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12 Apr 2005 |
Per fare la "nuova provincia" guardiamo un metro oltre la
provincia |
La squadra dell'Amministrazione provinciale di
Filippo Penati ha intrapreso un nuovo modo di
governare, con attenzione a tutti i temi nei
quali l'ente provincia gioca un ruolo
determinante. Basta pensare ai servizi sociali,
assessorato affidato alla legnanese Rosaria
Rotondi, che con impegno e competenza sta dando
nuovo impulso anche alla formazione
professionale; ma pensiamo anche all'assessorato
guidato da Luigi Vimercati, che ha il compito di
seguire quella parte del territorio dell'Alto Milanese
che sta in provincia di Milano. Parlando ieri
a Legnano all'assemblea dell'ALI, Penati ha
detto che nella "nuova provincia di Milano"
dobbiamo pensare a come innovare le nostre
istituzioni, invitando al dibattito
sull'istituzione della città metropolitana di
Milano. Di questa forma amministrativa si è
ampiamente parlato su questo sito; semplificando
al massimo diciamo che trasformare la provincia
di Milano in città metropolitana significa
estendere i confini della città di Milano fino a
quelli provinciali, trasformando gli attuali
comuni in "municipi" e spostando nelle mani del
sindaco metropolitano una parte delle decisioni
che ora competono alle singole amministrazioni
comunali. E' molto positivo e stimolante
questo invito al dialogo, che mi auguro prenda
avvio da una domanda fondamentale per il futuro
di Legnano e del Legnanese: di cosa abbiamo
bisogno per far crescere il nostro territorio?
Risposta che non si può dare se non prima di
aver superato almeno un altro quesito: come è
cresciuto questo territorio, come è strutturato
e quali sono ora le esigenze e le
caratteristiche della popolazione che lo abita?
Non si può parlare di sviluppo di Legnano scisso
da quello di Castellanza e Busto Arsizio, città
fra le quali se ne è formata ormai, che se ne
voglia prendere atto o meno, una unica al centro
dell'Alto Milanese. Questo è un elemento
importante che va tenuto in considerazione in
qualsiasi discorso sul futuro della provincia di
Milano, dove ormai l'unico territorio con una
certa peculiarità e diversità da Milano che è
rimasto nei confini provinciali è solo il Legnanese, visto che la Brianza e il Lodigiano
vanno ora per la loro strada. Ritengo quindi
che si debba studiare il ridisegno della
provincia di Milano evitando di far pesare
ancora di più la palla al piede quale è ora la
metropoli per il nostro territorio; assisteremmo
solo a un passaggio da regìa a super-regìa! Dobbiamo
piuttosto fare in modo che l'Alto Milanese sia
su un livello di parità e non di maggiore
subordinazione con Milano, ad evitare scelte
calate dall'alto che ci rendono periferia
metropolitana. In attesa di un ridisegno
amministrativo, mettiamo in campo subito quegli
strumenti che ci possono portare occasioni di
crescita: parlo della programmazione strategica
e negoziata. Per attuarli
non c'è bisogno di alcuna forma di ingegneria
amministrativa, basta sedersi a un tavolo e
possono farlo subito Legnano, Castellanza, Busto Arsizio
e Gallarate. Concludo con una foto
emblematica di via Dandolo, un quartiere
tagliato in due dal confine provinciale: è
accettabile che in futuro questa divisione sia
ancora più marcata?

Stefano Quaglia Consigliere comunale a
Legnano |
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