa parrocchiale di Bozzolo (Mantova), presieduta da monsignor Dante Lanfranconi, vescovo di Cremona, che nell’omelia ha ricordato la figura del profetico sacerdote.

Gianni Borsa

9 Apr 2004 Altomilanese: chi ha paura della nuova provincia?
Il Milanese e il Varesotto presentano caratteristiche storiche, sociali ed economiche omogenee. E forse ora è il tempo di puntare all’autonomia politica di Legnano e Busto.

Un territorio che esiste senza saperlo. O meglio, senza che qualcuno si decida a mettere nero su bianco che esiste.
Uno studente delle elementari che sta studiando la geografia italiana potrebbe prendere un atlante e farci vedere dove si trovano il Canavese, la Brianza, la Lunigiana, il Salento e molte altre zone che in Italia hanno una loro specificità. Ma se andiamo a cercare l’Altomilanese su una cartina, non lo troviamo. Perchè?
La conurbazione Legnano – Castellanza – Busto Arsizio – Gallarate, con i paesi limitrofi, è il terzo agglomerato urbano della Lombardia dopo quelli di Milano e Brescia: comuni che si susseguono uno dopo l’altro senza soluzione di continuità. Di fatto esiste una sola grande città, che ha una caratteristica insolita: è divisa fra due province. Una divisione che ormai appare antistorica e basta andare al confine fra Legnano e Castellanza per rendersene conto: il confine provinciale taglia in due un quartiere, basta uscire di casa e andare a suonare il campanello del vicino per trovarsi in un’altra provincia.
Non dimentichiamo l’incidente storico che impedì a Busto Arsizio di diventare capoluogo di provincia nel 1927, quando Mussolini si adirò di fronte alla tiepida accoglienza nei suoi confronti da parte dei cittadini bustesi, scegliendo così Varese come capoluogo della nuova provincia… Possiamo considerare la frammentazione amministrativa dell’Altomilanese anche – ma non solo - come un residuato dell’era fascista, del quale si pagano ancora oggi le conseguenze, con un confine provinciale forzato a nord della nostra città.
Se pensiamo ai motivi che impediscono all’Altomilanese di trovare una sua identità, uno rilevante è senza dubbio la divisione fra due province. Legnano fa la sua vita con Milano, Castellanza e Busto Arsizio con Varese: stessi problemi, stesso territorio, stessa economia, ma con punti di vista e approcci diversi a tematiche che sono di interesse comune, tanto a Legnano quanto a Busto Arsizio.
Siamo di fronte a un territorio omogeneo, che si differenzia da Milano e da Varese dal punto di vista sociale, territoriale ed economico. Non è forse giunto il momento di iniziare una seria riflessione su una soluzione amministrativa che permetta ai Comuni dell’Altomilanese di pianificare insieme il proprio futuro, superando divisioni amministrative e campanilistiche? Dopotutto Legnano è diversa da Milano e da Cinisello Balsamo, così come Busto Arsizio si differenzia da Varese o da Luino. Piuttosto, Legnano e Busto Arsizio si trovano accomunate da molti fattori: non solo l’inquinamento atmosferico, tale da farle inserire entrambe nella famigerata “area del Sempione”, fatto che comunque già di per sé indica difficoltà viabilistiche e ambientali comuni. Ma anche e soprattutto per un tessuto economico storicamente tipico di tutto il territorio: dai cotonifici lungo tutto il corso dell’Olona, dalla valle del fiume a sud di Varese fino alla pianura a nord di Milano; da una realtà manifatturiera e produttiva che qui ha sempre avuto gli opifici, lasciando a Milano le “stanze dei bottoni” dell’economia e della politica.
Partendo da alcune ipotesi che si stanno affacciando, tentiamo un’analisi delle soluzioni amministrative sulle quali si potrebbe ragionare per il futuro dell’Altomilanese.

La città metropolitana
Per spiegare molto semplicemente, possiamo dire che istituire la città metropolitana significa allargare i confini del Comune di Milano fini a farli coincidere con quelli della provincia, o anche oltre. C’è infatti chi sostiene che la città metropolitana di Milano dovrebbe arrivare fino a Malpensa, inglobando anche Busto Arsizio e Gallarate. La città metropolitana è una forma istituzionale senza dubbio utile per i Comuni che hanno continuità territoriale con il capoluogo: Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni, San Donato Milanese, solo per fare alcuni esempi, perché consentirebbe un migliore coordinamento territoriale di quelle realtà che di fatto sono unite urbanisticamente a Milano.
La città metropolitana prevede la figura del sindaco metropolitano, che sarebbe potente quanto il presidente della Regione, dato che potrebbe esercitare qualsiasi funzione conferitagli con legge regionale o statale.
Fare coincidere il territorio della città metropolitana di Milano con quello della provincia appare una forzatura: nella provincia di Milano ci sono realtà ben diverse dal capoluogo, come nel caso di Legnano. Se la nostra città fosse inglobata nella grande Milano, il comune di Legnano manterrebbe il nome di “municipio”, ma sarebbe ridotto di fatto a una consulta territoriale, perché le decisioni sul Prg, le opere pubbliche e molte altre sarebbero prese a Milano e non più a Legnano. Di fatto, Legnano conterebbe quanto Quarto Oggiaro.

