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Dopo cinque anni di governo della città è il momento di dare la pagella al Sindaco: 10 motivi per bocciare Cozzi

Legnano (19 Mar 2007) Qualche settimana fa il Sole 24 ore ha riportato, come ormai da qualche anno, un lungo elenco di pagelle degli amministratori locali sulla base di alcuni dati derivanti da indagini volte a rilevarne il livello di consenso. Ai primi posti risultavano i sindaci di Torino Chiamparino, di Lecce Poli Bortone e di Roma Veltroni. Da cittadini e da consiglieri comunali e quindi non sulla base del consenso, ci penseranno i cittadini con il voto della prossima primavera  a svelarne il livello,  vorremmo spiegare perché riteniamo che il nostro primo cittadino  debba essere inserito agli ultimi posti in una immaginaria classifica degli amministratori dei comuni non capoluogo.

Ci pare utile, anche in dirittura di arrivo del mandato elettorale,  cercare di fare una valutazione complessiva sull’operato del nostro sindaco. Vi sono a nostro avviso almeno 10 buone ragioni  per manifestare perplessità sull’operato di questa amministrazione. 

Ma proviamo a fare ordine ed entrare nel merito delle questioni.

In primo luogo crediamo valga la pena soffermarsi sulla cosiddetta questione morale. Nessuno intende accusare il sindaco di aver agito al di fuori della legge ma certo non possiamo negare che  una sua responsabilità politica pesante di fronte alle note vicende che sono  prepotentemente venute alla ribalta delle cronache legnanesi, esattamente un anno fa, con l’arresto del vicesindaco Tomasello, di un noto imprenditore edile Legnanese Vinicio Vinco e gli arresti domiciliari a carico del consulente dell’ufficio tecnico del Comune e del professionista estensore del PRG.  Soprattutto bisogna contestare la sua scarsa volontà di prendere le distanze da quei  fatti e desta inquietudine  la decisione  di non salvaguardare gli interessi del Comune, decidendo di non  promuovere una causa civile di risarcimento danni nei confronti dei due protagonisti che, di fatto, accettando un patteggiamento, si sono riconosciuti colpevoli. E’ inaccettabile che il primo cittadino abbia lasciato correre, minimizzando i problemi. Dobbiamo esprimere tutta la nostra indignazione di fronte a fatti gravi che dimostrano come gli amministratori possano approfittare della loro situazione per raggiungere interessi personali. Ma, ci chiediamo, dove è finita la passione di una politica al servizio della città e della comunità che in essa vive?

In secondo luogo un limite dell’attuale sindaco sta in una visione assolutamente riduttiva della partecipazione dei cittadini alla vita politica. Si è amministrato secondo il principio della delega assoluta con una logica aberrante che   spesso è riecheggiata all’interno dell’aula consiliare: abbiamo vinto le elezioni, i cittadini ci hanno dato fiducia, quindi per cinque anni facciamo quello che vogliamo. In effetti, si è davvero fatto di tutto per non ascoltare la città e la gente. Singolare da questo punto di vista risulta la vicenda relativa all’approvazione del Regolamento sul referendum cittadino. In effetti l’ apposita commissione consiliare Affari istituzionali, ha ragionato a lungo su una proposta ma nulla è scaturito in questi cinque anni. Legnano non si è dotata ancora di un regolamento “ad hoc” come  prevede lo statuto del Comune. Come a dire se volete dire la vostra non c’è spazio. E’ inutile  ascoltare la città. Qui possiamo anche ricordare la vicenda dello spostamento della fontana di Piazza San Magno, decisa nonostante centinaia di cittadini avessero sottoscritto una petizione per invitare l’amministrazione a ripensare il progetto. Superfluo affermare che a noi la politica della delega non piace, ci appare riduttiva e soprattutto allontana la gente dalla politica. Oggi più che mai a Legnano si avverte questa frattura tra il palazzo e la città:  sono i frutti di una amministrazione che non ha investito nulla in questi senso negli ultimi  10 anni. 

