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Parlare di Resistenza, ancora,
anche quest'anno ... è impossibile non cogliere da
certe dichiarazioni fatte ai giornali un senso
quasi di fastidio di fronte alle tante
rievocazioni, alle celebrazioni che accompagnano
queste giornate. E' un atteggiamento che avevamo
già individuato negli anni passati, ma che oggi
si conferma in modo ancora più forte e, diremmo,
spregiudicato: ed ecco allora il farsi vanto di
non partecipare, le richieste rinnovate di
abolire la festa della Liberazione, gli appelli
a sostituirla con altre ricorrenze, all'insegna
e nel nome della "pacificazione nazionale". Il 25
Aprile dà fastidio, e crediamo non sia difficile
capire perché. A dar fastidio di solito sono le
cose che non ci appartengono, che sentiamo
estranee: ora, temiamo che, nonostante le
spettacolari abluzioni nelle acque termali di
Fiuggi, una parte considerevole della destra
italiana non abbia ancora accettato come proprio
(né voglia accettarlo) un dato storico
incontrovertibile, il fatto cioè che in quei
venti mesi di lotta ci fosse chi stava dalla
parte della libertà e della democrazia e chi
invece sosteneva la tirannide, l'oppressione
dell'uomo sull'uomo, l'odio di razza. Finché questa verità storica non
diverrà patrimonio comune (non a parole, ma
nell'intimo), finché non si cesserà di
stravolgerla con vergognosi revisionismi,
nessuna autentica "pacificazione nazionale"
potrà essere realizzata nei fatti, nessuna
memoria potrà essere veramente condivisa. Nel nostro inesauribile ottimismo
ci auguriamo che ciò possa avvenire presto: di
certo, i tentativi attualmente in atto di
svilire e mortificare la Costituzione nata dalla
Resistenza non costituiscono segnali
incoraggianti. Nell'attesa noi continueremo a
festeggiare il 25 Aprile, tenendo strette le
nostre bandiere insieme agli eroi di quei giorni
di sessant'anni fa.
Nicoletta Bigatti |