Il circondario nord-ovest
La provincia può suddividere il territorio in circondari, per meglio valorizzare le peculiarità di alcune aree. Questa è una proposta già avanzata per Legnano, per la quale c’è chi propone l’istituzione di un circondario con altri 22 comuni nella parte nord-ovest della provincia. Il circondario permetterebbe di decentrare sul territorio alcune competenze che ora sono della provincia, e quindi oggi accentrate a Milano: lavoro, servizi sociali e sanitari, solo per citarne alcune. Ci sarebbe anche un’assemblea dei sindaci del territorio, presieduta dal sindaco del comune capoluogo, cioè Legnano. Un tavolo attorno al quale si siedano i sindaci di questa zona è quanto mai necessario visto che le scelte di un comune spesso ricadono anche su quelli vicini: basta pensare al caso Move In. Il circondario sarebbe quindi un’istituzione che valorizza e presta attenzione a Legnano e alla sua plaga portando vicini a noi uffici e servizi, con lo scopo non irrilevante di non essere inglobati nella grande Milano. Se venisse istituito il circondario di Legnano e successivamente la città metropolitana di Milano, si aprirebbero nuove prospettive amministrative per Legnano; non solo la nostra città non verrebbe inglobata nella grande Milano, ma si potrebbe dare vita a una nuova provincia. Il Testo Unico Enti Locali prevede infatti che nel caso in cui la città metropolitana non coincida con il territorio di una provincia, si proceda all’istituzione di nuove province o all’aggregazione del territorio restante a province esistenti. Legnano si troverebbe quindi a essere aggregata alla provincia di Varese o potrebbe essere parte di una nuova provincia.

La nuova provincia
I detrattori dell’idea di una nuova provincia dicono che fra Legnano e Busto Arsizio ci sono troppe divisioni: ogni comune va per la sua strada, Amga e Agesp nemmeno si guardano, i sindaci Cozzi e Rosa pare che appartengano a due pianeti.
Chi è a favore afferma che la provincia dell’Altomilanese esiste già: bisogna semplicemente prenderne atto. Magari riservando a Legnano e Busto Arsizio lo stesso trattamento che è stato riservato a Monza, Fermo e Andria – Barletta – Trani. Queste città stanno per essere elevate al rango di capoluogo di provincia grazie all’interessamento di parlamentari di entrambi gli schieramenti, e particolarmente curioso è uno dei motivi che hanno portato alla proposta di istituzione della provincia di Andria – Barletta – Trani, registrato agli atti parlamentari: che queste tre città e i comuni ad esse limitrofi non siano inglobati nella città metropolitana di Bari.
Pare però che nessun sindaco o consiglio comunale da noi voglia sostenere la richiesta di una nuova provincia: forse perché facendolo si metterebbero contro i loro diretti superiori, cioè i capi di partito a livello regionale, provinciale e nazionale, a cui va bene lo status quo, a cui va bene un Altomilanese che sia terra di conquista di poltrone!
Dati alla mano, l’Altomilanese ha tutte le carte in regola per diventare provincia: circa 500.000 abitanti fra i quali vi sono rapporti sociali, economici e culturali; tessuto produttivo tale da garantire uno sviluppo economico stabile; presenza di associazioni di categoria; esistenza di strutture sanitarie e addirittura di un aeroporto internazionale.

