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Intervento del 21 marzo 2006 in Consiglio
comunale a Legnano del capogruppo della
Margherita Emilio Ardo
Signor Presidente,
anche il Bilancio di
Previsione 2006, che andrete ad approvare questa
sera, risente delle modalità, delle modifiche e
dei ritardi con i quali, ormai da qualche anno,
viene approvata dal Parlamento nazionale la
Legge Finanziaria.
L’iniziale proposta del
Consiglio dei Ministri viene da anni modificata,
snaturata e riscritta fino ad arrivare, è il
caso di quest’anno, all’antivigilia di Natale,
dopo tre mesi di discussioni all’interno della
maggioranza, all’approvazione di quello che è
stato chiamato “decreto milleproroghe” (un
articolo e 612 commi) con l’unico risultato,
ormai consolidato negli anni, di penalizzare gli
Enti locali con buona pace del tanto decantato
federalismo fiscale.
Le Regioni, le Province ed
i Comuni, spesso neppure interpellati e
sicuramente mai ascoltati, sono poi costretti
non solo a raschiare il fondo del barile laddove
è possibile ma, dove non possono intervenire
diversamente, a diminuire la qualità e la
quantità dei servizi.
Dico queste cose perché il
9 ed il 10 aprile saremo chiamati ad eleggere il
nuovo Parlamento ed, al di là di ogni
speculazione politica, è giusto che queste cose
ce le diciamo e che soprattutto le sappiano i
nostri concittadini,
L’anno scorso, intervenendo
alla inaugurazione della Corte dei Conti della
Lombardia, l’attuale – anche se ancora per poco
– Presidente Formigoni aveva detto che:
“L’approvazione della
riforma Costituzionale sulla devoluzione si è
dimostrata un arretramento molto grave rispetto
alle aspettative. E per il 2005 la Finanziaria
ha mantenuto vincoli e modalità che stridono con
il dettato costituzionale. Un tradimento, una
presa in giro delle autonomie locali.” Aveva
aggiunto poi che.
“La finanziaria 2005 ha
limitato ulteriormente la capacità di spesa e di
impegno delle Regioni e degli Enti locali. E
nessuna voce si è fatta sentire dalle Forze che
sostengono il Governo.”
E ancora:
“La Finanziaria non ha
operato alcuna distinzione tra realtà
istituzionali virtuose e realtà meno virtuose.”
Quando infatti si faceva
riferimento, ad esempio, per le consulenze alla
spesa annua mediamente sostenuta nel biennio
2001/2002 ridotta del 10% non si faceva alcuna
distinzione tra Enti virtuosi e non e si
continuava a concedere la possibilità di
spendere molto a chi aveva speso molto (-10%) e
poco a chi aveva speso poco o niente.
Così come per il complesso
della spesa corrente e della spesa in conto
capitale che non poteva essere superiore alla
corrispondente spesa annua mediamente sostenuta
nel triennio 2001/2003 incrementata dell’11,50%
o del 10% calcolata sui pagamenti in conto
competenza ed in conto residui, complesso delle
spese calcolate sia per la competenza che per la
cassa al netto di alcune voci….ecc., ecc., ecc.
per cui alla fine tutte le amministrazioni
avevano fatto riferimento all’interpretazione
data dall’ANCI per quanto riguardatala manovra
correttiva in occasione dell’assestamento del
Bilancio 2004,
Per la “par condicio” cito
invece quanto dichiarato da Orazio Giovannelli,
Presidente Nazionale Legaautonomie, a proposito
della Finanziaria 2006, definita una manovra
devastante.
“La costruzione della
manovra 2006 è avvenuta escludendo qualsiasi
processo di concertazione interistituzionale
rispetto alle incombenze che stanno di fronte al
Paese in termini di risanamento di conti
pubblici, di rilancio dell’economia, di difesa
dello stato sociale; un vero e proprio attacco
alle Autonomie Locali che si realizza non solo
tagliando pesantemente i trasferimenti ma
violando quel poco di autonomia finanziaria di
cui Regioni ed Enti locali godono.”
E conclude:
“La democrazia è un
meccanism0 delicato e non basta avere norme che
garantiscono una maggioranza certa, la stabilità
dei governi, valori importanti ed apprezzati
dall’opinione pubblica: bisogna
contemporaneamente mettere al riparo il sistema
politico ed il sistema istituzionale dalle
possibili prevaricazioni della maggioranza. E
non è un caso che, ancora una volta, questa
Finanziaria sia stata approvata con il ricorso
al voto di fiducia.”
Due facce della stessa
medaglia che ci fanno vedere come da una parte
il Governo centrale, questo Governo, controlli o
vorrebbe controllare gli Enti locali
considerandoli poco più che terminali di spesa
dello Stato centralista, dall’altro il fatto che
le modifiche ed i ritardi nell’emanazione di
quel complesso di norme che presiede alla
formazione ed al monitoraggio delle voci di
bilancio (commi, articoli del collegato,
provvedimenti attuativi, regolamenti e
quant’altro) costringono il settore attività
economiche e produttive a svolgere una gran mole
di lavoro senza peraltro riuscire ad impostare –
causa l’instabilità del sistema – un serio lavoro
di previsione a medio-lungo termine.
