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 4 Ott 2005 I miracoli di Berlusconi e la scure di Tremonti

Alla luce dei tagli per gli enti locali  annunciati qualche giorno fa dalla finanziaria approvata dal Consiglio dei Ministri per il 2006, appare opportuno fare qualche considerazione sulla ricaduta negativa che questa scelta sciagurata possa avere sul comune di Legnano. Infatti  tale decisione che si configura per ora come una scelta del governo che deve essere portata  al vaglio del Parlamento, creerebbe non pochi problemi in ordine all’approvazione dei bilancio di previsione 2006 da parte degli enti locali. Un taglio netto del 6,7% alla spesa corrente come ha prospettato il Ministro Tremonti significa l’interruzione e quanto meno la riduzione di diversi servizi a beneficio della comunità locale. Proviamo a fare qualche conto. Il bilancio di previsione del Comune di Legnano anno 2005 era assestato su una spesa corrente di 44,1 milioni di euro, il che significa che un taglio della spesa pari al 6,7% comporta una contrazione delle capacità di spesa di circa  2,9 milioni di euro. Proviamo a pensare che cosa questo possa comportare per la gestione dei servizi nella nostra città. Sono circa sei miliardi in meno delle vecchie lire! Quasi quanto un avanzo di amministrazione di questi ultimi anni! Ma non è finita. Se poi consideriamo, come del resto è noto a chiunque, che oltre l’80% della spesa è incomprimibile perché riguarda spese fisse: il personale, i contratti in essere, le spese generali di posta, utenze possiamo senz’altro dire che il taglio  previsto non potrà che essere applicato a tre settori di attività per cui le risorse non sono vincolate: la scuola, la cultura e i servizi sociali. Ma c’è di più, se consideriamo che alcune spese dovranno essere maggiorate, almeno quanto il tasso d’inflazione annuo e in alcuni casi, già lo sappiamo,  in maniera decisamente più consistente, si pensi alle spese legate all’approvvigionamento di energia e calore, dobbiamo concludere che i tagli dovranno essere più consistenti.
Che cosa significa tagliare quindi 3 milioni di euro in servizi sociali, culturali o scolastici. Significa ovviamente ridurre i servizi magari non considerati non essenziali: facciamo un po’ di manifestazioni o mostre in meno, riduciamo gli interventi per il piano di diritto allo studio, riduciamo la spesa per l’assistenza domiciliare, i trasporti degli anziani o dei disabili, quella relativa ai contributi economici e l’elenco potrebbe diventare lungo…….. Oppure non resta che aumentare le tasse o le tariffe ma per raggiungere quelle somme bisogna davvero chiedere sacrifici. Probabilmente significa applicare la massima aliquota  ICI,  aumentare le tariffe sulla refezione scolastica oppure come qualcuno ha già ventilato introdurre una vera e propria altra tassa di scopo. Tempi duri ci aspettano.
Noi ovviamente ci auguriamo che nel frattempo il governo faccia marcia indietro e riveda questa sciagurata scelta,  perché altrimenti ne andrebbe di mezzo la stessa “sopravvivenza” di centinaia di famiglie.

Paolo Formigoni
Consigliere comunale a Legnano
Indipendente gruppo DL - La Margherita

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