Se Legnano e Busto …
Dunque, chi impedisce all’Altomilanese di trovare una sua identità per crescere? Da una parte è necessario superare il clima da Legnano–Pro Patria che impera fra Legnano e Busto Arsizio: sono tanti i temi su cui le nostre città possono collaborare, ma le Giunte Cozzi e Rosa non si parlano, tant’è vero che gli unici accordi intercomunali sono promossi da Castellanza.
Dall’altro è necessario che a Roma, ma anche a Milano e a Varese, la politica sia attenta a questo territorio, si renda conto che a cavallo di queste due province esiste una realtà che ha bisogno di un riconoscimento per crescere partendo dalla sua identità.
Nè Varese e tantomeno Milano vorrebbero perdere città come Busto Arsizio e Legnano che incidono significativamente sul Pil delle proprie province, ma è ora di superare questa politica che considera le nostre città come una miniera d’oro per il proprio capoluogo. Fra pochi mesi si andrà alle urne per scegliere il nuovo presidente e il nuovo consiglio provinciale di Milano. Fra i candidati ci sarà chi vorrà finalmente affrontare una volta per tutte il discorso dell’identità amministrativa dell’Altomilanese? Oppure si spenderanno chiacchiere, come da 40 anni a questa parte, e continueremo a ritrovarci spezzettati fra logiche varesine e milanesi?
I proclami finora fatti da tutti gli schieramenti politici sono stati come le bolle di sapone: un gran parlare di nuova provincia, di nuovo circondario; ma poi, forse per i veti delle segreterie politiche provinciali, tutto resta così com’è.
Una nuova linea amministrativa per Legnano e i comuni limitrofi pare che non interessi nemmeno all’Amministrazione Cozzi, che dopo essersi impegnata nel 2003 a mettere in atto tutte le iniziative necessarie alla nascita del circondario di Legnano, nulla ha fatto in tal senso. Senza dimenticare che nel 1999 Cozzi fece votare una delibera con la quale Legnano si dichiarava non più disponibile a far parte dell’ipotizzata provincia del Seprio. Proseguendo sulla linea di una strategia per Legnano davvero difficile da capire, il nostro primo cittadino non ha mai detto chiaramente che idee ha in tema di collaborazione intercomunale e nemmeno cosa pensa delle ipotesi di nuova provincia o di circondario, che sembrano lasciarlo molto freddo.
Il problema non è provincia sì o provincia no, e tantomeno i campanilismi per un eventuale capoluogo: l’importante è che la politica inizi a lavorare e a progettare per questo territorio. Una politica che non cali decisioni prese a Milano, Varese o Roma ma delinei con i cittadini dell’Altomilanese il loro futuro.

Polis
Associazione politica e culturale - Legnano
www.polislegnano.it

8 Apr 2004 Il PRG di Rescaldina
L’iter dell’attuale PRG prende inizio allorquando nel 1999 l’attuale giunta ritira gli elaborati del PRG già depositati in Regione , promettendo una piccola revisione che sarebbe durata al massimo sei mesi. Purtroppo per i Rescaldinesi i tempi non sono stati rispettati, tanto che si giunge all’approvazione dopo cinque anni e , bisogna anche ricordare, dopo che si sono avvicendati tre assessori e due progettisti incaricati. Bastano questi dati per capire le difficoltà politiche e tecniche che questa maggioranza ha dovuto superare per completare un PRG.
Riteniamo che questo PRG sia incoerente con le premesse che questa stessa maggioranza si è data e soprattutto non risolve alcuni aspetti urbanistici del paese che meritavano di essere presi in esame.
Alcuni esempi: non viene data adeguata soluzione al problema dei nuclei di vecchia formazione sia a Rescaldina, sia a Rescalda e di conseguenza i vecchi cortili diventano sempre più fatiscenti; è stata cancellata qualunque previsione di EEP, e inoltre è stata azzerata l’ipotesi di delocalizzare al di fuori dell’abitato in un’apposita area industriale destinata a PIP le attività produttive inserite nell’urbanizzato e che spesso sono causa di nocumento alla residenza.
Per contro alcune scelte urbanistiche dell’attuale maggioranza del sindaco Raimondi appaiono illogiche, per es. i P.A. sono normati con indici e standard assai diversificati tra loro, senza un razionale motivo e pertanto tali scelte appaiono estremamente discrezionali.

Massimo Gasparri (Vivere Rescaldina)

