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 23 Mar 2006 Il bilancio 2006 secondo la Margherita

Intervento del 21 marzo 2006 in Consiglio comunale a Legnano del capogruppo della Margherita Emilio Ardo

Signor Presidente,

anche il Bilancio di Previsione 2006, che andrete ad approvare questa sera, risente delle modalità, delle modifiche e dei ritardi con i quali, ormai da qualche anno, viene approvata dal Parlamento nazionale la Legge Finanziaria.

L’iniziale proposta del Consiglio dei Ministri viene da anni modificata, snaturata e riscritta fino ad arrivare, è il caso di quest’anno, all’antivigilia di Natale, dopo tre mesi di discussioni all’interno della maggioranza, all’approvazione di quello che è stato chiamato “decreto milleproroghe” (un articolo e 612 commi) con l’unico risultato, ormai consolidato negli anni, di penalizzare gli Enti locali con buona pace del tanto decantato federalismo fiscale.

Le Regioni, le Province ed i Comuni, spesso neppure interpellati e sicuramente mai ascoltati, sono poi costretti non solo a raschiare il fondo del barile laddove è possibile ma, dove non possono intervenire diversamente, a diminuire la qualità e la quantità dei servizi.

Dico queste cose perché il 9 ed il 10 aprile saremo chiamati ad eleggere il nuovo Parlamento ed, al di là di ogni speculazione politica, è giusto che queste cose ce le diciamo e che soprattutto le sappiano i nostri concittadini,

L’anno scorso, intervenendo alla inaugurazione della Corte dei Conti della Lombardia, l’attuale – anche se ancora per poco – Presidente Formigoni aveva detto che:

“L’approvazione della riforma Costituzionale sulla devoluzione si è dimostrata un arretramento molto grave rispetto alle aspettative. E per il 2005 la Finanziaria ha mantenuto vincoli e modalità che stridono con il dettato costituzionale. Un tradimento, una presa in giro delle autonomie locali.” Aveva aggiunto poi che.

“La finanziaria 2005 ha limitato ulteriormente la capacità di spesa e di impegno delle Regioni e degli Enti locali. E nessuna voce si è fatta sentire dalle Forze che sostengono il Governo.”

E ancora:

“La Finanziaria non ha operato alcuna distinzione tra realtà istituzionali virtuose e realtà meno virtuose.”

Quando infatti si faceva riferimento, ad esempio, per le consulenze alla spesa annua mediamente sostenuta nel biennio 2001/2002 ridotta del 10% non si faceva alcuna distinzione tra Enti virtuosi e non e si continuava a concedere la possibilità di spendere molto a chi aveva speso molto (-10%) e poco a chi aveva speso poco o niente.

Così come per il complesso della spesa corrente e della spesa in conto capitale che non poteva essere superiore alla  corrispondente spesa annua mediamente sostenuta nel triennio 2001/2003 incrementata dell’11,50% o del 10% calcolata sui pagamenti in conto competenza ed in conto residui, complesso delle spese calcolate sia per la competenza che per la cassa al netto di alcune voci….ecc., ecc., ecc. per cui alla fine tutte le amministrazioni avevano fatto riferimento all’interpretazione data dall’ANCI per quanto riguardatala manovra correttiva in occasione dell’assestamento del Bilancio 2004,

Per la “par condicio” cito invece quanto dichiarato da Orazio Giovannelli, Presidente Nazionale Legaautonomie, a proposito della Finanziaria 2006, definita una manovra devastante.

“La costruzione della manovra 2006 è avvenuta escludendo qualsiasi processo di concertazione interistituzionale rispetto alle incombenze che stanno di fronte al Paese in termini di risanamento di conti pubblici, di rilancio dell’economia, di difesa dello stato sociale; un vero e proprio attacco alle Autonomie Locali che si realizza non solo tagliando pesantemente i trasferimenti ma violando quel poco di autonomia finanziaria di cui Regioni ed Enti locali godono.”

E conclude:

“La democrazia è un meccanism0 delicato e non basta avere norme che garantiscono una maggioranza certa, la stabilità dei governi, valori importanti ed apprezzati dall’opinione pubblica: bisogna contemporaneamente mettere al riparo il sistema politico ed il sistema istituzionale dalle possibili prevaricazioni della maggioranza. E non è un caso che, ancora una volta, questa Finanziaria sia stata approvata con il ricorso al voto di fiducia.”

Due facce della stessa medaglia che ci fanno vedere come da una parte il Governo centrale, questo Governo, controlli o vorrebbe controllare gli Enti locali considerandoli poco più che terminali di spesa dello Stato centralista, dall’altro il fatto che le modifiche ed i ritardi nell’emanazione di quel complesso di norme  che presiede alla formazione ed al monitoraggio delle voci di bilancio (commi, articoli del collegato, provvedimenti attuativi, regolamenti e quant’altro) costringono il settore attività economiche e produttive a svolgere una gran mole di lavoro senza peraltro riuscire ad impostare – causa l’instabilità del sistema – un serio lavoro di previsione a medio-lungo termine.