Un terzo grosso limite   sta nell’assoluta concentrazione del potere nelle sue mani e di pochi fedelissimi. E’ noto che  la maggior parte delle decisioni importanti sono state prese davvero a poche mani, ignorando  la presenza di una maggioranza politica che lo ha, nonostante tutto, sostenuto. Sono in realtà emersi, in qualche circostanza, alcuni segnali di disagio di questo modo di pensare alla politica anche da parte della maggioranza ma tutto è rientrato in fretta. C’è da scommettere che gli attuali consiglieri verranno confermati in blocco: sarebbe veramente difficile trovarne di più compiacenti.  In più vi è stato il costante svilimento del ruolo delle opposizioni che in nessuna circostanza hanno avuto la soddisfazione di vedersi accolta qualche proposta. Singolare, da questo punto di vista, la vicenda dell’elezione del Difensore civico, figura di garanzia per i cittadini, per la cui elezione era necessaria  una maggioranza qualificata. Ebbene, grazie al soccorso della minoranza,  si è riusciti a rieleggere, nell’ultimo Consiglio Comunale. l’Avv. Bogno, unico candidato del centro-destra, ponendo fine, dopo quattro anni, al regime di prorogatio dello stesso, a suo tempo presentato come uomo di parte e quindi giudicato dall’opposizione  non in grado di essere una figura di garanzia.

Ciò al solo scopo dichiarato di fargli completare i due mandati previsti dallo Statuto e quindi non più riproponibile.

Un’ulteriore ragione, la quarta, che ci porta a criticare aspramente le scelte di Cozzi  deriva dal modo di porsi di fronte alle problematiche urbanistiche. Sappiamo come in occasione dell’approvazione del PRG la passata giunta Cozzi, ed in modo particolare l’Assessore Tommasello, abbia in qualche modo forzato la mano utilizzando anche alcuni escamotage ormai tristemente noti, come delibere formalmente non corrette e sostituzioni di tabelle poco prima dell’adozione del Piano,  che hanno sostanzialmente modificato alcuni rapporti di edificazione. Molti altri provvedimenti sono stati presi poi con alcune forzature che spesso  sono  state  denunciate all’interno del consiglio comunale. Un PRG, per altro,  approvato dalla Regione  con numerose prescrizioni che mai il Comune ha rispettato al punto che spesso si è posto il problema della legittimità stessa del Piano. In effetti il Piano ancora oggi è assolutamente privo di un Piano dei Servizi, documento fondamentale per stabilire una corretta pianificazione urbana. E tutto questo i cittadini di Legnano, o meglio per ora gli abitanti di alcuni quartieri, l’hanno potuto toccare con mano: ci riferiamo, ad esempio, alle note vicende della carenza di servizi scolastici nella zona S.Paolo. D’altra parte è sotto gli occhi di tutti l’edificazione selvaggia che sta avvenendo in città: area Cantoni, Quartiere S.Paolo,  area Pensotti di via XXIX Maggio e le decine di palazzi che stanno sorgendo in diversi angoli della città. Tutte le aree ex industriali di Legnano sono state di fatto trasformate in residenziali, con somma gioia dei proprietari. Solo nell’ultimo anno  sono stati approvati diversi  piani attuativi e altrettanti sono in  dirittura d’arrivo: ciò porterà a Legnano un incremento di popolazione che si ipotizza essere di diverse migliaia di persone. Si parla di una città  di  quasi settantamila abitanti.  Ormai gli spazi liberi non esistono più ed  anche le poche aree libere in zona sud saranno di fatto occupate dalle grandi opere dell’Ospedale e del prevedibile mega insediamento commerciale del nuovo Iper. Tutto questo porterà Legnano ad essere una città invivibile e soprattutto poco attrezzata a rispondere alle esigenze di chi ci abita. Oggi più che mai è necessario ripensare ad un nuovo piano urbanistico e la redazione del nuovo Piano Generale del Territorio appare un’occasione propizia.