26 Mar 2004 Convenzione per la gestione del servizio tutela minori: discussione in Commissione e in Consiglio comunale!
A Rescaldina da circa quindici giorni in Commissione Servizi Sociali si è accesa una forte discussione tra l’assessore Paolo Magistrali e l’intera commissione sulla nuova convenzione per la gestione del servizio intercomunale tutela minori (compito svolto fino ad ora dall’ASL che con nota del 19/12/2003 ha disdettato tale servizio al nostro comune e a quelli limitrofi).
L’assessore unitamente ad altri assessori del nostro territorio ha elaborato una convenzione per la gestione associata del servizio di tutela dei minori il cui comune capofila risulta essere Parabiago.
Tutti i membri della commissione servizi sociali del nostro comune, consci del dovere e dell’importanza che tale servizio venga svolto sul nostro territorio e che questo sia effettuato nel migliore dei modi, non hanno approvato la convenzione in quanto essa da un punto di vista amministrativo ed economico non era affatto vantaggiosa per il comune di Rescaldina.
La spesa che andremo a sostenere annualmente, infatti, sarà leggermente superiore agli altri anni in cui il servizio era offerto dalla ASL a fronte di una nuova gestione a noi completamente sconosciuta nelle persone e nel loro modo di operare.
Inoltre troppo onerose sono le spese che il Comune di Parabiago ritiene di dover affrontare e naturalmente da dividersi equamente tra i diversi comuni associati: oltre alle spese d’affitto per lo stabile, dovremmo sostenere le spese per la sua messa a norma (tra cui rifacimento impianto di riscaldamento ed elettrico su uno stabile affittato e di proprietà privata), le spese per il personale e quelle per l’arredamento completo dei locali.
Qualcosa nella convenzione a nostro parere non quadra ... almeno nel tutelare gli interessi del nostro comune!
Nonostante tutto ciò, nonostante i preventivi di spesa siano stati incredibilmente abbassati dopo nostra esplicita richiesta al comune capofila (ma guarda caso), nonostante l’attuale bozza di convenzione non tuteli ancora completamente il nostro comune, nella seduta del consiglio comunale del 19 Marzo 2004 tale convenzione dopo una lunga discussione è stata approvata a larga maggioranza con un voto di astensione da parte di Vivere Rescaldina - Centro Sinistra in quanto consapevoli dell’importanza del servizio, ma anche consapevoli dell’importanza di tutelare il bene economico del comune.
Questa è l’ennesima prova di come l’attuale amministrazione non abbia a cuore completamente l’interesse dei suoi cittadini!

Barbara Pezzoni
Capogruppo di Vivere Rescaldina

3 Mar 2004 Legnano, il malgoverno e la malasanità lombarda
Così credo si possa intitolare quello che succede a Legnano. Per accedere all'ospedale locale bisogna avere fortuna e costanza nel parcheggiare la macchina, visto che i parcheggi predisposti sono insufficienti. Quando non si trova un buco libero, il cittadino deve cercare di arrangiarsi se non vuole passare delle ore alla ricerca del sospirato parcheggio. Dopo averlo trovato anche fuori dalle righe bianche, ma guarda caso e fortunatamente non intralcia la circolazione all'interno del parcheggio stesso, il cittadino si avvia all'ospedale per l'appuntamento della tanto attesa visita specialistica. Dopo aver preso il ticket numerico, pazientemente attende il proprio turno in coda agli sportelli. Per farla breve, dopo aver fatto la visita, e aver trascorso minimo un paio d'ore in ospedale e dopo aver pagato il salatissimo ticket, che non dimentichiamo grazie al buon Formigoni è fra i più alti d'Italia, si avvia finalmente alla macchina. E qua entra in gioco il buon governo di Legnano, i vigili del posto molto probabilmente sono in agguato nascosti fra le tante auto parcheggiate, purtroppo fuori dalle righe perchè il parcheggio è insufficiente e viene applicata la multa. Come diceva un mio caro amico della Margherita, "cacciamoli a casa al più presto", sia in Lombardia che a Legnano.