Situazione di precarietà e
di incertezza che se penalizza gran parte dei
Comuni italiani non scalfisce la possibilità dei
più fortunati – non sempre i più virtuosi come
abbiamo visto – che senza troppi sforzi riescono
agevolmente a mantenere gli equilibri di
bilancio e rispettare il patto di stabilità.
E’ questo il caso del
nostro Comune che nel corso di questi ultimi
anni è riuscito a centrare i suddetti obiettivi
potendo contare sull’allargamento della base
imponibile delle imposte, sul recupero di quelle
arretrate, sull’esternalizzazione di un
crescente numero di servizi, sulla dismissione
di pezzi importanti del patrimonio pubblico (non
ultima la rete fognaria con contestuale accollo
da parte di AMGA dei residui mutui. Il passaggio
sempre ad AMGA della gestione della
Tariffa Igiene Ambientale,
laddove il non avere più a bilancio le spese per
raccolta e smaltimento rifiuti urbani e del
servizio di ristorazione scolastica assolvono la
riduzione dell’8% delle spese correnti prevista
in Finanziaria.
Tutte queste condizioni
favorevoli, figlie anche della capacità e
lungimiranza di quanti hanno amministrato la
città negli anni passati, associate alla ormai
pluriennale opera tesa alla ricerca dei massimi
livelli di economia, efficacia ed efficienza (in
una scala da 1 a 10 mi piacerebbe sapere quanto
è stato fatto in sette anni e per differenza
quanto manca in termini di tempo a raggiungere
il 10) avrebbe dovuto portare sì ad un
impoverimento del patrimonio dell’Ente ma anche
ad una diminuzione della pressione fiscale
pro-capite.
Il Comune di Legnano
mantiene inalterata la pressione fiscale ed i
cittadini sono costretti a sostenere costi
maggiori per la modifica dei servizi o per la
fruizione degli stessi.
Ma ci è stato detto ieri
sera, non accogliendo la proposta di rinvio, che
con l’introduzione della
T I A al momento si
verrebbe mediamente a pagare di più,
limitatamente ai mancati aumenti degli ultimi
anni recuperando l’inflazione, con la quasi
certezza di ristorni favorevoli all’utente, a
conti fatti.
Ma non sono spese già
sostenute dalle famiglie quelle per attrezzarsi
a livello di singoli o di condominio per il
nuovo sistema di raccolta e per il conferimento
alla piattaforma ecologica od il ritiro a
domicilio degli sfalci?
O non è un aumento di spesa
per i cittadini quell’odioso sistema, illustrato
ieri dal collega Formigoni, che consente al
Comune di introitare 2 milioni di Euro per il
semaforo sul Toselli ed al gestore del servizio
30 euro a foto?
Se non fosse un sistema
ormai generalizzato gli automobilisti legnanesi
sarebbero i più indisciplinati del mondo!
Con altri due impianti del
genere – uno in c.so Sempione e l’altro in V.le
Sabotino – si potrebbe rifare la Piazza San
Magno ogni anno.
Al di là delle battute il
bilancio di previsione ripropone da almeno
quattro anni le stesse cose: spese correnti
adeguate alle previsioni definitive
dell’esercizio precedente, esternalizzazioni per
agevolare gli equilibri di bilancio ed il patto
di stabilità aiutandosi “una tantum” con
l’incasso del dividendo AMGA, messa in cantiere
di opere pubbliche senza la necessità di
ricorrere ai mutui per la vendita del
patrimonio pubblico, sfruttamento intensivo di
finanziamenti provinciali, regionali e statali
il TUTTO rigorosamente deciso dalla Giunta, con
il passaggio in Commissione qualche minuto o
qualche ora o qualche giorno prima del Consiglio
Comunale non per acquisire suggerimenti o pareri
ma unicamente per soddisfare la norma.
Viene confermato il mantenimento delle aliquote
d’imposizione fiscale e non si ricorre
all’addizionale IRPEF – possibile nella misura
dello 0,1% - per le ragioni che ho già spiegato
e ulteriormente suffragate dal fatto che si
riesce – in momenti così difficili – a sostenere
la finale provinciale Miss Muretto d’Alassio con
31.800 euro, a ristrutturare il chiosco al Parco
Castello (150.000 euro) ed a finanziarne uno al
Parco di via Diaz (50.000 euro) in una città che
di bar ne ha davvero già molti.
L’unica vera novità di questa
sessione di bilancio è che sono stati accolti
alcuni nostri emendamenti: altri soprattutto
quelli riguardanti la partecipazione ed il
coinvolgimento dei cittadini e delle loro
rappresentanze non vengono neppure presi in
considerazione e rimangono, a mio modo di
vedere, il discrimine tra le nostre diverse
concezioni di come si amministra la cosa
pubblica. |