Un quinto motivo per bocciare Cozzi sta nella scarsa attenzione alle problematiche legate alle  politiche  del lavoro e dello sviluppo. Certo Legnano non si è dotata di un piano strategico che fosse in grado di contrastare una forte crisi occupazionale prodotta dalla chiusura di molte unità produttive. Ricordavamo prima che se le vecchie aree industriali diventano residenziali ci sono poche opportunità per insediamenti produttivi. Questa giunta non è stata  in grado di intercettare alcune occasioni  di sviluppo derivanti dall’essere Legnano in posizione centrale rispetto a due realtà strategiche del territorio: da un parte l’Hub della Malpensa e dall’altra la Fiera di Rho. Anche per quanto riguarda il Piano del Commercio le scelte sono state deludenti perché di fatto si è andati a penalizzare la piccola distribuzione a vantaggio della media e grande. La vicenda di Iper sembra da questo punto di vista esemplare.

C’è un sesto motivo su cui vale la pena soffermarsi: la mobilità. In questi 5 anni vi è stato un incremento di traffico fuori controllo che ha fatto di Legnano una città impazzita. Nelle ore di punta tutti abbiamo sperimentato cosa significa muoversi in città. E purtroppo la risposta dell’amministrazione  è stata inadeguata: certo non si può pensare di risolvere i problemi di viabilità con  la realizzazione di due rotonde, una delle quali poco funzionale (incrocio presso il cimitero). Oggi non esiste un’alternativa seria per attraversare Legnano e la viabilità delle arterie di attraversamento, penso soprattutto a Corso Sempione e a Viale Sabotino, non è in grado di sopportare il livello di traffico. Se poi a tutto questo aggiungiamo che almeno in un caso (viale Sabotino) si  sono concentrate ulteriori attività commerciali è evidente che si rischia la paralisi. La risposta della mobilità pubblica è stata inefficace pur nel tentativo di migliorarla. Corse rarefatte, con percorsi troppo lunghi, non hanno favorito un utilizzo del mezzo pubblico. Oggi più che mai diventa necessario ripensare seriamente ad un “Piano del traffico e dei parcheggi” e ad un progetto serio di mobilità pubblica integrata. Diventa sempre più necessario incoraggiare l’uso di mezzi alternativi come la bicicletta considerando che  Legnano è alla portata di qualsiasi ciclista. In questi anni, purtroppo, non abbiamo visto crescere  i pezzetti, spesso scollegati,  di piste ciclabili che sono state realizzate nel passato.  D’altra parte se la città attira nuovi abitanti è necessario dare risposte nuove: in questo gli sforzi messi in atto sono stati davvero scarsi.   

Un settimo motivo che lascia molte perplessità ha a che fare con le scelte effettuate sulle  grandi opere. Almeno due esempi sono necessari. L’ingente investimento (quasi 3,5 milioni di euro) per la realizzazione della Piazza San Magno  ci induce a discutere sulla la priorità dell’intervento e soprattutto sul risultato finale che risulta modesto agli occhi di molti.   Inoltre non si può non ricordare la vicenda che ha dato il via libera alla realizzazione del nuovo Ospedale di Legnano, operazione ardita e soprattutto effettuata nonostante le molte perplessità avanzate in ordine al luogo prescelto ed alle modalità di realizzazione, per cui si prevede, in prima battuta, un solo ingresso da Via Novara, per la inimmaginabile gioia degli abitanti del quartiere! Siamo alla follia…. Si può  anche porsi un problema di opportunità.  Era così necessario costruire un nuovo Ospedale? Ci dicono che il vecchio andava sistemato:  ma a fronte di un investimento di 25 milioni di euro per la sua ristrutturazione (dato fornito dalla stessa Azienda Ospedaliera) ne spendiamo 150 parte dei quali anticipati dall’intervento economico  di privati che comunque andranno restituiti. E ancora che fine farà il vecchio Ospedale costruito con gli sforzi di tanti lavoratori di Legnano e dei comuni del Circolo? Il Piano integrato relativo all’area di via Candiani presentato in Consiglio Comunale sostanzialmente prevede l’utilizzo di oltre il 65% dell’area per insediamenti residenziali e  commerciali ed  un 35% destinato a verde pubblico. Questo significa che sostanzialmente se ne prevede la  cancellazione. Per permettere la chiusura dell’operazione si prevede, infine, di ricavare dalla vendita delle aree edificabile quanto necessario per fronteggiare il costo di arredi ed attrezzature.