Angelo Chiappa
Portavoce Circolo Margherita Ambientevivo di Busto Garolfo

20 Feb 2004 Un po' di rispetto, per favore!

Senti da che pulpito viene la predica. Così viene da pensare leggendo la filippica contro il Coordinatore della Consulta del volontariato Piero Cattaneo, da parte di un Sindaco che si autopromuove nel pensare di aver raggiunto gli obiettivi del suo programma.
Parrocchie e volontari che devono tappare i buchi dell'Amministrazione comunale, povertà in aumento, problema immigrazione quasi ignorato ... e fermiamoci qui. Quali obiettivi ha raggiunto questo Sindaco con la sua Giunta nel sociale? A Legnano i bisogni crescono, lo ha recentemente ricordato Cattaneo all'incontro con il cardinale Tettamanzi.
Sappiamo che i trasferimenti agli enti locali sono in diminuzione ed è sempre più difficile trovare risorse anche per il sociale. Se il Sindaco è convinto che gli stanziamenti comunali per il sociale siano sufficienti, bene farebbe a sostenere le sue tesi con garbo e moderazione, non fosse altro per il rispetto verso le 34 associazioni che il Presidente della Consulta rappresenta, a nome delle quali è legittimato ad avanzare richieste e suggerimenti.
Un attacco contro Piero Cattaneo è particolarmente odioso, perchè i legnanesi hanno avuto modo di apprezzare il suo operato come Sindaco fra il 1985 e il 1990 e tutti riconoscono il suo spessore umano, manifestato nella grande attenzione ai bisogni della gente. Cozzi farebbe meglio a non giudicare chi lo ha preceduto senza conoscerne appieno l'operato, che fu sostanzialmente quello di un amministratore attento al bene della città, in un'epoca in cui si aveva a che fare con partiti che facevano il bello e il cattivo tempo, quando il Sindaco timbrava il cartellino come tutti i lavoratori e sacrificava tutto il tempo libero per i suoi concittadini, percependo un'indennità mensile di poche decine di migliaia di lire. Va inoltre detto, per chi ha la memoria corta, che Cattaneo fu anche il politico che più si diede da fare affinchè l'Ansaldo non abbandonasse Legnano.
Cozzi dovrebbe portare a Cattaneo il rispetto che si deve ad una persona di grande coerenza, che ha saputo anche chiudere con la politica dedicando la propria esperienza e capacità a servizio del volontariato.

Alberto Centinaio - Portavoce del Circolo "Carlo Guidi"
Stefano Quaglia - Consigliere comunale della Margherita

16 Feb 2004 Finalmente insieme
Oggi, sotto l’impulso di Romano Prodi, partiti, movimenti, associazioni e semplici cittadini si uniscono per un’Europa di pace, per un’Italia libera e giusta, per una stagione dei diritti e delle opportunità.
La lista “Uniti nell’Ulivo” è il vero fatto nuovo della politica in Italia.
E’ l’incontro delle grandi tradizioni del riformismo italiano in un processo aperto alla partecipazione attiva delle componenti più dinamiche e vitali del paese.
Vogliamo sviluppare la partecipazione democratica, rafforzare l’Ulivo, avvicinare concretamente una profonda svolta di governo.
Inizia oggi da Roma un viaggio nell’Italia che ha fiducia e vuole cambiare.
Nei prossimi giorni sarà costituito un Comitato composto da personalità nazionali e da rappresentanti di ogni regione. Tale Comitato, presieduto da Romano Prodi, avrà il compito di coordinare l’attività dei prossimi mesi e di sovrintendere alla selezione delle candidature.
Analoghi comitati verranno costituiti a livello provinciale e regionale, con l’impegno a garantire al loro interno la massima articolazione e pluralismo.
Sulla base del Manifesto di Prodi, Giuliano Amato coordinerà l’elaborazione del nostro programma per le elezioni del 14 giugno. Programma che verrà approvato da un’Assemblea nazionale con la partecipazione di tutte le candidate e i candidati alle elezioni europee.
Scegliamo di avviare da subito una campagna di ascolto e di dialogo con la società italiana in tutte le sue realtà ed espressioni, attraverso manifestazioni di presentazione della lista in ogni città.
Uniti possiamo rivolgere al paese un nuovo e forte progetto di governo.
Finalmente insieme, da oggi lavoriamo per riportare il centrosinistra alla guida dell’Italia
.

 

Roma 14 febbraio 2004

Questo il testo della Dichiarazione di intenti elaborata dal Comitato promotore della lista unitaria e approvata per acclamazione, all'ex Palaeur, dall'assemblea dei Delegati, composta, hanno scritto i giornali, da più di cinquemila persone.
Non so se il numero è esatto, comunque eravamo in tanti, provenienti da tutt'Italia, con storie diverse anche se parallele, tutti uniti nell'Ulivo, per Prodi e per l'Europa.
Tra quei tanti c'eravamo anche noi della Margherita di Legnano, Margherita Politica e Margherita dei Circoli; e io con loro, felice di essere lì.
Ho seguito la convenzione quasi in modo ininterrotto. In silenzio, attenta, ho udito gli interventi e le testimonianze; tutti appassionati ed appassionanti, (si possono leggere alcuni stralci nel sito internet www.unitinellulivo.it.)
Ho riascoltato con gioia concetti che sembravano essere andati in soffitta.
Parole come "unità, onestà, onore" sono riapparsi in molti interventi, carichi di dignità e nella loro accezione più alta.
Mi sono sentita stordita e insieme intimorita; ho tremato pensando che in quel momento, incredibilmente importante, si stava costruendo la storia, e io ero lì, partecipe e protagonista di una nuova stagione politica.
Ero lì e, pur sapendo che le parole non bastano, vorrei raccontare il groviglio di sensazioni, fatte di sensibilità, trepidazioni, meraviglia, commozione, che mi hanno ispirato durante i due giorni, a volte succedendosi, a volte accavallandosi per poi manifestarsi, tutte e insieme, nel momento in cui, accompagnato dalla canzone "una vita da mediano", Prodi è entrato.
E ha iniziato a parlare. 
Vocaboli semplici, tuttavia profondi e precisi per descrivere il faticoso cammino verso l'Europa, un cammino che si dovrà continuare a passo spedito perché, dice Prodi " il nostro futuro è lì nell'Europa".
Con la serenità che lo contraddistingue, ma senza fare sconti a nessuno, ha ribadito più volte che "il mercato ha bisogno di regole", sollecitando, per il governo del Paese, 'proposte e impegni seri e veri" e "non false promesse con cui si possono anche vincere le elezioni, ma si inganna il Paese" 
Infine il suo personale impegno: "Potrò entrare qui solo dal primo novembre, ma questa è già ora la mia casa, la mia famiglia".

