|
Alla luce dei tagli per gli enti locali
annunciati qualche giorno fa dalla finanziaria
approvata dal Consiglio dei Ministri per il
2006, appare opportuno fare qualche
considerazione sulla ricaduta negativa che
questa scelta sciagurata possa avere sul comune
di Legnano. Infatti tale decisione che si
configura per ora come una scelta del governo
che deve essere portata al vaglio del
Parlamento, creerebbe non pochi problemi in
ordine all’approvazione dei bilancio di
previsione 2006 da parte degli enti locali. Un
taglio netto del 6,7% alla spesa corrente come
ha prospettato il Ministro Tremonti significa
l’interruzione e quanto meno la riduzione di
diversi servizi a beneficio della comunità
locale. Proviamo a fare qualche conto. Il
bilancio di previsione del Comune di Legnano
anno 2005 era assestato su una spesa corrente di
44,1 milioni di euro, il che significa che un
taglio della spesa pari al 6,7% comporta una
contrazione delle capacità di spesa di circa
2,9 milioni di euro. Proviamo a pensare che cosa
questo possa comportare per la gestione dei
servizi nella nostra città. Sono circa sei
miliardi in meno delle vecchie lire! Quasi
quanto un avanzo di amministrazione di questi
ultimi anni! Ma non è finita. Se poi
consideriamo, come del resto è noto a chiunque,
che oltre l’80% della spesa è incomprimibile
perché riguarda spese fisse: il personale, i
contratti in essere, le spese generali di posta,
utenze possiamo senz’altro dire che il taglio
previsto non potrà che essere applicato a tre
settori di attività per cui le risorse non sono
vincolate: la scuola, la cultura e i servizi
sociali. Ma c’è di più, se consideriamo che
alcune spese dovranno essere maggiorate, almeno
quanto il tasso d’inflazione annuo e in alcuni
casi, già lo sappiamo, in maniera decisamente
più consistente, si pensi alle spese legate
all’approvvigionamento di energia e calore,
dobbiamo concludere che i tagli dovranno essere
più consistenti. Che cosa significa tagliare
quindi 3 milioni di euro in servizi sociali,
culturali o scolastici. Significa ovviamente
ridurre i servizi magari non considerati non
essenziali: facciamo un po’ di manifestazioni o
mostre in meno, riduciamo gli interventi per il
piano di diritto allo studio, riduciamo la spesa
per l’assistenza domiciliare, i trasporti degli
anziani o dei disabili, quella relativa ai
contributi economici e l’elenco potrebbe
diventare lungo…….. Oppure non resta che
aumentare le tasse o le tariffe ma per
raggiungere quelle somme bisogna davvero
chiedere sacrifici. Probabilmente significa
applicare la massima aliquota ICI,
aumentare le tariffe sulla refezione scolastica
oppure come qualcuno ha già ventilato introdurre
una vera e propria altra tassa di scopo. Tempi
duri ci aspettano. Noi ovviamente ci auguriamo che
nel frattempo il governo faccia marcia indietro
e riveda questa sciagurata scelta, perché
altrimenti ne andrebbe di mezzo la stessa
“sopravvivenza” di centinaia di famiglie.
Paolo Formigoni Consigliere comunale a
Legnano Indipendente gruppo DL - La
Margherita |