Operazione tanto ardita quanto problematica soprattutto alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni in ambito ospedaliero: il Direttore Generale se ne dovrebbe andare non tanto per i dissapori con il Presidente del Consiglio Comunale ma per gli ingenti danni causati in tutti questi anni alla nostra comunità ed i cui effetti non tarderanno a manifestarsi.

Ottavo: non crediamo sia difficile dimostrare quanto poco si sia fatto per   la difesa dell’ambiente. E’ banale e semplicistico affermare che mai come in questi ultimi anni sono stati abbattuti tanti alberi in città. Tutti malati ci hanno detto! Ma le aspettative in ordine all’incremento dei  parchi,  ad una  mobilità sostenibile in merito ad interventi per salvaguardare la salubrità dell’aria e dell’acqua sono state disattese. Non si sono risolte annose questioni circa la proprietà di zone verdi come il parco Rochi, non si sono definite  intese per la realizzazione del Parco dei Mulini che dovrebbe rappresentare un grande polmone verde che parte da Legnano e arriva a collegarsi a Nerviano con il Parco del Roccolo. Contemporaneamente si stanno riempiendo tutti gli spazi verdi compresi  anche i pochi campi che erano rimasti in zona sud  al confine con Villa Cortese. Pur avendo approvato il Piano acustico comunale non si sono presi provvedimenti  per salvaguardare zone incompatibili con il piano stesso: si pensi all’asse viario Toselli-Cadorna dove il livello dei decibel, supera di gran lunga i limiti fissati dalla pianificazione. Tutto questo ha certamente peggiorato la qualità della vita di chi abita a Legnano, producendo situazioni al limite della sopportabilità.

Anche in tema di servizi alla persona il dato che emerge non è confortante. Resta ancora molto da fare. In questi anni, seppur in termini teorici, è stata incrementata la spesa per alcuni servizi ma occorre considerare che sono cresciuti i bisogni anche per l’ incremento della popolazione residente. Oggi Legnano ha ancora una forte esigenza di case in locazione a prezzi accessibili, di servizi alla domiciliarità alla portata di tutti, di punti di aggregazione per i giovani, di asili nido e servizi per la  prima infanzia, di interventi per il dopo di noi che rassicurino le esigenze delle famiglie con un disabile. In questi anni  sono cresciute vertiginosamente le rette delle RSA presenti sul territorio e non ci riferiamo solo a quelle private. Ancora non si è provveduto a costruire quei rapporti di sinergia con il terzo settore tali da poter garantire una serie di diritti esigibili rispetto ai bisogni di assistenza, cura, supporto e sostegno. E’ mancata del tutto una seria diagnosi del  territorio finalizzata a mettere in campo risorse e progetti innovativi, limitandosi a gestire, talvolta in maniera discutibile,  l’esistente.

Potremmo dire, infine, che esiste un decimo motivo per bocciare senza appello il sindaco Cozzi e la sua Giunta.  Ciò è da ricercarsi nell’ assoluta mancanza di un progetto forte per la città, capace di generare un nuovo collante sociale, volto a far crescere l’intera comunità.  In questi anni è mancata un’ idea nuova di Legnano che non è  più quella città industriale che si è sviluppata agli inizi del secolo scorso. E’ necessario darle un volto nuovo ed una nuova identità. Diceva Giorgio La Pira, compianto sindaco di Firenze, che le città hanno un’anima: ecco è necessario dare una nuova anima alla nostra città perché in questi anni l’anima di Legnano si è offuscata. Non possiamo arrenderci al fatto che Legnano sia ricordata come la città delle mazzette o come la città dei balocchi.  Legnano è viva, vivace, solidale capace di offrire occasioni di incontro di cultura e di lavoro. Allora non dobbiamo disattendere tutta questa vivacità, non possiamo lasciare che sempre gli stessi, pochi, comandino e amministrino secondo logiche personali che non hanno certo favorito la possibilità di  liberare tutte quelle potenzialità che Legnano possiede e che potrebbero rappresentare una  nuova epoca di sviluppo e di crescita, restituendo alla città  una vocazione perduta.

Il Gruppo Consiliare MARGHERITA – D.L.

Emilio Ardo
Roberto Borgio
Paolo Formigoni
Stefano Quaglia

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