L'applauso interminabile di un'Assemblea felice ma non delirante, desiderosa di cominciare pur nella consapevolezza dell'impegno che si stava assumendo, ha detto sì, senza esitazioni di sorta, a Prodi e alla Dichiarazione d'Intenti.

"Uniti nell'Ulivo"

Rosa Romano

11 Feb 2004 L'incompatibilità di Rampinini
A Rampinini, consigliere di opposizione della Lega Nord, viene a mancare l’anziana madre; dopo la cerimonia funebre, la salma viene accompagnata al cimitero di Rescalda e qui succede il primo inconveniente: non si può procedere alla tumulazione perché occorrono particolari lavori di scavo sul vialetto antistante la tomba di famiglia, in conseguenza della particolare conformazione del monumento lapideo. Il feretro viene tenuto indecorosamente per qualche giorno nel locale magazzino del cimitero, tra gli attrezzi dei manovali e le comprensibili le proteste dei famigliari.
Oltre al danno (morale), la beffa dell’amministrazione, che obbliga i familiari alle consistenti spese per la tumulazione. Infatti i lavori di scavo non sono stati autorizzati perché il regolamento cimiteriale non li prevede (sic!) e si sarebbe dovuto smontare e rimontare il monumento marmoreo soprastante.
Immediate le reazioni del consigliere comunale al sindaco (tra l’altro suo cugino), per addivenire ad una soluzione bonaria della questione, ma giunta e sindaco sono irremovibili: le spese cimiteriali spettano ai familiari.
Viene interpellato il Difensore Civico (il dr. Pozzi svolge dal 1998 questa delicata funzione civica in modo discreto, professionale e veramente super partes), che così relaziona in Consiglio Comunale: “ … di particolare rilevanza è stata la richiesta di risarcimento danni avanzata da un consigliere comunale che però non è stata portata a risoluzione dall’Amministrazione, nonostante i miei suggerimenti ed indicazioni di possibile accordo…. C’è da far rilevare che, proprio a causa degli inconvenienti tecnici lamentati dal consigliere ed accaduti al civico cimitero, gli uffici hanno predisposto una modifica regolamentare, che è stata approvata.” Questo a dimostrazione dell’intransigenza della giunta nei confronti di Rampinini, ma anche che il problema sollevato era reale.
Forte delle proprie ragioni il consigliere Rampinini si rivolge agli organi giudiziari citando in causa il comune per avere giustizia su questa situazione paradossale.
Prevedibile la reazione dell’Amministrazione comunale che dichiara il Rampinini incompatibile alla carica di consigliere, per lite pendente in corso, ai sensi dell’art. 63 del D. Lgs. 267/2000.
Simpatica la dichiarazione dell’attore: “ma se vinco la causa, posso dichiarare incompatibile questa Giunta?” Speriamo caro Rampinini, la Margherita questa volta è con te.