Situazione di precarietà e di incertezza che se penalizza gran parte dei Comuni italiani non scalfisce la possibilità dei più fortunati – non sempre i più virtuosi come abbiamo visto – che senza troppi sforzi riescono agevolmente a mantenere gli equilibri di bilancio e rispettare il patto di stabilità.

E’ questo il caso del nostro Comune che nel corso di questi ultimi anni è riuscito a centrare i suddetti obiettivi potendo contare sull’allargamento della base imponibile delle imposte, sul recupero di quelle arretrate, sull’esternalizzazione di un crescente numero di servizi, sulla dismissione di pezzi importanti del patrimonio pubblico (non ultima la rete fognaria con contestuale accollo da parte di AMGA dei residui mutui. Il passaggio sempre ad AMGA della gestione della

Tariffa Igiene Ambientale, laddove il non avere più a bilancio le spese per raccolta e smaltimento rifiuti urbani e del servizio di ristorazione scolastica assolvono la riduzione dell’8% delle spese correnti prevista in Finanziaria.

Tutte queste condizioni favorevoli, figlie anche della capacità e lungimiranza di quanti hanno amministrato la città negli anni passati, associate alla ormai pluriennale opera tesa alla ricerca dei massimi livelli di economia, efficacia ed efficienza (in una scala da 1 a 10 mi piacerebbe sapere quanto è stato fatto in sette anni e per differenza quanto manca in termini di tempo a raggiungere il 10) avrebbe dovuto portare sì ad un impoverimento del patrimonio dell’Ente ma anche ad una diminuzione della pressione fiscale pro-capite.

Il Comune di Legnano mantiene inalterata la pressione fiscale ed i cittadini sono costretti a sostenere costi maggiori per la modifica dei servizi o per la fruizione degli stessi.

Ma ci è stato detto ieri sera, non accogliendo la proposta di rinvio, che con l’introduzione della

T I A al momento si verrebbe mediamente a pagare di più, limitatamente ai mancati aumenti degli ultimi anni recuperando l’inflazione, con la quasi certezza di ristorni favorevoli all’utente, a conti fatti.

Ma non sono spese già sostenute dalle famiglie quelle per attrezzarsi a livello di singoli o di condominio per il nuovo sistema di raccolta e per il conferimento alla piattaforma ecologica od il ritiro a domicilio degli sfalci?

O non è un aumento di spesa per i cittadini quell’odioso sistema, illustrato ieri dal collega Formigoni, che consente al Comune di introitare 2 milioni di Euro per il semaforo sul Toselli ed al gestore del servizio 30 euro a foto?

Se non fosse un sistema ormai generalizzato gli automobilisti legnanesi sarebbero i più indisciplinati del mondo!

Con altri due impianti del genere – uno in c.so Sempione e l’altro in V.le Sabotino – si potrebbe rifare la Piazza San Magno ogni anno.

Al di là delle battute il bilancio di previsione ripropone da almeno quattro anni le stesse cose: spese correnti adeguate alle previsioni definitive dell’esercizio precedente, esternalizzazioni per agevolare gli equilibri di bilancio ed il patto di stabilità aiutandosi “una tantum” con l’incasso del dividendo AMGA, messa in cantiere di opere pubbliche senza la necessità di ricorrere ai mutui  per la vendita del patrimonio pubblico, sfruttamento intensivo di finanziamenti provinciali, regionali e statali il TUTTO rigorosamente deciso dalla Giunta, con il passaggio in Commissione qualche minuto o qualche ora o qualche giorno prima del Consiglio Comunale non per acquisire suggerimenti o pareri ma unicamente per soddisfare la norma.

Viene confermato il mantenimento delle aliquote d’imposizione fiscale e non si ricorre all’addizionale IRPEF – possibile nella misura dello 0,1% - per le ragioni che ho già spiegato e ulteriormente suffragate dal fatto che si riesce – in momenti così difficili – a sostenere la finale provinciale Miss Muretto d’Alassio con 31.800 euro, a ristrutturare il chiosco al Parco Castello (150.000 euro) ed a finanziarne uno al Parco di via Diaz (50.000 euro) in una città che di bar ne ha davvero già molti.

L’unica vera novità di questa sessione di bilancio è che sono stati accolti alcuni nostri emendamenti: altri soprattutto quelli riguardanti la partecipazione ed il coinvolgimento dei cittadini e delle loro rappresentanze non vengono neppure presi in considerazione e rimangono, a mio modo di vedere, il discrimine tra le nostre diverse concezioni di come si amministra la cosa pubblica. 

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