Massimo Gasparri
Consigliere comunale a Rescaldina
Gruppo Vivere Rescaldina

9 Feb 2004 Ancora una volta il comune di Rescaldina non è in grado di tutelarsi!
Nel Consiglio Comunale del 6 febbraio 2004 uno dei punti all'ordine del giorno trattava della convenzione per definire le procedure di concessione dello stabile del comune di Busto Garolfo, che attualmente ospita ragazzi in difficoltà o sotto la tutela del tribunale dei minori.
Attenzione: non si trattava di convenzionarsi con la casa di accoglienza, ma solo di convenzionarsi con il comune proprietario dello stabile e con altri comuni per attivare una procedura ad evidenza pubblica per individuare il nuovo ente gestore!
Questo argomento ha creato non pochi problemi all'attuale maggioranza, per la non chiarezza e la incompleta stesura della convenzione soprattutto a tutela del nostro comune (basta ricordare a riguardo i diversi passaggi in commissione Servizi Sociali, con accese discussioni anche tra i membri della stessa maggioranza e l'assessore, oppure il ritiro dall'ordine del giorno dello stesso punto in un passato Consiglio comunale).
Per spiegare meglio la vicenda, bisogna ricordare che il Comune di Busto Garolfo, proprietario dell'immobile, aveva delegato l'ASL di Legnano a gestire fino a fine luglio 2004 la casa di accoglienza, convenzionandosi poi con altri comuni, tra cui Rescaldina, che da anni paga una quota prevista senza mai (fortunatamente) avere usufruito della struttura. A dicembre Busto Garolfo disdice l'attuale ente gestore per avviare una procedura pubblica per una nuova gestione, chiedendo già da ora ai comuni che erano convenzionati una convenzione che li impegni ad una gara d'appalto nella quale non avranno nessun potere decisionale, e ad una futura convenzione con un ente gestore attualmente sconosciuto nel nome e nel modo di operare, oltretutto impegnandosi in future opere di manutenzione dello stabile.

Più volte dalla sottoscritta e da alcuni membri della maggioranza è stato chiesto di apportare delle modifiche che mettessero il comune di Rescaldina nella posizione di poter avere un qualche potere decisionale almeno nel tutelare i propri interessi e quelli dei propri cittadini (si chiedeva ad esempio di poter avere un membro di rappresentanza nel futuro consiglio di amministrazione, di poter influire con gli altri comuni nella definizione delle procedure ad evidenza pubblica oppure di convenzionarsi direttamente con il nuovo ente gestore), ben sottolineando comunque l'importanza pubblica e sociale della casa di accoglienza.

Nessuna discussione è valsa per farsi ascoltare; l'Assessore (che probabilmente aveva già speso qualche parola di troppo) è stato irremovibile nella sua posizione affermando che con un voto contrario avremmo messo in crisi l'intera struttura già in atto. Il risultato di tutto ciò è stata l'approvazione della convenzione senza nessun emendamento con i voti favorevoli della maggioranza (tranne di un suo esponente, Noacco, che con noi ha votato contro) e di Forza Italia. E' questa una dimostrazione lampante di come l'attuale Amministrazione di Rescaldina non sia in grado di tutelare gli interessi dei propri cittadini, neanche quando ha una opposizione che cerca in tutti i modi ancora di collaborare.

Barbara Pezzoni
Capogruppo di Vivere Rescaldina

30 Gen 2004 Chi ben incomincia ...
Il centrosinistra di Rescaldina sta lavorando per prepararsi alle prossime elezioni amministrative.
Dopo gli ultimi anni passati all’opposizione (una opposizione fruttuosa, soprattutto grazie al lavoro dei consiglieri Pezzoni, Gasparri, Pagano di Vivere Rescaldina) ci stiamo preparando per riprendere in mano le redini dell’amministrazione cittadina.
Già da tempo iscritti e simpatizzanti di praticamente tutti i partiti del centrosinistra rescaldinese stanno lavorando alla stesura del programma per governare il paese per i prossimi cinque anni.
È stato molto interessante, per un immigrato legnanese come me, notare la grande compattezza ed unione delle forze politiche che di comune accordo hanno deciso di stendere il programma prima di qualsiasi discussione sui nomi.
Malgrado qualche interferenza dall’esterno, tutte le persone che settimanalmente si trovano per riflettere sui problemi concreti di Rescaldina, Rescalda e Ravello hanno tenuto duro su questo principio: se si è d’accordo sulle cose da fare, è impossibile poi rompere sui nomi e sulle liste. Un metodo di lavoro che ha funzionato, che funziona e che sarebbe bello poter esportare anche nei comuni limitrofi.

Michele Cattaneo

29 Gen 2004 Ancora ritardi per il PRG
Il ritardo preoccupante sui tempi di approvazione del PRG e le notizie allarmanti apparse sulla stampa locale nel mese di novembre ci hanno indotto ad una interrogazione consiliare ed ad ulteriori approfondimenti sull'argomento. Dalle risposte dell'Assessore all'urbanistica si può evincere che:
- la revisione del PRG da parte dell'attuale Giunta è costata sinora circa 31.000 Euro, a cui andranno aggiunte le spese per un prossimo incarico ad altro tecnico, per concludere il procedimento di variante;
- il progettista incaricato arch. Spada non firmerà il PRG, poiché la documentazione da Lui predisposta è stata ampiamente modificata dalla Giunta Comunale, con il risultato che la variante urbanistica risulta incompleta, non organica e piena di contraddizioni;
- attualmente il PRG adottato dal Consiglio Comunale (ma non firmato), è stato trasmesso all'Ufficio Urbanistico Provinciale per la valutazione di coerenza con il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale; è previsto un periodo di 3 mesi per il silenzio-assenso da parte della Provincia, trascorsi i quali si potrà riproporlo al Consiglio Comunale per la discussione delle osservazioni presentate dai cittadini.
Eviterei in questa sede di analizzare le motivazioni tecnico-politiche che hanno portato a questa situazione di ulteriore stallo, ma alcune cose appaiono ormai palesi: la Giunta Raimondi è in notevole ritardo sui tempi di approvazione del PRG. Quando nel 1999 ritirò dalla Regione il precedente PRG approvato ci dissero che bastavano 6 mesi per la revisione degli elaborati! Purtroppo ad oggi sono passati quasi cinque anni e la soluzione non è ancora certa.
Ma se anche venisse approvato in zona Cesarini, questo PRG è purtroppo il frutto delle modifiche volute dai tre Assessori all'urbanistica che si sono succeduti in questi 4 anni e risulterà talmente pasticciato, carico di particolarismi e pieno di contraddizioni (tanto che ha indotto il progettista a ritirarsi dall'incarico) che necessiterà subito di una rielaborazione per renderlo coerente con le premesse del PRG che questa maggioranza ha votato, e che sono condivise anche da Vivere Rescaldina.
Del resto una variante urbanistica dovrà necessariamente essere proposta dalla prossima Amministrazione (qualunque essa sia) per dare una risposta almeno al problema dei nuclei di antica formazione, che l'attuale versione del PRG non affronta minimamente e che resta quindi una problematica aperta in attesa di soluzione.


Massimo Gasparri
Consigliere comunale a Rescaldina
Gruppo Vivere Rescaldina

9 Gen 2004 A Rescalda, Rescaldina e Ravello le decisioni piovono dall'alto

Traffico, rifiuti, piazze e fontane sono i temi ricorrenti nelle conversazioni dei cittadini rescaldinesi.
È innegabile che negli ultimi anni ci siano state grosse novità nel traffico cittadino, nell’arredo urbano, nella raccolta rifiuti e le opinioni dei cittadini non possono che essere le più disparate.
L’amministrazione cittadina non è stata certamente immobile nell’affrontare questi ed altri “temi caldi” della vita cittadina; ci troviamo di fronte ad una maggioranza decisa, convinta, attiva, che lavora, decide, fa, disfa ... senza preoccuparsi di ascoltare i cittadini.
Ad onor del vero non si può dire che gli amministratori non parlino con la gente, sicuramente lo fanno ed anche con attenzione, manca però qualsiasi tentativo di portare avanti una forma di amministrazione “partecipata” dai cittadini.
Qui le decisioni piovono davvero dall’alto: dai rifiuti alle strade non è stato creato alcun momento di coinvolgimento dei cittadini se non per comunicare decisioni già prese.
È così difficile costruire una amministrazione le cui decisioni vengano elaborate anche insieme ai cittadini?
Perché anche a Rescaldina vige la regola intoccabile della amministrazione per delega?
Il sogno è quello di un paese dove i cittadini possano venire coinvolti nelle decisioni, dove le persone non siano chiamate ad esprimersi soltanto una volta ogni cinque anni per rinnovare una delega in bianco.
Esistono diversi esempi in Italia di democrazia “partecipata” dove tutti i cittadini (anche i bambini!) sono invitati a costruire l’amministrazione pubblica, dalla scelta dei sensi unici al tracciato delle piste ciclabili, dalla gestione degli asili e delle scuole comunali al ripensamento della flessibilità dell’orario di lavoro.
Perché i nostri amministratori rifiutano questo modo di lavorare? Forse perché è più difficile e lento (non è detto), forse perché è meglio confrontarsi con le schede elettorali che nel faccia a faccia, forse perché così la gestione della cosa pubblica diventa “troppo” trasparente ...
Soltanto Sindaco e Assessori possono rispondere a questa domanda ma Raimondi, Mocchetti e la maggioranza al timone di Rescaldina hanno già dimostrato di non essere interessati ad un discorso così impegnativo.

Michele Cattaneo

Opinioni anno 2003

 Opinioni anno 2002 

 

 

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